L’oro estivo

Il mese di Agosto in cucina non chiede elaborazioni: chiede un pomodoro maturo tagliato in due, un’insalata di finocchi e arance, un pane che profuma ancora di forno. Ed è proprio nei momenti in cui la cucina si spoglia di tutto il superfluo che si scopre di cosa è fatta davvero, perché quando non c’è nulla dietro cui nascondersi, ogni ingrediente deve valere per sé stesso. È qui che entra in gioco Lòliomio. Non è un condimento che si aggiunge all’ultimo momento per abitudine. È l’ingrediente che decide il sapore di tutto il resto. Un filo d’olio su un pomodoro d’agosto non lo accompagna: lo completa, gli dà voce, trasforma tre ingredienti, pane, pomodoro, sale in qualcosa che sa di casa e di terra insieme. Lòliomio arriva dagli stessi uliveti che da generazioni convivono con i vigneti, nello stesso paesaggio di sabbia, argille che dà carattere ai nostri vini bianchi. È un DOP, e questo significa una cosa precisa: la sua identità è legata al territorio in modo non negoziabile, certificato, riconoscibile in ogni bottiglia. Le olive vengono raccolte al momento giusto per preservare la componente aromatica e quella nota di piccante che è il segno distintivo di un olio vivo, non anestetizzato dal tempo. La molitura avviene a freddo, entro poche ore dalla raccolta, per non disperdere nulla di ciò che l’oliva aveva da dire. Il risultato è un olio verde intenso, con sentori di erba appena tagliata e carciofo, e una struttura che si sente in bocca prima ancora che in naso: rotonda all’inizio, poi decisa, con un finale piccante che pulisce il palato e invita al boccone successivo. Loliomio nasce dalla stessa filosofia che guida ogni nostro vino: lasciare che la terra parli senza interferenze, senza aggiunte, senza scorciatoie. Non è un olio pensato per passare inosservato in fondo alla dispensa, è pensato per essere versato con generosità, assaggiato con attenzione, raccontato a chi è seduto allo stesso tavolo. Quest’agosto, prima di stappare una bottiglia, provate a versare Lòliomio su ciò che avete già in tavola. A volte l’essenziale non ha bisogno di essere bianco. A volte, ha bisogno soltanto di essere vero. Tutte le notizie ralloweblog L’oro estivo Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. Nello stesso tempo, la parola del capo non è proferita per es ralloweblog Meno vino, più valore Il presidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, lo ha detto senza mezzi termini in un’intervista al Sole 24 Ore: il vino italiano deve tagliare la produz ralloweblog Verso la Vendemmia 2026 Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integ Pressralloweblog Cartella Stampa 2026 cartella stampa 2026 Tutte le notizie ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né d ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci Uncategorized L’assaggio, Roald Dahl L’Assaggio di Roald Dahl è un piccolo capolavoro della letteratura enologica, anche se lui, genio beffardo e allergico a ogni forma di etichetta, probabilmente avrebbe detestato ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri
Meno vino, più valore

Il presidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, lo ha detto senza mezzi termini in un’intervista al Sole 24 Ore: il vino italiano deve tagliare la produzione. Le giacenze hanno superato i 53,4 milioni di ettolitri, compresi i mosti — l’equivalente di una vendemmia di riserva già in cantina, mentre i prezzi dei vini a denominazione d’origine sono scesi in media del 10% rispetto all’anno precedente. La ricetta proposta da Frescobaldi è chiara: stop temporaneo alle nuove autorizzazioni all’impianto di vigneti, riduzione delle rese produttive anche per i vini Dop e Igp, aggiornamento dei disciplinari di produzione e un sistema sanzionatorio più efficace. “I prezzi dei vini Doc italiani sono in calo di un 10%”, ha dichiarato Frescobaldi, “è il sintomo di qualcosa che non funziona. Bisogna ridurre la produzione e innalzare la qualità. E occorrono controlli più stringenti.” Cit. Un punto in particolare merita attenzione: secondo Frescobaldi produrre meno non è necessariamente un male. Rispetto alla fine degli anni ’80, l’Italia produce oggi molto meno vino e i consumi pro capite si sono ridotti di circa due terzi, eppure il fatturato del comparto è più che raddoppiato. Il messaggio è netto: la crescita del settore, oggi, passa dalla valorizzazione del prodotto, non dai volumi. Sul fronte della ristorazione, Frescobaldi non cede alla semplificazione. Trova che troppo spesso i prezzi del vino al ristorante siano troppo alti ma precisa subito di non voler dire che i ristoratori facciano grandi profitti. Non punta il dito contro la filiera Ho.re.ca., ma segnala uno squilibrio nella percezione di valore che arriva al consumatore finale. Il vero tema, quindi, non è solo “quanto costa il vino al ristorante”, ma la difficoltà di far riconoscere un prezzo coerente con la qualità lungo tutta la filiera, dal produttore alla carta dei vini. È un tema che vale la pena portare avanti anche nel nostro dialogo con l’Ho.re.ca.: non “ricarichi da denunciare”, ma un lavoro comune su formazione, comunicazione e percezione del valore lungo tutta la filiera perché la sostenibilità del prezzo è parte della stessa battaglia per la qualità. Rallo nasce a Marsala e cresce nei territori di Alcamo, Marsala e Pantelleria seguendo una filosofia che, di fatto, anticipa da tempo l’indicazione che oggi arriva dai vertici del settore: puntare sulla qualità e sull’identità del territorio piuttosto che sulla quantità. Le nostre denominazioni raccontano luoghi precisi, ed è proprio questa specificità, secondo Frescobaldi, la strada che l’intero comparto dovrebbe percorrere per uscire dalla sovrapproduzione: meno confusione tra le centinaia di denominazioni italiane, più riconoscibilità per quelle che davvero comunicano un territorio. Ma se guardiamo alla Sicilia del vino, questa riflessione assume un significato ancora più preciso e più spinoso. Perché la Sicilia enoica che il mercato conosce e racconta è, di fatto, una Sicilia parziale: la Sicilia occidentale, Marsala ed Alcamo, le terre che per secoli hanno costruito da sole la reputazione enologica dell’isola, al momento restano fuori da questo racconto. Non per assenza di qualità: per assenza di voce forse, quella stessa voce che ha reso la parola “Marsala” la prima grande denominazione italiana a conquistare il mondo, e che oggi va rialzata con ancora più forza. Ed è in questo scarto che si gioca la sfida di chi, come Rallo 1860, lavora da e su questi territori: dimostrare che la specificità non è un lusso riservato a poche denominazioni già affermate, ma una scelta possibile, anzi necessaria, anche per una terra che deve ancora riconquistarsi il diritto di essere raccontata come luogo, come identità. La storia di una cantina come la nostra, radicata dal 1860 nel cuore della Sicilia occidentale, ci ricorda che la vera resilienza nasce dal legame con il territorio e dalla capacità di raccontarlo con autenticità. Noi ci proviamo, da oltre 160 anni. Tutte le notizie ralloweblog L’oro estivo Il mese di Agosto in cucina non chiede elaborazioni: chiede un pomodoro maturo tagliato in due, un’insalata di finocchi e arance, un pane che profuma ancora di forno. Ed è p ralloweblog Meno vino, più valore Il presidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, lo ha detto senza mezzi termini in un’intervista al Sole 24 Ore: il vino italiano deve tagliare la produz ralloweblog Verso la Vendemmia 2026 Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integ Pressralloweblog Cartella Stampa 2026 cartella stampa 2026 Tutte le notizie ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né d ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci Uncategorized L’assaggio, Roald Dahl L’Assaggio di Roald Dahl è un piccolo capolavoro della letteratura enologica, anche se lui, genio beffardo e allergico a ogni forma di etichetta, probabilmente avrebbe detestato ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri
Verso la Vendemmia 2026

Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integrante del mestiere di chi lavora la terra. In Sicilia questa non è una novità: è una lezione che i nostri vigneti hanno imparato da tempo. A Pattipiccolo, come in tutto l’entroterra di Alcamo, i vitigni autoctoni dimostrano ancora una volta la loro natura resiliente. Sono uve che nascono da questa terra e che a questa terra sanno rispondere: radici profonde, capacità di adattamento, un equilibrio costruito nei secoli tra pianta e clima mediterraneo. Anche nelle annate più calde, sanno custodire la loro identità. In vigna, l’attenzione si fa più mirata: si osservano le piante, si legge lo stato idrico del terreno, si valutano i segnali che ogni foglia e ogni grappolo comunicano. È un lavoro fatto di sensibilità e di esperienza, dove la tecnologia moderna si affianca al sapere di chi il vigneto lo cammina da una vita intera. Non è una battaglia contro il clima, ma un dialogo continuo: capire quando intervenire e quando lasciare che sia la pianta stessa a trovare il proprio equilibrio. Le foglie tengono i grappoli come si tiene qualcosa di prezioso tra le mani. Siamo ormai a pochi giorni prima prima della vendemmia e chiunque abbia vissuto in mezzo ai filari sa che ha un sapore tutto suo: di attesa e di responsabilità. In questi giorni il tempo si misura in modo diverso. Non con l’orologio, ma con il rifrattometro, con la luce del mattino sulle bucce, con il profumo che sale dai vigneti nelle prime ore del giorno, quando l’aria è ancora fresca e l’uva non si è ancora svegliata del tutto. Il lavoro di preparazione è lungo e metodico. Si preparano le forbici, si organizzano le cassette con cura, si chiama il camion refrigerante. Prepararsi alla vendemmia significa anche prepararsi a ciò che verrà dopo: il lavoro in cantina, la scelta dei lieviti, il momento in cui si decide che quel vino ha detto tutto quello che aveva da dire e può finalmente riposare. Ma prima viene l’attesa. E l’attesa non è mai vuota. È piena di tutto il lavoro dell’anno, delle potature di febbraio, delle piogge di primavera, delle scelte fatte nei momenti in cui nessuno guardava. La vendemmia è soltanto il momento in cui tutto questo diventa visibile, tangibile, reale. Noi siamo pronti. La vigna, lo era già da mesi. Ci aspettiamo una vendemmia 2026 che, come ogni annata siciliana, saprà raccontare la propria storia, e che, ancora una volta, restituirà nel bicchiere il carattere autentico della nostra terra. Nelle prossime settimane vi racconteremo la vendemmia in corso, territorio per territorio. Vi aspettiamo anche in cantina, se volete vedere da vicino come nasce un vino. Tutte le notizie ralloweblog Verso la Vendemmia 2026 Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integ Pressralloweblog Cartella Stampa 2026 cartella stampa 2026 Tutte le notizie ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né d ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci Uncategorized L’assaggio, Roald Dahl L’Assaggio di Roald Dahl è un piccolo capolavoro della letteratura enologica, anche se lui, genio beffardo e allergico a ogni forma di etichetta, probabilmente avrebbe detestato ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri ralloweblog La terra parla. Un grappolo d’uva sana contiene già tutto ciò che serve per fare un grande vino. Non servono correzioni, additivi o alchimie. Serve rispetto. Il biologico è, prima di tutt ralloweblog Identità Mediterranea C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. La si usa molto, talvolta a sproposito, come etichetta da appiccicare a qualsiasi bottiglia
Cartella Stampa 2026

cartella stampa 2026 Tutte le notizie ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci Uncategorized L’assaggio, Roald Dahl L’Assaggio di Roald Dahl è un piccolo capolavoro della letteratura enologica, anche se lui, genio beffardo e allergico a ogni forma di etichetta, probabilmente avrebbe detestato ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri ralloweblog La terra parla. Un grappolo d’uva sana contiene già tutto ciò che serve per fare un grande vino. Non servono correzioni, additivi o alchimie. Serve rispetto. Il biologico è, prima di tutt ralloweblog Identità Mediterranea C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. La si usa molto, talvolta a sproposito, come etichetta da appiccicare a qualsiasi bottiglia ralloweblog Una terra, tre racconti C’è un vitigno che racconta la Sicilia meglio di qualsiasi altro: il Catarratto. Radici profonde nella tradizione, una capacità rara di rispecchiare il territorio in modo f ralloweblog Coltivare il futuro C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenib
Forestieri in casa propria

C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci davvero, di chi percorre ogni giorno le stesse strade e non riesce a farsele proprie, come se il suolo sotto i piedi appartenesse sempre a qualcun altro. La città moderna ci accoglie, ma a condizione che non la tocchiamo. Ci consente di transitarla, di consumarla, di finanziarla con la nostra presenza ma non di lasciarvi traccia. Un fiore piantato nell’aiuola comunale è un abuso. Un cartello scritto a mano su un palo è vandalismo. Una persona che dorme su una panchina è un problema da risolvere. Lo spazio pubblico si è fatto, nel tempo, uno spazio senza pubblico: perfettamente regolato, perfettamente estraneo. E così l’uomo contemporaneo vive in un ambiente che non può plasmare, che non porta il segno delle sue mani, che non risponde al suo sguardo. Gli viene concessa, al più, la sovranità sulle quattro pareti di casa che può ridipingere, arredare, trasformare ma è lì, tra quelle mura, che trascorre la parte minore della sua giornata. Il resto del tempo appartiene agli uffici di qualcun altro e alle strade progettate da qualcun altro. Vive, in sostanza, da ospite. Da forestiero in un luogo che porta il suo indirizzo. Questo non è soltanto un problema di estetica urbana o di politiche pubbliche mal concepite. È una questione che riguarda la struttura stessa dell’esperienza umana. Quando non possiamo lasciare impronta su un luogo, quando lo spazio non porta memoria di noi, noi non riusciamo a orientarci in esso non nel senso geografico, ma in quello più antico e più necessario: il senso di sapere dove siamo, chi siamo, a cosa apparteniamo. Lo spazio urbano contemporaneo è stato pensato come una griglia: neutrale, misurabile, intercambiabile. Ma l’uomo non si orienta sulle griglie, si orienta sui segni, sulle soglie, sulle storie incise nei muri, sulle abitudini che si depositano negli angoli. Si vive in un luogo e non gli si appartiene. Si transita, si consuma, si dimentica. E il luogo, che non porta traccia di noi, dimentica a sua volta. È forse questo il paradosso più acuto della modernità urbana: che l’ambiente in cui l’uomo ha investito di più in cemento, in pianificazione, in regole sia diventato quello in cui si sente meno a casa. Eppure c’è chi non si è perso. Chi non ha mai smesso di trattare la terra come un interlocutore, non come uno sfondo. Il vignaiolo e con lui chiunque lavori la terra con intenzione conosce ancora il gesto antico di plasmare un luogo secondo la propria visione e il proprio giudizio. Sceglie la cultivar che ritiene più giusta per quel suolo, quella luce, quella storia. Decide l’orientamento dei filari, la forma dell’alberello o del controspalliera, la varietà delle rose da piantare in testata. Ogni palo, ogni legatura, ogni innesto è una firma. È un dialogo continuo tra chi abita e ciò che viene abitato. In vigna lo spazio risponde. Si lascia modificare, si trasforma, porta memoria delle scelte di chi lo coltiva e di chi lo ha coltivato prima. Un vigneto antico è una stratificazione di decisioni umane, di stagioni interpretate, di errori corretti e intuizioni confermate. È, in senso pieno, un ambiente abitato: non transitato, non consumato, ma compreso e trasformato con cura. Questa non è una nostalgia agreste, non una fuga romantica dalla città ma il promemoria che l’uomo sa ancora, quando gli è concesso, costruire appartenenza. Che il senso del luogo non è un’eredità perduta ma una capacità sopita, pronta a ridestarsi ovunque le mani possano ancora lasciare traccia e la terra sia disposta ad accoglierla. Chi fa il vino, chi porta avanti una vigna con rispetto e intenzione non è soltanto un produttore. È, forse senza saperlo, un custode di qualcosa di più largo: la prova che l’uomo e il suo ambiente possono ancora riconoscersi, parlarsi, appartenersi. E che da quel riconoscimento può nascere qualcosa di buono in un bicchiere, certo, ma prima ancora, nell’anima di chi non si è perso. Tutte le notizie ralloweblog L’oro estivo Il mese di Agosto in cucina non chiede elaborazioni: chiede un pomodoro maturo tagliato in due, un’insalata di finocchi e arance, un pane che profuma ancora di forno. Ed è p ralloweblog Meno vino, più valore Il presidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, lo ha detto senza mezzi termini in un’intervista al Sole 24 Ore: il vino italiano deve tagliare la produz ralloweblog Verso la Vendemmia 2026 Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integ Pressralloweblog Cartella Stampa 2026 cartella stampa 2026 Tutte le notizie ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né d ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci Uncategorized L’assaggio, Roald Dahl L’Assaggio di Roald Dahl è un piccolo capolavoro della letteratura enologica, anche se lui, genio beffardo e allergico a ogni forma di etichetta, probabilmente avrebbe detestato ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri