Meno vino, più valore

Il presidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, lo ha detto senza mezzi termini in un’intervista al Sole 24 Ore: il vino italiano deve tagliare la produzione. Le giacenze hanno superato i 53,4 milioni di ettolitri, compresi i mosti — l’equivalente di una vendemmia di riserva già in cantina, mentre i prezzi dei vini a denominazione d’origine sono scesi in media del 10% rispetto all’anno precedente. La ricetta proposta da Frescobaldi è chiara: stop temporaneo alle nuove autorizzazioni all’impianto di vigneti, riduzione delle rese produttive anche per i vini Dop e Igp, aggiornamento dei disciplinari di produzione e un sistema sanzionatorio più efficace. “I prezzi dei vini Doc italiani sono in calo di un 10%”, ha dichiarato Frescobaldi, “è il sintomo di qualcosa che non funziona. Bisogna ridurre la produzione e innalzare la qualità. E occorrono controlli più stringenti.” Cit. Un punto in particolare merita attenzione: secondo Frescobaldi produrre meno non è necessariamente un male. Rispetto alla fine degli anni ’80, l’Italia produce oggi molto meno vino e i consumi pro capite si sono ridotti di circa due terzi, eppure il fatturato del comparto è più che raddoppiato. Il messaggio è netto: la crescita del settore, oggi, passa dalla valorizzazione del prodotto, non dai volumi. Sul fronte della ristorazione, Frescobaldi non cede alla semplificazione. Trova che troppo spesso i prezzi del vino al ristorante siano troppo alti ma precisa subito di non voler dire che i ristoratori facciano grandi profitti. Non punta il dito contro la filiera Ho.re.ca., ma segnala uno squilibrio nella percezione di valore che arriva al consumatore finale. Il vero tema, quindi, non è solo “quanto costa il vino al ristorante”, ma la difficoltà di far riconoscere un prezzo coerente con la qualità lungo tutta la filiera, dal produttore alla carta dei vini. È un tema che vale la pena portare avanti anche nel nostro dialogo con l’Ho.re.ca.: non “ricarichi da denunciare”, ma un lavoro comune su formazione, comunicazione e percezione del valore lungo tutta la filiera perché la sostenibilità del prezzo è parte della stessa battaglia per la qualità. Rallo nasce a Marsala e cresce nei territori di Alcamo, Marsala e Pantelleria seguendo una filosofia che, di fatto, anticipa da tempo l’indicazione che oggi arriva dai vertici del settore: puntare sulla qualità e sull’identità del territorio piuttosto che sulla quantità.  Le nostre denominazioni raccontano luoghi precisi, ed è proprio questa specificità, secondo Frescobaldi, la strada che l’intero comparto dovrebbe percorrere per uscire dalla sovrapproduzione: meno confusione tra le centinaia di denominazioni italiane, più riconoscibilità per quelle che davvero comunicano un territorio. Ma se guardiamo alla Sicilia del vino, questa riflessione assume un significato ancora più preciso e più spinoso. Perché la Sicilia enoica che il mercato conosce e racconta è, di fatto, una Sicilia parziale: la Sicilia occidentale, Marsala ed Alcamo, le terre che per secoli hanno costruito da sole la reputazione enologica dell’isola, al momento restano fuori da questo racconto.  Non per assenza di qualità: per assenza di voce forse, quella stessa voce che ha reso la parola “Marsala” la prima grande denominazione italiana a conquistare il mondo, e che oggi va rialzata con ancora più forza. Ed è in questo scarto che si gioca la sfida di chi, come Rallo 1860, lavora da e su questi territori: dimostrare che la specificità non è un lusso riservato a poche denominazioni già affermate, ma una scelta possibile, anzi necessaria, anche per una terra che deve ancora riconquistarsi il diritto di essere raccontata come luogo, come identità. La storia di una cantina come la nostra, radicata dal 1860 nel cuore della Sicilia occidentale, ci ricorda che la vera resilienza nasce dal legame con il territorio e dalla capacità di raccontarlo con autenticità. Noi ci proviamo, da oltre 160 anni. Tutte le notizie ralloweblog L’oro estivo Il mese di Agosto in cucina non chiede elaborazioni: chiede un pomodoro maturo tagliato in due, un’insalata di finocchi e arance, un pane che profuma ancora di forno. Ed è p ralloweblog Meno vino, più valore Il presidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, lo ha detto senza mezzi termini in un’intervista al Sole 24 Ore: il vino italiano deve tagliare la produz ralloweblog Verso la Vendemmia 2026 Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integ Pressralloweblog Cartella Stampa 2026 cartella stampa 2026 Tutte le notizie ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né d ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci Uncategorized L’assaggio, Roald Dahl L’Assaggio di Roald Dahl è un piccolo capolavoro della letteratura enologica, anche se lui, genio beffardo e allergico a ogni forma di etichetta, probabilmente avrebbe detestato ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri