Coltivare il futuro

C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenibilità. Ma questa volta, finalmente, senza la retorica di chi la usa come etichetta decorativa. Qualcosa di più concreto e urgente è in gioco. Per anni, parlare di sostenibilità nel vino ha significato soprattutto ridurre: meno chimica, meno consumi idrici, meno emissioni. Un approccio necessario, ma ancora difensivo. Oggi si va oltre. L’agricoltura rigenerativa rappresenta un cambio di paradigma: dall’idea di sfruttare le risorse a quella di rigenerarle. È un modello che ripensa il ruolo del viticoltore, non più soltanto produttore di vino, ma custode del territorio. Significa restituire fertilità al suolo, aumentare la biodiversità tra i filari, ripristinare l’equilibrio naturale di ecosistemi che decenni di agricoltura intensiva avevano impoverito. Il vigneto non è più solo il luogo dove nasce il vino — è un paesaggio vivo, da preservare e alimentare. C’è anche una spinta molto concreta dietro questo cambiamento: il clima. L’81% dei consumatori a livello globale è preoccupato per il riscaldamento globale. La sostenibilità oggi è un requisito di sopravvivenza. Le aziende che sapranno dimostrare un impegno reale nella lotta al cambiamento climatico guadagneranno la fiducia di un pubblico sempre più attento. I produttori che lavorano in vigna lo sanno meglio di chiunque altro: le stagioni sono cambiate, le vendemmie anticipate, le siccità più frequenti, le grandinate più violente. Adattarsi non basta, bisogna costruire vigneti più resilienti, più radicati, più capaci di fare fronte all’imprevedibile. La vitivinicoltura biologica rappresenta una delle espressioni più avanzate della transizione agroecologica, grazie alla sua capacità di tutelare la biodiversità, la fertilità del suolo e gli ecosistemi, coniugando qualità, sostenibilità e valorizzazione dell’identità territoriale. Il biologico e il biodinamico vengono quindi rilanciati come visione strategica per il futuro della vitivinicoltura italiana, capaci di tutelare i territori, favorire il turismo e valorizzare le piccole e medie aziende che costituiscono il motore delle aree rurali. C’è anche una dimensione culturale in tutto questo, che riguarda il rapporto con chi il vino lo sceglie e lo beve. Il consumatore di oggi è più informato, più curioso, più disposto a scegliere un prodotto per i valori che porta con sé. Vuole sapere come è stato coltivato, chi se ne è preso cura, se quella bottiglia ha lasciato la terra migliore di come l’ha trovata. La sostenibilità allora è una necessità per garantire un futuro prospero al settore vinicolo. Noi lo crediamo da sempre. Ogni vendemmia è una promessa fatta alla vigna: ci prendiamo cura di te, e tu ti prenderai cura di noi. Ogni giorno in vigna è una storia che vale la pena raccontare. Tutte le notizie ralloweblog Coltivare il futuro C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenib ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo da poco mandato in st ralloweblog AntePrima 2026 AntePrima 2026 C’è un appuntamento che, ogni anno, segna l’inizio di una nuova stagione per Rallo. Si chiama AntePrima, e anche quest’anno ha mantenuto la sua pr ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Tutte le notizie Galleria fotografica Prova nuova Prova nuova facciamo sempre una prova testo Tutte le notizie Galleria fotografica Pr
Una favola antica

C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la forza che hanno, che il figlio porti davvero una benedizione nel mondo. E Benedetto Vesco, senza saperlo, fece esattamente questo. Il suo pezzo di terra era piccolo. Venti ettari di argilla e sabbia nel cuore della Sicilia occidentale, dove il vento arrivava carico di odori antichi e il silenzio aveva la consistenza di qualcosa di vivo. Molti di quegli ettari erano piantati a sommacco, quella pianta dalle foglie rosse usata per conciare le pelli. Per generazioni aveva nutrito famiglie intere. Ma il sommacco non sa aspettare: quando il mercato cambia, lui cambia con il mercato, e non chiede permesso a nessuno. Benedetto capì questo prima degli altri. Non perché fosse più intelligente, era semplicemente uno di quegli uomini che sanno ascoltare la terra come si ascolta un vecchio amico che non parla spesso ma, quando parla, dice sempre la cosa giusta. Un mattino d’autunno Benedetto decise. Sradicò il sommacco. Non con rabbia ma con la stessa delicatezza con cui si chiude un libro che si è amato molto e si sa che non si riaprirà più. Al suo posto piantò viti. E ulivi. La gente del paese lo guardava con quella faccia che fanno le persone quando qualcuno fa una cosa sensata che però nessuno aveva pensato di fare prima. — Benedetto, e il sommacco? — gli chiedevano. — Il sommacco ha fatto il suo tempo — rispondeva lui, senza smettere di zappare. — La vite e l’ulivo hanno tutto il tempo del mondo. Passarono gli anni. Le viti crescevano come crescono le cose pazienti: lentamente, con radici sempre più profonde, con frutti sempre più onesti. E ogni volta che nasceva un figlio in casa Vesco, Benedetto piantava un nuovo ulivo. Era il suo modo di dire: tu sei di questa terra, e questa terra è tua. Quando nacque il suo ultimo figlio, un bambino dagli occhi scuri come il caffè che chiamarono Andrea, Benedetto piantò l’ulivo più bello di tutti. Lo scelse con cura, come si sceglie un dono per qualcuno che si ama senza riserve. Lo piantò in un posto riparato dal maestrale, dove la luce del pomeriggio cadeva lunga e generosa sulla terra. — Quest’ulivo — disse alla moglie quella sera — crescerà insieme al bambino. Quando Andrea sarà vecchio, l’ulivo sarà ancora lì. E quando Andrea non ci sarà più, l’ulivo continuerà a fare le sue olive, come se niente fosse cambiato. La moglie rise, perché sapeva che Benedetto parlava con la terra come altri parlano con Dio e forse non c’era poi molta differenza. Il nome Andrea rimase nella famiglia come rimangono le cose vere: senza che nessuno lo decidesse davvero, passando di generazione in generazione come un appuntamento che si rinnova da solo. E così, molti decenni dopo, quando un uomo di nome Andrea Vesco acquistò un baglio antico sul lungomare di Marsala e scrisse sopra un nome famoso, il nome di Diego Rallo, non stava facendo solo un affare. Stava annodando due fili che il tempo aveva tenuto separati: quello di un uomo che aveva insegnato al vino a traversare il mare, e quello di un uomo che aveva insegnato alla terra a non sprecare niente di ciò che sapeva dare. Oggi, se vai ad Alcamo e cammini tra i filari di Rallo, puoi ancora riconoscere gli ulivi di Benedetto. Non per come sono fatti, tutti gli ulivi antichi si somigliano un poco, ma per come stanno nel paesaggio: come chi sa di essere al posto giusto e non ha nessun bisogno di dimostrarlo. E l’attuale Andrea Vesco, quando cammina tra quei filari, prima che arrivi il caldo e il rumore del giorno, a volte si ferma davanti a un ulivo particolarmente grande e tace un momento. Non lo sa con certezza, ma qualcosa in lui ricorda. Perché certe cose, la cura per la terra, il coraggio di cambiare, la pazienza di aspettare il frutto non si imparano dai libri. Si ereditano. Come un nome. Come un ulivo. Come la capacità di ascoltare quello che la terra, quando è trattata con rispetto, non smette mai di dire. Tutte le notizie ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo da poco mandato in st ralloweblog AntePrima 2026 AntePrima 2026 C’è un appuntamento che, ogni anno, segna l’inizio di una nuova stagione per Rallo. Si chiama AntePrima, e anche quest’anno ha mantenuto la sua pr ralloweblog Gli occhiali rosa. 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