L’oro estivo

Il mese di Agosto in cucina non chiede elaborazioni: chiede un pomodoro maturo tagliato in due, un’insalata di finocchi e arance, un pane che profuma ancora di forno. Ed è proprio nei momenti in cui la cucina si spoglia di tutto il superfluo che si scopre di cosa è fatta davvero, perché quando non c’è nulla dietro cui nascondersi, ogni ingrediente deve valere per sé stesso. È qui che entra in gioco Lòliomio. Non è un condimento che si aggiunge all’ultimo momento per abitudine. È l’ingrediente che decide il sapore di tutto il resto. Un filo d’olio su un pomodoro d’agosto non lo accompagna: lo completa, gli dà voce, trasforma tre ingredienti, pane, pomodoro, sale in qualcosa che sa di casa e di terra insieme. Lòliomio arriva dagli stessi uliveti che da generazioni convivono con i vigneti, nello stesso paesaggio di sabbia, argille che dà carattere ai nostri vini bianchi. È un DOP, e questo significa una cosa precisa: la sua identità è legata al territorio in modo non negoziabile, certificato, riconoscibile in ogni bottiglia. Le olive vengono raccolte al momento giusto per preservare la componente aromatica e quella nota di piccante che è il segno distintivo di un olio vivo, non anestetizzato dal tempo. La molitura avviene a freddo, entro poche ore dalla raccolta, per non disperdere nulla di ciò che l’oliva aveva da dire. Il risultato è un olio verde intenso, con sentori di erba appena tagliata e carciofo, e una struttura che si sente in bocca prima ancora che in naso: rotonda all’inizio, poi decisa, con un finale piccante che pulisce il palato e invita al boccone successivo. Loliomio nasce dalla stessa filosofia che guida ogni nostro vino: lasciare che la terra parli senza interferenze, senza aggiunte, senza scorciatoie. Non è un olio pensato per passare inosservato in fondo alla dispensa, è pensato per essere versato con generosità, assaggiato con attenzione, raccontato a chi è seduto allo stesso tavolo. Quest’agosto, prima di stappare una bottiglia, provate a versare Lòliomio su ciò che avete già in tavola. A volte l’essenziale non ha bisogno di essere bianco. A volte, ha bisogno soltanto di essere vero. Tutte le notizie ralloweblog L’oro estivo Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. Nello stesso tempo, la parola del capo non è proferita per es ralloweblog Meno vino, più valore Il presidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, lo ha detto senza mezzi termini in un’intervista al Sole 24 Ore: il vino italiano deve tagliare la produz ralloweblog Verso la Vendemmia 2026 Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integ Pressralloweblog Cartella Stampa 2026 cartella stampa 2026 Tutte le notizie ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né d ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci Uncategorized L’assaggio, Roald Dahl L’Assaggio di Roald Dahl è un piccolo capolavoro della letteratura enologica, anche se lui, genio beffardo e allergico a ogni forma di etichetta, probabilmente avrebbe detestato ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri
Meno vino, più valore

Il presidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, lo ha detto senza mezzi termini in un’intervista al Sole 24 Ore: il vino italiano deve tagliare la produzione. Le giacenze hanno superato i 53,4 milioni di ettolitri, compresi i mosti — l’equivalente di una vendemmia di riserva già in cantina, mentre i prezzi dei vini a denominazione d’origine sono scesi in media del 10% rispetto all’anno precedente. La ricetta proposta da Frescobaldi è chiara: stop temporaneo alle nuove autorizzazioni all’impianto di vigneti, riduzione delle rese produttive anche per i vini Dop e Igp, aggiornamento dei disciplinari di produzione e un sistema sanzionatorio più efficace. “I prezzi dei vini Doc italiani sono in calo di un 10%”, ha dichiarato Frescobaldi, “è il sintomo di qualcosa che non funziona. Bisogna ridurre la produzione e innalzare la qualità. E occorrono controlli più stringenti.” Cit. Un punto in particolare merita attenzione: secondo Frescobaldi produrre meno non è necessariamente un male. Rispetto alla fine degli anni ’80, l’Italia produce oggi molto meno vino e i consumi pro capite si sono ridotti di circa due terzi, eppure il fatturato del comparto è più che raddoppiato. Il messaggio è netto: la crescita del settore, oggi, passa dalla valorizzazione del prodotto, non dai volumi. Sul fronte della ristorazione, Frescobaldi non cede alla semplificazione. Trova che troppo spesso i prezzi del vino al ristorante siano troppo alti ma precisa subito di non voler dire che i ristoratori facciano grandi profitti. Non punta il dito contro la filiera Ho.re.ca., ma segnala uno squilibrio nella percezione di valore che arriva al consumatore finale. Il vero tema, quindi, non è solo “quanto costa il vino al ristorante”, ma la difficoltà di far riconoscere un prezzo coerente con la qualità lungo tutta la filiera, dal produttore alla carta dei vini. È un tema che vale la pena portare avanti anche nel nostro dialogo con l’Ho.re.ca.: non “ricarichi da denunciare”, ma un lavoro comune su formazione, comunicazione e percezione del valore lungo tutta la filiera perché la sostenibilità del prezzo è parte della stessa battaglia per la qualità. Rallo nasce a Marsala e cresce nei territori di Alcamo, Marsala e Pantelleria seguendo una filosofia che, di fatto, anticipa da tempo l’indicazione che oggi arriva dai vertici del settore: puntare sulla qualità e sull’identità del territorio piuttosto che sulla quantità. Le nostre denominazioni raccontano luoghi precisi, ed è proprio questa specificità, secondo Frescobaldi, la strada che l’intero comparto dovrebbe percorrere per uscire dalla sovrapproduzione: meno confusione tra le centinaia di denominazioni italiane, più riconoscibilità per quelle che davvero comunicano un territorio. Ma se guardiamo alla Sicilia del vino, questa riflessione assume un significato ancora più preciso e più spinoso. Perché la Sicilia enoica che il mercato conosce e racconta è, di fatto, una Sicilia parziale: la Sicilia occidentale, Marsala ed Alcamo, le terre che per secoli hanno costruito da sole la reputazione enologica dell’isola, al momento restano fuori da questo racconto. Non per assenza di qualità: per assenza di voce forse, quella stessa voce che ha reso la parola “Marsala” la prima grande denominazione italiana a conquistare il mondo, e che oggi va rialzata con ancora più forza. Ed è in questo scarto che si gioca la sfida di chi, come Rallo 1860, lavora da e su questi territori: dimostrare che la specificità non è un lusso riservato a poche denominazioni già affermate, ma una scelta possibile, anzi necessaria, anche per una terra che deve ancora riconquistarsi il diritto di essere raccontata come luogo, come identità. La storia di una cantina come la nostra, radicata dal 1860 nel cuore della Sicilia occidentale, ci ricorda che la vera resilienza nasce dal legame con il territorio e dalla capacità di raccontarlo con autenticità. Noi ci proviamo, da oltre 160 anni. Tutte le notizie ralloweblog L’oro estivo Il mese di Agosto in cucina non chiede elaborazioni: chiede un pomodoro maturo tagliato in due, un’insalata di finocchi e arance, un pane che profuma ancora di forno. Ed è p ralloweblog Meno vino, più valore Il presidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, lo ha detto senza mezzi termini in un’intervista al Sole 24 Ore: il vino italiano deve tagliare la produz ralloweblog Verso la Vendemmia 2026 Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integ Pressralloweblog Cartella Stampa 2026 cartella stampa 2026 Tutte le notizie ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né d ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci Uncategorized L’assaggio, Roald Dahl L’Assaggio di Roald Dahl è un piccolo capolavoro della letteratura enologica, anche se lui, genio beffardo e allergico a ogni forma di etichetta, probabilmente avrebbe detestato ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri
Verso la Vendemmia 2026

Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integrante del mestiere di chi lavora la terra. In Sicilia questa non è una novità: è una lezione che i nostri vigneti hanno imparato da tempo. A Pattipiccolo, come in tutto l’entroterra di Alcamo, i vitigni autoctoni dimostrano ancora una volta la loro natura resiliente. Sono uve che nascono da questa terra e che a questa terra sanno rispondere: radici profonde, capacità di adattamento, un equilibrio costruito nei secoli tra pianta e clima mediterraneo. Anche nelle annate più calde, sanno custodire la loro identità. In vigna, l’attenzione si fa più mirata: si osservano le piante, si legge lo stato idrico del terreno, si valutano i segnali che ogni foglia e ogni grappolo comunicano. È un lavoro fatto di sensibilità e di esperienza, dove la tecnologia moderna si affianca al sapere di chi il vigneto lo cammina da una vita intera. Non è una battaglia contro il clima, ma un dialogo continuo: capire quando intervenire e quando lasciare che sia la pianta stessa a trovare il proprio equilibrio. Le foglie tengono i grappoli come si tiene qualcosa di prezioso tra le mani. Siamo ormai a pochi giorni prima prima della vendemmia e chiunque abbia vissuto in mezzo ai filari sa che ha un sapore tutto suo: di attesa e di responsabilità. In questi giorni il tempo si misura in modo diverso. Non con l’orologio, ma con il rifrattometro, con la luce del mattino sulle bucce, con il profumo che sale dai vigneti nelle prime ore del giorno, quando l’aria è ancora fresca e l’uva non si è ancora svegliata del tutto. Il lavoro di preparazione è lungo e metodico. Si preparano le forbici, si organizzano le cassette con cura, si chiama il camion refrigerante. Prepararsi alla vendemmia significa anche prepararsi a ciò che verrà dopo: il lavoro in cantina, la scelta dei lieviti, il momento in cui si decide che quel vino ha detto tutto quello che aveva da dire e può finalmente riposare. Ma prima viene l’attesa. E l’attesa non è mai vuota. È piena di tutto il lavoro dell’anno, delle potature di febbraio, delle piogge di primavera, delle scelte fatte nei momenti in cui nessuno guardava. La vendemmia è soltanto il momento in cui tutto questo diventa visibile, tangibile, reale. Noi siamo pronti. La vigna, lo era già da mesi. Ci aspettiamo una vendemmia 2026 che, come ogni annata siciliana, saprà raccontare la propria storia, e che, ancora una volta, restituirà nel bicchiere il carattere autentico della nostra terra. Nelle prossime settimane vi racconteremo la vendemmia in corso, territorio per territorio. Vi aspettiamo anche in cantina, se volete vedere da vicino come nasce un vino. Tutte le notizie ralloweblog Verso la Vendemmia 2026 Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integ Pressralloweblog Cartella Stampa 2026 cartella stampa 2026 Tutte le notizie ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né d ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci Uncategorized L’assaggio, Roald Dahl L’Assaggio di Roald Dahl è un piccolo capolavoro della letteratura enologica, anche se lui, genio beffardo e allergico a ogni forma di etichetta, probabilmente avrebbe detestato ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri ralloweblog La terra parla. Un grappolo d’uva sana contiene già tutto ciò che serve per fare un grande vino. Non servono correzioni, additivi o alchimie. Serve rispetto. Il biologico è, prima di tutt ralloweblog Identità Mediterranea C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. La si usa molto, talvolta a sproposito, come etichetta da appiccicare a qualsiasi bottiglia
Cartella Stampa 2026

cartella stampa 2026 Tutte le notizie ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci Uncategorized L’assaggio, Roald Dahl L’Assaggio di Roald Dahl è un piccolo capolavoro della letteratura enologica, anche se lui, genio beffardo e allergico a ogni forma di etichetta, probabilmente avrebbe detestato ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri ralloweblog La terra parla. Un grappolo d’uva sana contiene già tutto ciò che serve per fare un grande vino. Non servono correzioni, additivi o alchimie. Serve rispetto. Il biologico è, prima di tutt ralloweblog Identità Mediterranea C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. La si usa molto, talvolta a sproposito, come etichetta da appiccicare a qualsiasi bottiglia ralloweblog Una terra, tre racconti C’è un vitigno che racconta la Sicilia meglio di qualsiasi altro: il Catarratto. Radici profonde nella tradizione, una capacità rara di rispecchiare il territorio in modo f ralloweblog Coltivare il futuro C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenib
Forestieri in casa propria

C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci davvero, di chi percorre ogni giorno le stesse strade e non riesce a farsele proprie, come se il suolo sotto i piedi appartenesse sempre a qualcun altro. La città moderna ci accoglie, ma a condizione che non la tocchiamo. Ci consente di transitarla, di consumarla, di finanziarla con la nostra presenza ma non di lasciarvi traccia. Un fiore piantato nell’aiuola comunale è un abuso. Un cartello scritto a mano su un palo è vandalismo. Una persona che dorme su una panchina è un problema da risolvere. Lo spazio pubblico si è fatto, nel tempo, uno spazio senza pubblico: perfettamente regolato, perfettamente estraneo. E così l’uomo contemporaneo vive in un ambiente che non può plasmare, che non porta il segno delle sue mani, che non risponde al suo sguardo. Gli viene concessa, al più, la sovranità sulle quattro pareti di casa che può ridipingere, arredare, trasformare ma è lì, tra quelle mura, che trascorre la parte minore della sua giornata. Il resto del tempo appartiene agli uffici di qualcun altro e alle strade progettate da qualcun altro. Vive, in sostanza, da ospite. Da forestiero in un luogo che porta il suo indirizzo. Questo non è soltanto un problema di estetica urbana o di politiche pubbliche mal concepite. È una questione che riguarda la struttura stessa dell’esperienza umana. Quando non possiamo lasciare impronta su un luogo, quando lo spazio non porta memoria di noi, noi non riusciamo a orientarci in esso non nel senso geografico, ma in quello più antico e più necessario: il senso di sapere dove siamo, chi siamo, a cosa apparteniamo. Lo spazio urbano contemporaneo è stato pensato come una griglia: neutrale, misurabile, intercambiabile. Ma l’uomo non si orienta sulle griglie, si orienta sui segni, sulle soglie, sulle storie incise nei muri, sulle abitudini che si depositano negli angoli. Si vive in un luogo e non gli si appartiene. Si transita, si consuma, si dimentica. E il luogo, che non porta traccia di noi, dimentica a sua volta. È forse questo il paradosso più acuto della modernità urbana: che l’ambiente in cui l’uomo ha investito di più in cemento, in pianificazione, in regole sia diventato quello in cui si sente meno a casa. Eppure c’è chi non si è perso. Chi non ha mai smesso di trattare la terra come un interlocutore, non come uno sfondo. Il vignaiolo e con lui chiunque lavori la terra con intenzione conosce ancora il gesto antico di plasmare un luogo secondo la propria visione e il proprio giudizio. Sceglie la cultivar che ritiene più giusta per quel suolo, quella luce, quella storia. Decide l’orientamento dei filari, la forma dell’alberello o del controspalliera, la varietà delle rose da piantare in testata. Ogni palo, ogni legatura, ogni innesto è una firma. È un dialogo continuo tra chi abita e ciò che viene abitato. In vigna lo spazio risponde. Si lascia modificare, si trasforma, porta memoria delle scelte di chi lo coltiva e di chi lo ha coltivato prima. Un vigneto antico è una stratificazione di decisioni umane, di stagioni interpretate, di errori corretti e intuizioni confermate. È, in senso pieno, un ambiente abitato: non transitato, non consumato, ma compreso e trasformato con cura. Questa non è una nostalgia agreste, non una fuga romantica dalla città ma il promemoria che l’uomo sa ancora, quando gli è concesso, costruire appartenenza. Che il senso del luogo non è un’eredità perduta ma una capacità sopita, pronta a ridestarsi ovunque le mani possano ancora lasciare traccia e la terra sia disposta ad accoglierla. Chi fa il vino, chi porta avanti una vigna con rispetto e intenzione non è soltanto un produttore. È, forse senza saperlo, un custode di qualcosa di più largo: la prova che l’uomo e il suo ambiente possono ancora riconoscersi, parlarsi, appartenersi. E che da quel riconoscimento può nascere qualcosa di buono in un bicchiere, certo, ma prima ancora, nell’anima di chi non si è perso. Tutte le notizie ralloweblog L’oro estivo Il mese di Agosto in cucina non chiede elaborazioni: chiede un pomodoro maturo tagliato in due, un’insalata di finocchi e arance, un pane che profuma ancora di forno. Ed è p ralloweblog Meno vino, più valore Il presidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, lo ha detto senza mezzi termini in un’intervista al Sole 24 Ore: il vino italiano deve tagliare la produz ralloweblog Verso la Vendemmia 2026 Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integ Pressralloweblog Cartella Stampa 2026 cartella stampa 2026 Tutte le notizie ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né d ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci Uncategorized L’assaggio, Roald Dahl L’Assaggio di Roald Dahl è un piccolo capolavoro della letteratura enologica, anche se lui, genio beffardo e allergico a ogni forma di etichetta, probabilmente avrebbe detestato ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri
Tre territori, un solo filo

Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e più vero, che passa dal territorio. Dal suolo sotto i piedi, dall’aria che si respira, dalla luce che cambia a seconda di dove ti trovi. Noi facciamo vino in tre luoghi diversi, e ognuno di questi luoghi ha una voce propria. Tre paesaggi, tre climi, tre sensazioni che non si traducono in parole senza perdere qualcosa ma ci proviamo lo stesso. Patti Piccolo, ad Alcamo, è una contrada che si raggiunge salutando il paese, lasciandosi alle spalle la costa e il rumore del mare. Le colline dell’entroterra trapanese si aprono qui in panorami larghi e silenziosi, segnati dai filari, per lo più Catarratto, e da qualche casetta, ripostiglio degli attrezzi agricoli, piccole tracce dell’uomo nel paesaggio, discrete come chi lavora la terra senza bisogno di annunciarsi. Il clima è quello dell’interno siciliano: estati calde ma ventilate, notti che si rinfrescano quanto basta, escursioni termiche che fanno la differenza tra un vino piatto e un vino vivo. La terra è sabbiosa in collina, sargillosa man mano che si scende, tenace, generosa solo con chi la lavora con pazienza. Pattipiccolo a luglio significa sentire il calore che sale dal suolo e il vento che lo bilancia. Significa guardare i grappoli che maturano lentamente, con quella progressione silenziosa che somiglia alla crescita delle cose destinate a durare. L’esperienza sensoriale è quella di qualcosa di sospeso tra l’estate piena e l’attesa. Nel bicchiere, quella tensione diventa freschezza agrumata, sapidità, una bevibilità quasi ingenua che nasconde una struttura precisa. Spostandosi verso la costa occidentale, il paesaggio cambia radicalmente. La collina lascia il posto alla pianura, l’orizzonte si allarga fino al mare, e l’aria diventa salata non in modo metaforico, ma proprio fisicamente: il vento che arriva dallo Stagnone porta con sé il sale delle saline, lo deposita sui filari, entra nel Grillo che cresce qui da generazioni. Le Piane Liquide sono questo: un territorio dove la vigna e il mare si guardano da vicino, dove la luce riflessa dall’acqua è diversa da qualsiasi altra luce, bianca e piatta e abbagliante nel modo tipico della Sicilia occidentale. L’estate è lunga, calda, asciutta. Il vento è costante, quasi ossessivo, un maestrale che non chiede permesso e che, nel tempo, ha plasmato sia il paesaggio che le piante. Il Grillo che nasce qui porta tutto questo con sé: la mineralità del sale, la luminosità del mare, quella sapidità che non si ottiene in cantina ma solo vivendo anni dopo anni in questo posto specifico. Bere un Bianco Maggiore o La Maggiore con gli occhi chiusi è, in qualche modo, stare affacciati sullo Stagnone. Poi c’è Pantelleria. E Pantelleria è un’altra cosa. Un’isola vulcanica a 70 chilometri dall’Africa, dove il vento soffia con tale intensità da aver costretto le viti a crescere basse, quasi sdraiate sul suolo lavico, in una forma di allevamento, l’alberello pantesco, riconosciuta dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. La terra è nera, vulcanica, porosa. Il suolo assorbe il calore di giorno e lo rilascia di notte, creando un microclima unico. Lo Zibibbo, il Moscato di Alessandria, cresce qui come non cresce da nessun’altra parte, concentrato, aromatico, capace di esprimere profumi di albicocca secca, fichi, miele, erbe mediterranee che sembrano arrivare da un altro tempo. Stare in vigna a Pantelleria significa capire immediatamente perché certi vini sono possibili solo lì. Non è romanticismo: è agronomia, geologia, storia. È un posto che ti entra dentro prima ancora che tu apra la bottiglia. Il filo che tiene tutto insieme. Tre territori così diversi potrebbero sembrare una contraddizione per una cantina sola. In realtà sono la sua ricchezza più grande e la sua responsabilità più alta. Perché lavorare in tre luoghi così distinti significa non potersi permettere una sola risposta valida per tutti. Significa ascoltare ogni vigna per quello che è, senza forzarla a diventare qualcosa d’altro. Il filo che tiene insieme Alcamo, Marsala e Pantelleria non è uno stile, non è una tecnica. È un’attitudine: la convinzione che il vino migliore sia quello che sa dove è nato e che lo dimostri nel bicchiere, senza bisogno di spiegazioni. Tutte le notizie ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri ralloweblog La terra parla. Un grappolo d’uva sana contiene già tutto ciò che serve per fare un grande vino. Non servono correzioni, additivi o alchimie. Serve rispetto. Il biologico è, prima di tutt ralloweblog Identità Mediterranea C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. La si usa molto, talvolta a sproposito, come etichetta da appiccicare a qualsiasi bottiglia ralloweblog Una terra, tre racconti C’è un vitigno che racconta la Sicilia meglio di qualsiasi altro: il Catarratto. Radici profonde nella tradizione, una capacità rara di rispecchiare il territorio in modo f ralloweblog Coltivare il futuro C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenib ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è
La forza delle radici in un mercato che cambia

C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i consumi si riducono, i volumi rallentano, le tensioni geopolitiche influenzano gli scambi internazionali e i mercati diventano sempre più complessi e competitivi. Eppure, osservando con attenzione ciò che accade, emerge un quadro diverso da quello che una lettura superficiale potrebbe suggerire. Più che una crisi, sembra una trasformazione. Secondo l’analisi dei trend del vino 2025-2026 elaborata da Vinarius, il mercato sta attraversando una fase in cui diminuiscono i consumi in volume ma cresce il valore complessivo delle vendite. Il consumatore è cambiato: è più informato, più selettivo, meno incline all’acquisto abituale e più orientato a scegliere con consapevolezza. Cerca qualità, autenticità, sostenibilità e un legame reale con il territorio di origine. L’Annual Report 2026 di Valoritalia fotografa come nel 2025 i vini bianchi fermi sono cresciuti del 6,3%, i rosati del 5,7% e gli spumanti dell’1,7%, mentre i vini rossi hanno registrato una flessione superiore al 13%. Il mercato sta ridisegnando le proprie preferenze e lo fa seguendo la ricerca di freschezza, leggerezza, equilibrio e bevibilità. Vini capaci di accompagnare nuovi stili di consumo, più attenti alla qualità dell’esperienza che alla quantità, senza rinunciare alla complessità e al carattere. Le difficoltà esistono e sarebbe inutile negarlo. L’aumento dei costi di produzione, l’incertezza economica e la pressione competitiva richiedono capacità di adattamento e visione strategica. Tuttavia, il Rapporto Mediobanca sul settore vinicolo evidenzia come il 58% dei principali produttori italiani preveda una crescita delle vendite nel 2026, mentre il 70% continua a considerare il comparto attrattivo e ricco di prospettive. Le direttrici di sviluppo sembrano ormai ben definite: diversificazione dell’offerta, apertura a nuovi mercati, innovazione sostenibile, comunicazione più efficace, crescita dell’enoturismo e costruzione di una relazione sempre più vera con il cliente. Sul fronte internazionale, secondo Vinarius, sono soprattutto i mercati extraeuropei a sostenere la domanda di vini premium italiani. Il mondo continua a cercare il vino italiano di qualità, riconoscendone il valore culturale oltre che produttivo. La sfida, oggi, non è soltanto esportare, ma saper raggiungere quei consumatori con il prodotto giusto, nel momento giusto, attraverso una narrazione credibile e coerente. In uno scenario in continua evoluzione, c’è però un elemento che non cambia: il valore del territorio. Come evidenzia l’analisi di Vinbacco sul mercato italiano, la competizione si gioca sempre più sulla capacità di esprimere identità, garantire continuità qualitativa e presidiare con efficacia i canali di vendita. In una sola parola: autenticità. Perché il territorio non è soltanto un’origine geografica, ma un patrimonio di cultura, tradizioni, persone e competenze che si riflette nel vino ancora prima che nelle parole. È una convinzione che accompagna la nostra storia da oltre 160 anni. Una visione che ha attraversato generazioni, cambiamenti di mercato e trasformazioni del gusto, senza mai perdere il legame con la propria origine. Oggi, in un contesto che premia sempre più la qualità, la distintività e la capacità di raccontare una storia vera, questa eredità rappresenta una risorsa ancora più preziosa. Rallo continua a guardare al futuro partendo dalle proprie radici: Alcamo, Marsala, Pantelleria. Territori diversi ma profondamente complementari, che racchiudono l’anima più autentica della Sicilia vitivinicola. Luoghi che da sempre ispirano il nostro lavoro e danno voce ai nostri vini. Perché crediamo che il futuro del vino non appartenga a chi rincorre le tendenze, ma a chi sa interpretare il cambiamento restando fedele alla propria identità. Ed è proprio da questa identità che continuiamo a costruire il nostro domani. Tutte le notizie ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri ralloweblog La terra parla. Un grappolo d’uva sana contiene già tutto ciò che serve per fare un grande vino. Non servono correzioni, additivi o alchimie. Serve rispetto. Il biologico è, prima di tutt ralloweblog Identità Mediterranea C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. La si usa molto, talvolta a sproposito, come etichetta da appiccicare a qualsiasi bottiglia ralloweblog Una terra, tre racconti C’è un vitigno che racconta la Sicilia meglio di qualsiasi altro: il Catarratto. Radici profonde nella tradizione, una capacità rara di rispecchiare il territorio in modo f ralloweblog Coltivare il futuro C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenib ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre
I vini bianchi dell’estate

C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica risposta possibile è un bicchiere fresco tra le mani, qualcosa che sappia di territorio, di mare, di aria aperta. Da sempre bianchisti di territorio, in Rallo l’estate non è una stagione: è la stagione. Quella in cui i nostri vini trovano la loro dimensione più naturale, più vera. Vi suggeriamo quattro bianchi per quattro momenti diversi perché l’estate, se la si vive davvero, non è mai uguale a se stessa. Lucido — Catarratto, Pattipiccolo · Alcamo Inizia da qui, dalle colline assolate di Pattipiccolo, dove il Catarratto cresce da generazioni e ad agosto diventa quasi trasparente sotto il sole, lucido appunto. Questo è il vino della semplicità come forma suprema di eleganza: fresco, fragrante, con la sua vivacità agrumata e quella beverinità spontanea che non si spiega, si sperimenta. Undici gradi, nessuna pretesa, tutta la gioia. È il vino dei pranzi leggeri, della pasta con le vongole, del pesce alla griglia con una spruzzata di limone. Il vino che non chiede attenzione, la merita. Bianco Maggiore — Grillo, Piane Liquide · Marsala Se Lucido è il mattino, il Bianco Maggiore è il pomeriggio che si allunga verso sera. Un Grillo in purezza, nato tra le saline dello Stagnone, dove il mare entra nei vigneti attraverso il vento e il sale. Fiori bianchi, pompelmo, zagara, un bouquet che sa di Sicilia occidentale senza bisogno di annunciarsi. Al palato è equilibrato, sapido, minerale, con una persistenza che invita a tornare. Abbinarlo a un cous cous di pesce o a un dentice in crosta di sale è quasi un atto dovuto. Ma è buono anche semplicemente così, con la luce che scende. La Maggiore — Pétillant, Marsala C’è chi aspetta le bolle per le feste. Noi le beviamo d’estate, prima di cena, con le crudités e la buona compagnia. La Maggiore è il primo pétillant naturel di Rallo fermentato in bottiglia con metodo ancestrale, naturalmente frizzante, senza filtri e senza trucchi. La bollicina è delicata, quasi timida. Il gusto è divertente e beverino, con quella nota di lievito e crosta di pane fresco che solo il metodo ancestrale sa dare. È la componente femminile della famiglia Maggiore, e come tutte le cose femminili ben riuscite: ha carattere senza farlo pesare. Ghibli — Malvasia secca, Pattipiccolo · Alcamo Poi c’è lui. Il vino che non ti aspetti. Una Malvasia secca a bassa gradazione alcolica, contemporanea nell’anima e precisa nel carattere, la nostra risposta a chi cerca un bianco che sia radicato e moderno insieme. Ghibli è il vento caldo che soffia da sud, che muove i filari senza lasciare traccia eppure tutto trasforma. In bottiglia diventa freschezza e struttura, profumo e sapidità, il piacere immediato e la voglia di un secondo calice. E poi un terzo. Senza mai pesare. Perfetto con il pesce delicato, sublime se sorseggiato in compagnia. Quattro bianchi, tre territori, un’unica convinzione: l’estate si beve bianco. Tutte le notizie ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri ralloweblog La terra parla. Un grappolo d’uva sana contiene già tutto ciò che serve per fare un grande vino. Non servono correzioni, additivi o alchimie. Serve rispetto. Il biologico è, prima di tutt ralloweblog Identità Mediterranea C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. La si usa molto, talvolta a sproposito, come etichetta da appiccicare a qualsiasi bottiglia ralloweblog Una terra, tre racconti C’è un vitigno che racconta la Sicilia meglio di qualsiasi altro: il Catarratto. Radici profonde nella tradizione, una capacità rara di rispecchiare il territorio in modo f ralloweblog Coltivare il futuro C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenib ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch
La terra parla.

Un grappolo d’uva sana contiene già tutto ciò che serve per fare un grande vino. Non servono correzioni, additivi o alchimie. Serve rispetto. Il biologico è, prima di tutto, una questione di consapevolezza. Nei nostri vigneti dell’agro trapanese, filare per filare, pianta per pianta, ogni intervento è condotto a mano. Il suolo non è un substrato inerte da correggere: è un ecosistema vivo, popolato da innumerevoli specie di microrganismi che garantiscono le trasformazioni chimico-fisiche naturali della terra e alimentano la biodiversità vegetale e animale che ci circonda. “Rinunciare alla chimica di sintesi non è una limitazione.È la condizione necessaria perché il territorio possa davvero esprimersi nel calice.“ In cantina, al momento della pressatura soffice, arrivano solo uve sane, controllate in ogni fase della loro crescita. Il risultato è un vino che porta con sé l’impronta del luogo in cui è nato: profumi distintivi, sapore riconoscibile, carattere autentico. Nessun artificio può restituire ciò che una buona agricoltura ha già costruito in vigna. La filosofia biologica, intesa come esaltazione delle qualità naturali dell’uva e applicazione rigorosa delle corrette pratiche enologiche, trova nei vini Rallo la sua espressione più compiuta. Non è marketing: è il modo in cui coltiviamo da sempre. La terra parla. Noi ascoltiamo. Tutte le notizie ralloweblog La terra parla. ralloweblog Identità Mediterranea C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. La si usa molto, talvolta a sproposito, come etichetta da appiccicare a qualsiasi bottiglia ralloweblog Una terra, tre racconti C’è un vitigno che racconta la Sicilia meglio di qualsiasi altro: il Catarratto. Radici profonde nella tradizione, una capacità rara di rispecchiare il territorio in modo f ralloweblog Coltivare il futuro C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenib ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo da poco mandato in st
Identità Mediterranea

C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. La si usa molto, talvolta a sproposito, come etichetta da appiccicare a qualsiasi bottiglia che abbia un nome dialettale o un’illustrazione rupestre in copertina. Ma l’identità, quella vera, quella che si sente al naso ancora prima che in bocca, non si sceglie a tavolino. Si eredita, si coltiva, si custodisce. O si perde, per sempre. Rallo, la cantina che dal 1860 sorge sul lungomare di Marsala di fronte alle isole Egadi, dentro un baglio ottocentesco, ha fatto dell’identità mediterranea non uno slogan ma una prassi quotidiana. Una postura. Un modo di stare nel paesaggio. Rallo coltiva viti, grano e ulivi in 3 diversi angoli della Sicilia occidentale: Alcamo, Marsala e l’isola di Pantelleria, tutti all’interno della provincia di Trapani. Tre luoghi che sembrano scelti quasi per dimostrare che il Mediterraneo non è un luogo unico ma una famiglia di luoghi, ognuno con la propria lingua, ognuno con il proprio carattere. Marsala: non è solo mare, è infinito paesaggio lineare. Una luce che taglia orizzontale, salsedine nell’aria, vento che non si ferma mai. È qui che la cantina affonda le radici più profonde, qui che il tempo scorre con la lentezza del Marsala che affina in botte. Alcamo: non è solo terra, è l’abbraccio ospitale che tutto accoglie. Sono le colline dolci dove si estendono la maggior parte degli ettari vitati, in contrada Pattipiccolo, quelle che sanno di entroterra siciliano, di silenzio, di argilla che assorbe il calore del giorno e lo restituisce lentamente alla notte. Pantelleria: non è solo vento, sono curve sinuose alla scoperta di un territorio indomito. L’isola che non si lascia domare, dove lo Zibibbo cresce rasoterra per sfuggire alla furia dello scirocco, coltivato con il tradizionale alberello pantesco, patrimonio Unesco dal 2014. L’identità mediterranea, nel vino, si chiama vitigno autoctono. Non è nazionalismo enologico, è biologia della memoria: ogni varietà antica porta inscritta nella propria genetica secoli di adattamento a un clima, a un suolo, a un modo umano di vivere la terra. Rallo ha scelto di essere, prima di tutto, una cantina “bianchista” di territorio. Una scelta controcorrente in un’epoca in cui il Mediterraneo viene spesso raccontato attraverso i rossi potenti e il legno tostato. Noi invece si puntiamo sul bianco: sul Catarratto, Grillo, sull’Insolia, sullo Zibibbo. Varietà che esistono su queste coste da prima che il vino diventasse una categoria commerciale. Alla fine del Novecento la famiglia Vesco ha rilevato la cantina, diversificando la linea produttiva e avviando una decisa conversione dei vigneti all’agricoltura biologica. Oggi è Andrea Vesco a guidare con impegno le Cantine Rallo, curando personalmente tutte le fasi della produzione: dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento, con il supporto di uno staff di oltre venti collaboratori. La scelta biologica, nel contesto dell’identità mediterranea, non è un dettaglio tecnico. È un posizionamento culturale. Significa rifiutare la logica della resa massima per abbracciare quella dell’equilibrio. Tra i vigneti sono salvaguardate numerose isole di biodiversità, riducendo l’incidenza di eventi patogeni. Significa riconoscere che un suolo vivo produce uva viva, e che l’uva viva produce vino capace di raccontare qualcosa di vero. In cantina si insiste su un approccio responsabile verso il territorio, nell’amore per l’ambiente, la sostenibilità e l’equilibrio in tutte le cose. E ancora: il vino deve essere un prodotto etico che esprima il volto del paesaggio e le viscere dell’uomo. Allora, cos’è l’identità mediterranea? È una domanda che vale la pena di porsi senza fretta, proprio come si fa con un vino che merita di stare nel bicchiere qualche minuto prima di essere bevuto. L’identità mediterranea non è nostalgia. Non è il rimpianto di un’antichità perduta né la cartolina di un paesaggio immobile. È, piuttosto, la capacità di fare tesoro di ciò che si è: la storia, il suolo, il clima, le varietà, senza restarne prigionieri. È la tensione creativa tra radici e rinnovamento, tra tradizione e consapevolezza contemporanea. Nel vino, l’identità mediterranea significa resistere alla standardizzazione internazionale. Significa scommettere che il Grillo di Marsala con il suo profilo aromatico non ha bisogno di Chardonnay per essere grande. Che il Catarratto di Alcamo, con la sua acidità viva e la sua freschezza minerale, non deve scusarsi di nulla. Significa, infine, capire che il Mediterraneo non è uno sfondo. È un soggetto. Un interlocutore esigente che chiede rispetto, continuità, cura. Rallo lo sa bene: ogni vendemmia è una conversazione con questo mare, con questo vento, con questa luce. E ogni bottiglia è una risposta. Una risposta, ancora in siciliano. Tutte le notizie ralloweblog Identità Mediterranea ralloweblog Una terra, tre racconti C’è un vitigno che racconta la Sicilia meglio di qualsiasi altro: il Catarratto. Radici profonde nella tradizione, una capacità rara di rispecchiare il territorio in modo f ralloweblog Coltivare il futuro C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenib ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo