Coltivare il futuro

C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenibilità. Ma questa volta, finalmente, senza la retorica di chi la usa come etichetta decorativa. Qualcosa di più concreto e urgente è in gioco. Per anni, parlare di sostenibilità nel vino ha significato soprattutto ridurre: meno chimica, meno consumi idrici, meno emissioni. Un approccio necessario, ma ancora difensivo. Oggi si va oltre. L’agricoltura rigenerativa rappresenta un cambio di paradigma: dall’idea di sfruttare le risorse a quella di rigenerarle. È un modello che ripensa il ruolo del viticoltore, non più soltanto produttore di vino, ma custode del territorio. Significa restituire fertilità al suolo, aumentare la biodiversità tra i filari, ripristinare l’equilibrio naturale di ecosistemi che decenni di agricoltura intensiva avevano impoverito. Il vigneto non è più solo il luogo dove nasce il vino — è un paesaggio vivo, da preservare e alimentare. C’è anche una spinta molto concreta dietro questo cambiamento: il clima. L’81% dei consumatori a livello globale è preoccupato per il riscaldamento globale. La sostenibilità oggi è un requisito di sopravvivenza. Le aziende che sapranno dimostrare un impegno reale nella lotta al cambiamento climatico guadagneranno la fiducia di un pubblico sempre più attento. I produttori che lavorano in vigna lo sanno meglio di chiunque altro: le stagioni sono cambiate, le vendemmie anticipate, le siccità più frequenti, le grandinate più violente. Adattarsi non basta, bisogna costruire vigneti più resilienti, più radicati, più capaci di fare fronte all’imprevedibile. La vitivinicoltura biologica rappresenta una delle espressioni più avanzate della transizione agroecologica, grazie alla sua capacità di tutelare la biodiversità, la fertilità del suolo e gli ecosistemi, coniugando qualità, sostenibilità e valorizzazione dell’identità territoriale. Il biologico e il biodinamico vengono quindi rilanciati come visione strategica per il futuro della vitivinicoltura italiana, capaci di tutelare i territori, favorire il turismo e valorizzare le piccole e medie aziende che costituiscono il motore delle aree rurali. C’è anche una dimensione culturale in tutto questo, che riguarda il rapporto con chi il vino lo sceglie e lo beve. Il consumatore di oggi è più informato, più curioso, più disposto a scegliere un prodotto per i valori che porta con sé. Vuole sapere come è stato coltivato, chi se ne è preso cura, se quella bottiglia ha lasciato la terra migliore di come l’ha trovata. La sostenibilità allora è una necessità per garantire un futuro prospero al settore vinicolo. Noi lo crediamo da sempre. Ogni vendemmia è una promessa fatta alla vigna: ci prendiamo cura di te, e tu ti prenderai cura di noi. Ogni giorno in vigna è una storia che vale la pena raccontare. Tutte le notizie ralloweblog Coltivare il futuro C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenib ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo da poco mandato in st ralloweblog AntePrima 2026 AntePrima 2026 C’è un appuntamento che, ogni anno, segna l’inizio di una nuova stagione per Rallo. Si chiama AntePrima, e anche quest’anno ha mantenuto la sua pr ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Tutte le notizie Galleria fotografica Prova nuova Prova nuova facciamo sempre una prova testo Tutte le notizie Galleria fotografica Pr
Una favola antica

C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la forza che hanno, che il figlio porti davvero una benedizione nel mondo. E Benedetto Vesco, senza saperlo, fece esattamente questo. Il suo pezzo di terra era piccolo. Venti ettari di argilla e sabbia nel cuore della Sicilia occidentale, dove il vento arrivava carico di odori antichi e il silenzio aveva la consistenza di qualcosa di vivo. Molti di quegli ettari erano piantati a sommacco, quella pianta dalle foglie rosse usata per conciare le pelli. Per generazioni aveva nutrito famiglie intere. Ma il sommacco non sa aspettare: quando il mercato cambia, lui cambia con il mercato, e non chiede permesso a nessuno. Benedetto capì questo prima degli altri. Non perché fosse più intelligente, era semplicemente uno di quegli uomini che sanno ascoltare la terra come si ascolta un vecchio amico che non parla spesso ma, quando parla, dice sempre la cosa giusta. Un mattino d’autunno Benedetto decise. Sradicò il sommacco. Non con rabbia ma con la stessa delicatezza con cui si chiude un libro che si è amato molto e si sa che non si riaprirà più. Al suo posto piantò viti. E ulivi. La gente del paese lo guardava con quella faccia che fanno le persone quando qualcuno fa una cosa sensata che però nessuno aveva pensato di fare prima. — Benedetto, e il sommacco? — gli chiedevano. — Il sommacco ha fatto il suo tempo — rispondeva lui, senza smettere di zappare. — La vite e l’ulivo hanno tutto il tempo del mondo. Passarono gli anni. Le viti crescevano come crescono le cose pazienti: lentamente, con radici sempre più profonde, con frutti sempre più onesti. E ogni volta che nasceva un figlio in casa Vesco, Benedetto piantava un nuovo ulivo. Era il suo modo di dire: tu sei di questa terra, e questa terra è tua. Quando nacque il suo ultimo figlio, un bambino dagli occhi scuri come il caffè che chiamarono Andrea, Benedetto piantò l’ulivo più bello di tutti. Lo scelse con cura, come si sceglie un dono per qualcuno che si ama senza riserve. Lo piantò in un posto riparato dal maestrale, dove la luce del pomeriggio cadeva lunga e generosa sulla terra. — Quest’ulivo — disse alla moglie quella sera — crescerà insieme al bambino. Quando Andrea sarà vecchio, l’ulivo sarà ancora lì. E quando Andrea non ci sarà più, l’ulivo continuerà a fare le sue olive, come se niente fosse cambiato. La moglie rise, perché sapeva che Benedetto parlava con la terra come altri parlano con Dio e forse non c’era poi molta differenza. Il nome Andrea rimase nella famiglia come rimangono le cose vere: senza che nessuno lo decidesse davvero, passando di generazione in generazione come un appuntamento che si rinnova da solo. E così, molti decenni dopo, quando un uomo di nome Andrea Vesco acquistò un baglio antico sul lungomare di Marsala e scrisse sopra un nome famoso, il nome di Diego Rallo, non stava facendo solo un affare. Stava annodando due fili che il tempo aveva tenuto separati: quello di un uomo che aveva insegnato al vino a traversare il mare, e quello di un uomo che aveva insegnato alla terra a non sprecare niente di ciò che sapeva dare. Oggi, se vai ad Alcamo e cammini tra i filari di Rallo, puoi ancora riconoscere gli ulivi di Benedetto. Non per come sono fatti, tutti gli ulivi antichi si somigliano un poco, ma per come stanno nel paesaggio: come chi sa di essere al posto giusto e non ha nessun bisogno di dimostrarlo. E l’attuale Andrea Vesco, quando cammina tra quei filari, prima che arrivi il caldo e il rumore del giorno, a volte si ferma davanti a un ulivo particolarmente grande e tace un momento. Non lo sa con certezza, ma qualcosa in lui ricorda. Perché certe cose, la cura per la terra, il coraggio di cambiare, la pazienza di aspettare il frutto non si imparano dai libri. Si ereditano. Come un nome. Come un ulivo. Come la capacità di ascoltare quello che la terra, quando è trattata con rispetto, non smette mai di dire. Tutte le notizie ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo da poco mandato in st ralloweblog AntePrima 2026 AntePrima 2026 C’è un appuntamento che, ogni anno, segna l’inizio di una nuova stagione per Rallo. Si chiama AntePrima, e anche quest’anno ha mantenuto la sua pr ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Tutte le notizie Galleria fotografica Prova nuova Prova nuova facciamo sempre una prova testo Tutte le notizie Galleria fotografica
Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre.

Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qualcuno che ha venti, trent’anni? Non è una questione di gusto. I giovani bevono, scelgono, cercano esperienze autentiche con una consapevolezza che le generazioni precedenti non sempre avevano a quella età. Sanno riconoscere la qualità, apprezzano la storia dietro un prodotto, sono disposti a spendere bene quando capiscono perché. Il problema, semmai, è di linguaggio. Il vino ha costruito nel tempo un sistema di comunicazione ricco, autorevole, preciso, e in alcuni casi inaccessibile. Un vocabolario che parla a chi già sa, che celebra il passato con una riverenza che a volte esclude invece di invitare. E i giovani, quando si sentono esclusi, non protestano, semplicemente guardano altrove. Non si tratta di tradire niente. Le radici di un grande vino, il territorio, il vitigno, la storia di chi lo fa, sono esattamente ciò che lo rende interessante anche per chi è nato con internet in tasca. Ma quelle radici vanno raccontate in modo diverso. Con meno solennità e più curiosità. Con meno distanza e più conversazione. Noi ci pensiamo spesso, quando lavoriamo sui nostri vini e sul modo in cui li presentiamo. E a volte il ragionamento porta anche a scelte concrete, come quella che ci ha portato a dare vita alla nostra nuova Malvasia low alcol. Non un compromesso, non una concessione al mercato: una risposta sincera a un modo diverso di vivere il vino, più leggero, più libero, senza rinunciare all’identità del vitigno e del territorio. Non per inseguire una tendenza, ma per una ragione più semplice: se il vino che produciamo non trova le parole — e le forme — per parlare a chi ha il futuro davanti, stiamo mancando di rispetto non al passato, ma al futuro stesso. Il vino non ha bisogno di essere difeso. Ha bisogno di essere raccontato, ancora, e meglio. Tutte le notizie ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo da poco mandato in st ralloweblog AntePrima 2026 AntePrima 2026 C’è un appuntamento che, ogni anno, segna l’inizio di una nuova stagione per Rallo. Si chiama AntePrima, e anche quest’anno ha mantenuto la sua pr ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Tutte le notizie Galleria fotografica Prova nuova Prova nuova facciamo sempre una prova testo Tutte le notizie Galleria fotografica Pr Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup
Lo zen e la cerimonia del tè

“The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorprendentemente attuale. Il libro usa la cerimonia del tè come lente attraverso cui osservare la filosofia zen, l’estetica, la spiritualità e persino la critica alla modernità. Eppure, a rileggerlo con occhi diversi, emerge una trama nascosta: il tè e il vino, bevande lontanissime per geografia e cultura, percorrono strade straordinariamente parallele. Tutto inizia dalla terra. La Camellia sinensis — la pianta del tè — affonda le radici in una storia millenaria che si perde nella leggenda cinese, attribuita all’imperatore Shennong intorno al 2737 a.C. La vite, Vitis vinifera, vanta origini altrettanto remote, coltivata nel Caucaso almeno ottomila anni fa. Entrambe le piante hanno accompagnato l’umanità attraverso civiltà, religioni e imperi, diventando molto più che semplici colture: simboli di identità culturale, veicoli di rito e spiritualità. Il ciclo vitale lungo e nobile accomuna le due piante. Una vecchia pianta di tè può vivere secoli, e le foglie dei cespugli più antichi sono le più pregiate — proprio come i vigneti vecchi (old vines) producono uve concentrate e complesse, dove la lentezza diventa virtù. In entrambi i casi, il tempo non è nemico ma maestro. Uno dei capitoli più affascinanti del libro è la storia dell’evoluzione del tè attraverso le dinastie cinesi. Nella dinastia Tang il tè veniva compresso in mattoni e poi sbriciolato e bollito; nella Song si passò alla polvere fine battuta con acqua calda in una ciotola — il precursore del matcha; infine, nella Ming, si affermò l’infusione delle foglie intere, il metodo che usiamo ancora oggi. Questa progressione ha un’eco sorprendente nella storia del vino. Per secoli l’uva venne pigiata con i piedi o torchiata con forza bruta, estraendo tutto — zuccheri, tannini, amarezze. Poi, gradualmente, la vinificazione si è raffinata: la pressatura soffice, oggi tecnica cardine per i vini bianchi e i grandi Champagne, permette di ottenere solo il succo più puro, delicato, aromatico. In entrambe le tradizioni, l’evoluzione tecnica ha seguito la stessa direzione: meno violenza, più rispetto per la materia. Come se il tempo avesse insegnato a entrambe le culture che la vera complessità si ottiene con la gentilezza. Okakura dedica pagine memorabili all’estetica degli utensili da tè. La cerimonia del tè giapponese (chanoyu) diede impulso a una fioritura straordinaria della ceramica: le ciotole raku, irregolari e volutamente imperfette, le teiere kyusu in terracotta di Yixing, i chawan dalle smaltature imprevedibili. Ogni pezzo è un’opera d’arte concepita per la mano e per l’anima, non per l’occhio soltanto. Il vino ha generato un universo parallelo di oggetti. La bottiglia di vetro, nata in forma cilindrica nel Settecento, si è moltiplicata in infinite varianti: la bordolese alta e severa, la borgognona dalle spalle morbide, l’alsaziana allungata come un flauto, la champenoise pesante e resistente alla pressione. Poi i calici, e qui l’analogia si fa quasi speculare con la ciotola da tè, studiati per ogni vitigno, ogni regione, ogni stile: il calice da Borgogna ampio e rotondo che raccoglie i profumi come una conchiglia, quello da Champagne che libera le bollicine in una colonna precisa. In entrambi i mondi, generazioni di artigiani e artisti hanno dedicato la vita a perfezionare un contenitore per una bevanda. Il contenitore diventa liturgia. Okakura insiste su un punto fondamentale: la cerimonia del tè non è galateo, è filosofia incarnata. Ogni gesto, il modo di tenere il mestolo, la direzione in cui si gira la ciotola, il silenzio tra un’azione e l’altra, esprime i principi zen di armonia, rispetto, purezza e tranquillità. Il tōcha, il maestro del tè, non serve una bevanda: offre un momento di presenza totale. Il servizio del vino nei grandi ristoranti e nelle cantine storiche ha sviluppato una propria liturgia altrettanto codificata. Il sommelier che presenta la bottiglia, il taglio della capsula, il gesto del stappo, la prima mescita nel calice del degustatore, l’attesa, tutto questo non è semplice tecnica, è teatro e rispetto. Entrambe le tradizioni hanno capito che il modo in cui si offre una bevanda trasforma l’atto del bere in qualcosa di superiore. Leggere Okakura oggi, con questa chiave di lettura, rivela qualcosa di commovente: culture lontanissime, partendo da due foglie diverse, hanno sviluppato risposte simili alle stesse domande profonde. Come onoriamo il tempo? Come trasformiamo il quotidiano in sacro? Come la materia grezza — una foglia, un grappolo — diventa bellezza e significato? Sarà per questo che in Cantina abbiamo diverse tipologie di tè, il bollitore per arrivare alla corretta temperatura per ogni infusione e le tazze, ognuna diversa? Il tè e il vino non sono semplicemente bevande. Sono, come scriveva Okakura del tè, “una religione dell’arte di vivere”. E forse, in fondo, lo sono entrambi. Tutte le notizie ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. 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Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà

Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, che utilizzavano antenati rudimentali delle botti: grossi tronchi di palma scavati e chiusi da un coperchio in legno. Non esisteva ancora la tecnologia per la produzione delle doghe, ma l’intuizione era già lì: il legno, leggero e resistente, aveva tutto ciò che la terracotta non poteva offrire: praticità, solidità, trasportabilità. Il concetto di cessione di essenze era ancora lontano. Il legno veniva scelto semplicemente in base alla disponibilità. Fu solo con il tempo che ci si accorse di qualcosa di straordinario: il vino trasportato per un certo periodo in un determinato legno acquisiva caratteristiche migliori. Più profondo, più complesso, più vivo. Oggi sappiamo cosa accade dentro una botte. Il legno permette una lenta permeazione dell’ossigeno grazie alla sua naturale porosità, e al tempo stesso cede al vino una serie di sostanze estraibili in soluzione idroalcolica: tannini, cumarine, lattoni, fenoli volatili, aldeidi. Un bouquet di molecole capace di evocare la vaniglia, le spezie dolci, la mandorla, il cocco, il chiodo di garofano, la cannella. La tostatura delle doghe amplifica ulteriormente questo processo, favorendo la formazione e il rilascio di queste sostanze aromatiche. Il legno più utilizzato è la quercia, il rovere, selezionato da specifici biotipi e aree geografiche. Del tronco si utilizza il durame, la zona più compatta e resistente. Là dove la viticoltura era particolarmente sviluppata, il falegname diventava bottaio, un artigiano specializzato, capace di costruire vasi vinari delle più disparate dimensioni con una precisione tutta manuale. Marsala, nel XVIII secolo, era uno di quei luoghi. Lo sviluppo del vino Marsala aveva generato un artigianato locale fiorente: erano decine le botteghe che affollavano la città ancora negli anni Sessanta del Novecento. Le cantine più grandi — le industrie ante litteram — producevano le proprie botti internamente. È il caso della storica cantina dei Florio, su cui oggi insiste l’Azienda Agricola Rallo. Lo sappiamo perché la storia, a volte, lascia le sue tracce nei posti più inaspettati: nella parte oggi adibita a magazzino delle materie finite, è stata ritrovata una serie di attrezzi da bottaio, un corredo non completo, ma straordinariamente eloquente. Testimoni silenziosi di un’epoca e di un sapere artigianale che appartengono ormai alla storia. Quegli attrezzi non erano standardizzati. Le loro forme dipendevano dalla conoscenza e dall’esperienza di chi li costruiva, utensili plasmati sulle proprie mani e sul proprio lavoro, irripetibili come le botti che producevano. Quella stagione artigianale si è conclusa. L’introduzione dei recipienti in acciaio e dei tank in metallo ha trasformato il paesaggio delle cantine, e con esso il mestiere del bottaio. Ma il legno non ha mai smesso di fare il suo lavoro, paziente, discreto, essenziale. Nelle cantine Rallo, quella storia continua a vivere. Non solo negli attrezzi ritrovati, ma in ogni botte in cui oggi fanno un passaggio i nostri vini, alcuni come il marsala anche per tanti tanti anni, trasformando il tempo in profumo, la materia in emozione. Perché certe alleanze, quando sono davvero profonde, non si spezzano del tutto. Tutte le notizie ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. 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Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c
Nuovo quattro ante Rallo

Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo da poco mandato in stampa il nuovo depliant aziendale Rallo: un quattro ante elegante e funzionale, pensato per raccontare con chiarezza ed emozione chi siamo, cosa facciamo, in cosa crediamo. La forma resta, il contenuto si evolve. Non abbiamo stravolto il formato — il quattro ante si è dimostrato nel tempo la dimensione ideale per comunicare efficacemente senza disperdere l’attenzione — ma abbiamo rinnovato contenuti e grafica, rendendoli più contemporanei, più diretti, più fedeli alla nostra identità attuale. Il risultato è uno strumento di comunicazione che riesce a riassumere con poche battute l’intero nostro universo, dalla storia che ci ha generati alla visione che ci guida, dai territori che coltiviamo ai vini che produciamo, dalla filosofia produttiva alle certificazioni che testimoniano il nostro impegno. Il cuore del depliant è dedicato ai nostri prodotti, presentati secondo una classificazione chiara e intuitiva che rispecchia la nostra organizzazione di gamma: I Classici — i vini base, rappresentano la nostra tradizione consolidata e la solidità del nostro saper fare. I Monovarietali — l’espressione più pura e riconoscibile dei nostri vitigni autoctoni: Catarratto ma anche Grillo, Zibibbo, Insolia. Vini che celebrano l’identità varietale. Le Selezioni — le nostre etichette di punta, quelle che nascono dalle vigne migliori, dalle annate eccezionali, dalla selezione rigorosa. Vini che raccontano il massimo potenziale espressivo dei nostri terroir. I Fuori Pasto — i vini da meditazione, da dessert, da abbinamenti creativi come il Passito di Pantelleria e il Marsala nelle sue diverse tipologie. La Dispensa — l’estensione naturale del nostro mondo vitivinicolo: grappa ed olio, specialità che completano l’esperienza del territorio siciliano autentico. Le tre forme geometriche che richiamano visivamente i tre territori di appartenenza della nostra produzione compaiono anche qui definendo la nostra identità: Marsala — la culla storica della famiglia Rallo, la città che ha dato i natali al vino liquoroso più celebre d’Italia, il luogo dove tutto è iniziato e dove continuiamo a produrre i nostri Marsala DOC con metodo tradizionale. Alcamo — il nostro presente produttivo, le colline di Pattipiccolo dove si estendono i vigneti storici della famiglia Vesco, terra argillosa e generosa che nutre le nostre vigne biologiche e biodinamiche. Pantelleria — l’isola del vento e del sole africano, dove coltiviamo Zibibbo in condizioni estreme per produrre Passiti di rara intensità ed eleganza. Un terroir unico al mondo, patrimonio UNESCO. Completano il depliant le certificazioni che testimoniano concretamente il nostro impegno quotidiano, DOP Valli Trapanesi per l’olio, Bioagricert, IFS Food. Non sono solo bollini da esibire: sono impegni concreti, verifiche costanti, garanzie per chi sceglie i nostri prodotti. Il depliant è realizzato in doppia lingua — italiano e inglese — distinte anche cromaticamente. Ogni sezione del depliant è corredata di QR code dedicati, pensati per chi desidera approfondire, scoprire di più, un ponte tra la fisicità della carta e le infinite possibilità narrative del digitale. Il nuovo quattro ante Rallo sarà utilizzato in molteplici contesti: è pensato per essere consultato rapidamente da chi cerca informazioni essenziali, ma anche per essere conservato da chi vuole portare con sé un pezzo della nostra storia e del nostro mondo. Perché raccontarsi con chiarezza, autenticità ed eleganza non è solo una questione di comunicazione: è un atto di rispetto verso chi sceglie i nostri vini e vuole conoscere le mani, la terra, le storie che stanno dietro ogni bottiglia. Tutte le notizie Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo da poco mandato in st ralloweblog AntePrima 2026 AntePrima 2026 C’è un appuntamento che, ogni anno, segna l’inizio di una nuova stagione per Rallo. Si chiama AntePrima, e anche quest’anno ha mantenuto la sua pr ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. 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AntePrima 2026

AntePrima 2026 C’è un appuntamento che, ogni anno, segna l’inizio di una nuova stagione per Rallo. Si chiama AntePrima, e anche quest’anno ha mantenuto la sua promessa: uno sguardo privilegiato su ciò che verrà, un assaggio di futuro ancora fresco di cantina. Lo scorso lunedì 30 marzo 2026, il Saccharum di Altavilla Milicia ha fatto da cornice a una giornata intensa e ricca di emozioni. La location ha accolto ospiti e appassionati in un’atmosfera calda e raccolta, perfetta per celebrare l’inizio di una nuova stagione. Il pomeriggio ha preso il via alle 14.30 con l’incontro dedicato alla rete commerciale: agenti e collaboratori delle province di Palermo, Trapani, Agrigento, Messina e Milano si sono ritrovati attorno al tavolo per scoprire in anteprima le novità dell’annata. Un momento di confronto vivace e partecipato, che ha dato subito il tono alla giornata. Andrea Vesco, insieme anche all’amico sommelier Giuseppe Vultaggio, ha raccontato le nuove annate e le nuove etichette. A partire dalle 16.00 i banchi di assaggio hanno aperto le porte ai clienti, e la risposta è stata una partecipazione numerosa e curiosa, con calici alzati e tante conversazioni intorno ai nuovi vini. Protagonisti della degustazione, i due nuovi ingressi in famiglia: il Catarratto Lucido, ultima espressione della linea dei Monovarietali, che si distingue per la sua freschezza e la sua identità varietale netta, e il Ghibli, una Malvasia low alcol entrata a far parte della famiglia delle Selezioni con personalità e leggerezza. Entrambe le etichette hanno suscitato interesse e curiosità, confermando una direzione di ricerca che guarda al futuro senza dimenticare le radici. Notevole anche l’apprezzamento per le nuove annate dei vini bianchi appena imbottigliati. A completare la giornata, la mano generosa del patron di casa Gioacchino Gargano, che ha deliziato i presenti con una selezione di piccoli lievitati artigianali: bocconi precisi e profumati, capaci di esaltare ogni sorso senza mai sovrastarlo. Un pomeriggio riuscito, che ha lasciato il segno. E già si pensa al prossimo anno. Tutte le notizie ralloweblog AntePrima 2026 AntePrima 2026 C’è un appuntamento che, ogni anno, segna l’inizio di una nuova stagione per Rallo. Si chiama AntePrima, e anche quest’anno ha mantenuto la sua pr ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Tutte le notizie Galleria fotografica Prova nuova Prova nuova facciamo sempre una prova testo Tutte le notizie Galleria fotografica Pr Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c ralloweblog AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. N Pressralloweblog Report vendemmia 2024 Report vendemmia 2024 La raccolta dell’uva per la vendemmia 2024 in casa Rallo, bianchisti tra Alcamo e Marsala, è iniziata il 16 agosto, con una decina di giorni di anticipo ri
Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977)

Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua grazia. È quello di Pepita Misuraca: genovese di nascita, siciliana d’adozione, donna libera in un’epoca in cui la libertà femminile era ancora un territorio da conquistare. I suoi diari — undici quaderni scritti tra il 1960 e il 1977, oggi raccolti nel volume Gli occhiali rosa a cura del pronipote Giorgio Belli dell’Isca, edito da Il Palindromo — restituiscono al lettore una voce rara: quella di chi osserva senza giudicare, descrive senza compiacenza, racconta senza nostalgia. Definire Pepita Misuraca è operazione necessariamente parziale. Era una scrittrice mancata? Una viaggiatrice? Un’intellettuale di provincia? Nulla di tutto questo, o tutto insieme. Ciò che emerge con forza dalla lettura dei suoi quaderni è la sua totale indipendenza di sguardo: un anticonformismo vissuto non come postura ideologica, ma come attitudine naturale, come modo di stare al mondo. Nata a Genova, approda in Sicilia per amore — di un uomo, di una terra, di un’atmosfera — Pepita sceglie Palermo e Cefalù come laboratorio umano. Osserva. Ascolta. Prende nota. Lo fa con una penna pacata anche quando l’animo è agitato, con una scrittura che si ferma sui colori del paesaggio, sui suoni, sugli odori, sulla musica che filtra dalle finestre aperte. Una musica che, leggendo il testo, sembra comparire improvvisamente anche alle orecchie del lettore, trasportato senza preavviso nel suo mondo. Rievocare la sua figura significa anche recuperare il senso di un’epoca in cui il viaggio era ancora scoperta pura, priva della sovrabbondanza di immagini e narrazioni che caratterizza il turismo contemporaneo. I viaggi erano luoghi di storie, non solo pernottamenti. E Pepita sapeva ascoltarle le storie. Tra le pagine dei quaderni compaiono nomi destinati a segnare la cultura italiana del Novecento: Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, l’editore Flaccovio, il pittore Bruno Caruso. Non come comparse o citazioni di prestigio, ma come presenze vive, con i loro umori, le loro conversazioni, le loro contraddizioni. Pepita li ritrae con la leggerezza di chi non cerca il ritratto ufficiale ma la verità del momento. La Sicilia degli anni Sessanta e Settanta — con le sue trasformazioni culturali, le tensioni sociali, il fermento intellettuale — è lo sfondo vivo di questa narrazione. Una Sicilia che Pepita non mitizza né semplifica, ma racconta dall’interno, con la curiosità affettuosa di chi ha scelto di appartenervi. Il titolo del libro è perfetto: Gli “occhiali rosa” di Pepita non sono ingenuità né illusione: sono una scelta consapevole e coraggiosa. Guardare il mondo con lenti che attenuano il grigio, che cercano la sfumatura invece della sentenza, che preferiscono la comprensione al giudizio — tutto questo richiede, paradossalmente, più coraggio che cinica lucidità. In questo senso il libro di Pepita Misuraca è un atto politico sottile: propone un modello di femminilità intellettuale e indipendente che negli anni Sessanta era tutt’altro che scontato, e che risulta sorprendentemente attuale. Lo sguardo sul ruolo delle donne, sulle relazioni, sulla libertà personale è quello di chi aveva già fatto, in silenzio, la propria rivoluzione. Che questi undici quaderni siano arrivati fino a noi è già di per sé una storia. Giorgio ha fatto ciò che pochi eredi riescono a fare: ha avuto il coraggio di aprire quei quaderni, di leggerli con rispetto, e di riconoscere in quelle pagine qualcosa che meritava di uscire dall’archivio familiare per diventare patrimonio collettivo. La casa editrice Il Palindromo è sicuramente il luogo giusto per accogliere questa voce. Scrivere, come faceva Pepita, per guardare al passato, osservare il presente e immaginare il futuro: non è forse questo il compito più autentico della letteratura? Quegli occhiali rosa che Pepita Misuraca ha indossato per quasi vent’anni di vita palermitana sono ancora lì, tra le pagine dei suoi quaderni. E chi li indossa, anche solo per il tempo di una lettura, torna al mondo con lo sguardo leggermente cambiato. Più attento. Più leggero. Più umano. A questo libro abbiamo abbinato un calice di Alba Rosea, l’unico rosato in casa Rallo. Non è solo una questione di colore — anche se il rosa degli occhiali di Pepita e quello nel calice si parlano con naturale simpatia. È una questione di carattere. Alba Rosea nasce da uve Perricone, una cultivar forte, capace di regalare struttura e corpo imponenti quando vinificata in rosso. Nella versione rosato, quella stessa forza non scompare: si ingentilisce, si affina, si addolcisce senza perdere la propria identità. Esattamente come Pepita. Una donna dal carattere deciso e dalla penna precisa, capace però di guardare il mondo con una dolcezza rara. Forte e delicata insieme. Radicata e leggera. Un abbinamento che non avremmo potuto non fare. Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) MENÙ IT ・EN Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua iron Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 MENÙ IT ・EN Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 MENÙ IT ・EN Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano ralloweblog AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco MENÙ IT ・EN AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nes Pressralloweblog Report vendemmia 2024 MENÙ IT ・EN Report vendemmia 2024 La raccolta dell’uva per la vendemmia 2024 in casa Rallo, bianchisti tra Alcamo e Marsala, è iniziata il 16 agosto, con una
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