C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. 

La si usa molto, talvolta a sproposito, come etichetta da appiccicare a qualsiasi bottiglia che abbia un nome dialettale o un’illustrazione rupestre in copertina. Ma l’identità, quella vera, quella che si sente al naso ancora prima che in bocca, non si sceglie a tavolino. Si eredita, si coltiva, si custodisce. O si perde, per sempre.

Rallo, la cantina che dal 1860 sorge sul lungomare di Marsala di fronte alle isole Egadi, dentro un baglio ottocentesco, ha fatto dell’identità mediterranea non uno slogan ma una prassi quotidiana. Una postura. Un modo di stare nel paesaggio.

Rallo coltiva viti, grano e ulivi in 3 diversi angoli della Sicilia occidentale: Alcamo, Marsala e l’isola di Pantelleria, tutti all’interno della provincia di Trapani.

Tre luoghi che sembrano scelti quasi per dimostrare che il Mediterraneo non è un luogo unico ma una famiglia di luoghi, ognuno con la propria lingua, ognuno con il proprio carattere. 

Marsala: non è solo mare, è infinito paesaggio lineare. Una luce che taglia orizzontale, salsedine nell’aria, vento che non si ferma mai. È qui che la cantina affonda le radici più profonde, qui che il tempo scorre con la lentezza del Marsala che affina in botte. 

Alcamo: non è solo terra, è l’abbraccio ospitale che tutto accoglie. Sono le colline dolci dove si estendono la maggior parte degli ettari vitati, in contrada Pattipiccolo, quelle che sanno di entroterra siciliano, di silenzio, di argilla che assorbe il calore del giorno e lo restituisce lentamente alla notte. 

Pantelleria: non è solo vento, sono curve sinuose alla scoperta di un territorio indomito. L’isola che non si lascia domare, dove lo Zibibbo cresce rasoterra per sfuggire alla furia dello scirocco, coltivato con il tradizionale alberello pantesco, patrimonio Unesco dal 2014. 

L’identità mediterranea, nel vino, si chiama vitigno autoctono. 

Non è nazionalismo enologico, è biologia della memoria: ogni varietà antica porta inscritta nella propria genetica secoli di adattamento a un clima, a un suolo, a un modo umano di vivere la terra.

Rallo ha scelto di essere, prima di tutto, una cantina “bianchista” di territorio. 

Una scelta controcorrente in un’epoca in cui il Mediterraneo viene spesso raccontato attraverso i rossi potenti e il legno tostato. Noi invece si puntiamo sul bianco: sul Catarratto, Grillo, sull’Insolia, sullo Zibibbo. Varietà che esistono su queste coste da prima che il vino diventasse una categoria commerciale. 

Alla fine del Novecento la famiglia Vesco ha rilevato la cantina, diversificando la linea produttiva e avviando una decisa conversione dei vigneti all’agricoltura biologica. Oggi è Andrea Vesco a guidare con impegno le Cantine Rallo, curando personalmente tutte le fasi della produzione: dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento, con il supporto di uno staff di oltre venti collaboratori. 

La scelta biologica, nel contesto dell’identità mediterranea, non è un dettaglio tecnico. È un posizionamento culturale. Significa rifiutare la logica della resa massima per abbracciare quella dell’equilibrio.

Tra i vigneti sono salvaguardate numerose isole di biodiversità, riducendo l’incidenza di eventi patogeni. Significa riconoscere che un suolo vivo produce uva viva, e che l’uva viva produce vino capace di raccontare qualcosa di vero. 

In cantina si insiste su un approccio responsabile verso il territorio, nell’amore per l’ambiente, la sostenibilità e l’equilibrio in tutte le cose. E ancora: il vino deve essere un prodotto etico che esprima il volto del paesaggio e le viscere dell’uomo. 

Allora, cos’è l’identità mediterranea?

È una domanda che vale la pena di porsi senza fretta, proprio come si fa con un vino che merita di stare nel bicchiere qualche minuto prima di essere bevuto.

L’identità mediterranea non è nostalgia. Non è il rimpianto di un’antichità perduta né la cartolina di un paesaggio immobile. È, piuttosto, la capacità di fare tesoro di ciò che si è: la storia, il suolo, il clima, le varietà, senza restarne prigionieri. È la tensione creativa tra radici e rinnovamento, tra tradizione e consapevolezza contemporanea.

Nel vino, l’identità mediterranea significa resistere alla standardizzazione internazionale. 

Significa scommettere che il Grillo di Marsala con il suo profilo aromatico non ha bisogno di Chardonnay per essere grande. Che il Catarratto di Alcamo, con la sua acidità viva e la sua freschezza minerale, non deve scusarsi di nulla.

Significa, infine, capire che il Mediterraneo non è uno sfondo. È un soggetto. Un interlocutore esigente che chiede rispetto, continuità, cura. Rallo lo sa bene: ogni vendemmia è una conversazione con questo mare, con questo vento, con questa luce. E ogni bottiglia è una risposta.

Una risposta, ancora in siciliano.

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