Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977)

Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua grazia. È quello di Pepita Misuraca: genovese di nascita, siciliana d’adozione, donna libera in un’epoca in cui la libertà femminile era ancora un territorio da conquistare. I suoi diari — undici quaderni scritti tra il 1960 e il 1977, oggi raccolti nel volume Gli occhiali rosa a cura del pronipote Giorgio Belli dell’Isca, edito da Il Palindromo — restituiscono al lettore una voce rara: quella di chi osserva senza giudicare, descrive senza compiacenza, racconta senza nostalgia. Definire Pepita Misuraca è operazione necessariamente parziale. Era una scrittrice mancata? Una viaggiatrice? Un’intellettuale di provincia? Nulla di tutto questo, o tutto insieme. Ciò che emerge con forza dalla lettura dei suoi quaderni è la sua totale indipendenza di sguardo: un anticonformismo vissuto non come postura ideologica, ma come attitudine naturale, come modo di stare al mondo. Nata a Genova, approda in Sicilia per amore — di un uomo, di una terra, di un’atmosfera — Pepita sceglie Palermo e Cefalù come laboratorio umano. Osserva. Ascolta. Prende nota. Lo fa con una penna pacata anche quando l’animo è agitato, con una scrittura che si ferma sui colori del paesaggio, sui suoni, sugli odori, sulla musica che filtra dalle finestre aperte. Una musica che, leggendo il testo, sembra comparire improvvisamente anche alle orecchie del lettore, trasportato senza preavviso nel suo mondo. Rievocare la sua figura significa anche recuperare il senso di un’epoca in cui il viaggio era ancora scoperta pura, priva della sovrabbondanza di immagini e narrazioni che caratterizza il turismo contemporaneo. I viaggi erano luoghi di storie, non solo pernottamenti. E Pepita sapeva ascoltarle le storie. Tra le pagine dei quaderni compaiono nomi destinati a segnare la cultura italiana del Novecento: Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, l’editore Flaccovio, il pittore Bruno Caruso. Non come comparse o citazioni di prestigio, ma come presenze vive, con i loro umori, le loro conversazioni, le loro contraddizioni. Pepita li ritrae con la leggerezza di chi non cerca il ritratto ufficiale ma la verità del momento. La Sicilia degli anni Sessanta e Settanta — con le sue trasformazioni culturali, le tensioni sociali, il fermento intellettuale — è lo sfondo vivo di questa narrazione. Una Sicilia che Pepita non mitizza né semplifica, ma racconta dall’interno, con la curiosità affettuosa di chi ha scelto di appartenervi. Il titolo del libro è perfetto: Gli “occhiali rosa” di Pepita non sono ingenuità né illusione: sono una scelta consapevole e coraggiosa. Guardare il mondo con lenti che attenuano il grigio, che cercano la sfumatura invece della sentenza, che preferiscono la comprensione al giudizio — tutto questo richiede, paradossalmente, più coraggio che cinica lucidità. In questo senso il libro di Pepita Misuraca è un atto politico sottile: propone un modello di femminilità intellettuale e indipendente che negli anni Sessanta era tutt’altro che scontato, e che risulta sorprendentemente attuale. Lo sguardo sul ruolo delle donne, sulle relazioni, sulla libertà personale è quello di chi aveva già fatto, in silenzio, la propria rivoluzione. Che questi undici quaderni siano arrivati fino a noi è già di per sé una storia. Giorgio ha fatto ciò che pochi eredi riescono a fare: ha avuto il coraggio di aprire quei quaderni, di leggerli con rispetto, e di riconoscere in quelle pagine qualcosa che meritava di uscire dall’archivio familiare per diventare patrimonio collettivo. La casa editrice Il Palindromo è sicuramente il luogo giusto per accogliere questa voce. Scrivere, come faceva Pepita, per guardare al passato, osservare il presente e immaginare il futuro: non è forse questo il compito più autentico della letteratura? Quegli occhiali rosa che Pepita Misuraca ha indossato per quasi vent’anni di vita palermitana sono ancora lì, tra le pagine dei suoi quaderni. E chi li indossa, anche solo per il tempo di una lettura, torna al mondo con lo sguardo leggermente cambiato. Più attento. Più leggero. Più umano. A questo libro abbiamo abbinato un calice di Alba Rosea, l’unico rosato in casa Rallo. Non è solo una questione di colore — anche se il rosa degli occhiali di Pepita e quello nel calice si parlano con naturale simpatia. È una questione di carattere. Alba Rosea nasce da uve Perricone, una cultivar forte, capace di regalare struttura e corpo imponenti quando vinificata in rosso. Nella versione rosato, quella stessa forza non scompare: si ingentilisce, si affina, si addolcisce senza perdere la propria identità. Esattamente come Pepita. Una donna dal carattere deciso e dalla penna precisa, capace però di guardare il mondo con una dolcezza rara. Forte e delicata insieme. Radicata e leggera. Un abbinamento che non avremmo potuto non fare. Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) MENÙ IT ・EN Gli occhiali rosa. 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Alba Rosea wine

Alba Rosea Nel panorama enologico il vino rosato non ha sempre la reputazione che merita, resta relativamente sconosciuto, e si hanno ancora pregiudizi o scarsa conoscenza a riguardo, eppure tali vini hanno caratteristiche tali da risultare davvero interessanti: sono fruttati, dotati di struttura leggera, destinati ad essere bevuti freschi e possono accompagnare l’intero pasto.Risulta tuttavia impossibile inquadrare in una definizione tecnologica i vini rosati. Questi vengono definiti dal loro colore, intermedio tra quello dei vini rossi e quello dei vini bianchi.Le loro tonalità percorrono, secondo la scheda A.i.s., la gamma di sfumature tra l’aranciato e il rosso chiaro e sono stati identificati nei termini di orientamento cromatico in: fiore di pesco, ramato, salmone, corallo, peonia.Il colore per questi vini è oggi il marcatore più importante: il consumatore attribuisce al rosato un carattere rassicurante, anzi rasserenante.Il rosato si avvicina al rosso per il tipo di vitigno utilizzato e per la presenza di una piccola quantità di antociani e di tannini, ma presenta altresì delle analogie con i vini bianchi per la freschezza, la costituzione e la tecnica di vinificazione.Esistono diversi metodi di realizzazione dei vini rosati, la scelta dell’una o dell’altra tecnica dipende dalla maturità dell’uva, dal tipo di vitigno scelto e dal profilo organolettico desiderato.In tutti i casi il vino rosato richiede attenzione durante tutto il processo di vinificazione al fine di ottenere un bel colore e aromi delicati ed espressivi allo stesso tempo.Il vino rosato, non è quindi un vino unico, ma un metodo per produrre infinite varianti.Questo significa che “Non è facile essere un rosato”. Abbiamo tentato l’ennesima sfida.Nasce Alba Rosea, il primo vino rosato di casa Rallo.Un vino fresco e gradevole, ottenuto da uve perricone, imbottigliato giovane, nella primavera successiva alla vendemmia.Rallo Azienda Agricola propone il perricone, l’antico vitigno siciliano in una versione più giovanile e versatile.Di colore accattivante, dal profumo delicato e dal gusto sapido e asciutto.Il bel colore rosa corallo anticipa note primaverili di frutti di bosco, marasca e fiori.Al palato è elegante, sapido e fresco. Spicca per il gusto morbido per il profumo fruttato e floreale.Si presta molto bene come aperitivo, in abbinamento ad antipasti magri, verdure, carni bianche. Ideale anche con la pizza. Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c ralloweblog AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. N Pressralloweblog Report vendemmia 2024 Report vendemmia 2024 La raccolta dell’uva per la vendemmia 2024 in casa Rallo, bianchisti tra Alcamo e Marsala, è iniziata il 16 agosto, con una decina di giorni di anticipo ri ralloweblog Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Pochi comparti agro industriali sono affollati come quello enologico, e le motivazioni sono essenzialmente due: basse barriere all’ingre ralloweblog Quando l’anima sa leggere Quando l’anima sa leggere Un antico paese siciliano fa da sfondo alla lenta quotidianità dei suoi abitanti. Spira il vento ricco di sale dalla poco lontana costa e rimescola