Il Marsala sta scrivendo un nuovo capitolo della sua storia. Dopo oltre 250 anni, la denominazione si conferma tra le più solide del panorama regionale, subito dopo la Doc Sicilia, con una produzione certificata in crescita rispetto al 2012 e una filiera che coinvolge centinaia di viticoltori tra Marsala, Trapani e i territori limitrofi.
Ma i numeri raccontano solo una parte della storia. Il Consorzio di tutela sta lavorando a una revisione più profonda: quella del racconto stesso del Marsala, non più legato a un areale generico, ma a zone specifiche, ciascuna con la propria identità. Nascono così le Unità Geografiche Aggiuntive (UGA), quattro aree distinte per suolo, esposizione e microclima, pensate per restituire voce ai territori e alle uve che li rappresentano, Grillo in primis, insieme a Catarratto e Inzolia.
Un altro elemento centrale di questa nuova fase riguarda le tipologie e il loro rapporto con il tempo.
Se il Marsala Fine, molto diffuso anche come ingrediente in cucina, resta la tipologia più prodotta, il lavoro di promozione del settore si concentra sempre più sulle tipologie Superiore, Superiore Riserva e Vergine: prodotti che richiedono anni, talvolta decenni, di attesa in cantina prima di poter essere chiamati con il proprio nome. Un’attesa che diventa essa stessa valore, testimonianza di cura artigianale e di una visione che guarda lontano.
Per una cantina come Rallo, che il Marsala lo produce e lo custodisce dal 1860, questa fase di rilancio della denominazione è un’occasione per riaffermare un modo di intendere il vino che non cambia: radicato nel territorio, paziente nel tempo, autentico nella sostanza. Un racconto che continuiamo a scrivere, vendemmia dopo vendemmia
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