Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre.

Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qualcuno che ha venti, trent’anni? Non è una questione di gusto. I giovani bevono, scelgono, cercano esperienze autentiche con una consapevolezza che le generazioni precedenti non sempre avevano a quella età. Sanno riconoscere la qualità, apprezzano la storia dietro un prodotto, sono disposti a spendere bene quando capiscono perché. Il problema, semmai, è di linguaggio. Il vino ha costruito nel tempo un sistema di comunicazione ricco, autorevole, preciso, e in alcuni casi inaccessibile. Un vocabolario che parla a chi già sa, che celebra il passato con una riverenza che a volte esclude invece di invitare. E i giovani, quando si sentono esclusi, non protestano, semplicemente guardano altrove. Non si tratta di tradire niente. Le radici di un grande vino, il territorio, il vitigno, la storia di chi lo fa, sono esattamente ciò che lo rende interessante anche per chi è nato con internet in tasca. Ma quelle radici vanno raccontate in modo diverso. Con meno solennità e più curiosità. Con meno distanza e più conversazione. Noi ci pensiamo spesso, quando lavoriamo sui nostri vini e sul modo in cui li presentiamo. E a volte il ragionamento porta anche a scelte concrete, come quella che ci ha portato a dare vita alla nostra nuova Malvasia low alcol. Non un compromesso, non una concessione al mercato: una risposta sincera a un modo diverso di vivere il vino, più leggero, più libero, senza rinunciare all’identità del vitigno e del territorio. Non per inseguire una tendenza, ma per una ragione più semplice: se il vino che produciamo non trova le parole — e le forme — per parlare a chi ha il futuro davanti, stiamo mancando di rispetto non al passato, ma al futuro stesso. Il vino non ha bisogno di essere difeso. Ha bisogno di essere raccontato, ancora, e meglio. Tutte le notizie ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo da poco mandato in st ralloweblog AntePrima 2026 AntePrima 2026 C’è un appuntamento che, ogni anno, segna l’inizio di una nuova stagione per Rallo. Si chiama AntePrima, e anche quest’anno ha mantenuto la sua pr ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Tutte le notizie Galleria fotografica Prova nuova Prova nuova facciamo sempre una prova testo Tutte le notizie Galleria fotografica Pr Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup
Lo zen e la cerimonia del tè

“The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorprendentemente attuale. Il libro usa la cerimonia del tè come lente attraverso cui osservare la filosofia zen, l’estetica, la spiritualità e persino la critica alla modernità. Eppure, a rileggerlo con occhi diversi, emerge una trama nascosta: il tè e il vino, bevande lontanissime per geografia e cultura, percorrono strade straordinariamente parallele. Tutto inizia dalla terra. La Camellia sinensis — la pianta del tè — affonda le radici in una storia millenaria che si perde nella leggenda cinese, attribuita all’imperatore Shennong intorno al 2737 a.C. La vite, Vitis vinifera, vanta origini altrettanto remote, coltivata nel Caucaso almeno ottomila anni fa. Entrambe le piante hanno accompagnato l’umanità attraverso civiltà, religioni e imperi, diventando molto più che semplici colture: simboli di identità culturale, veicoli di rito e spiritualità. Il ciclo vitale lungo e nobile accomuna le due piante. Una vecchia pianta di tè può vivere secoli, e le foglie dei cespugli più antichi sono le più pregiate — proprio come i vigneti vecchi (old vines) producono uve concentrate e complesse, dove la lentezza diventa virtù. In entrambi i casi, il tempo non è nemico ma maestro. Uno dei capitoli più affascinanti del libro è la storia dell’evoluzione del tè attraverso le dinastie cinesi. Nella dinastia Tang il tè veniva compresso in mattoni e poi sbriciolato e bollito; nella Song si passò alla polvere fine battuta con acqua calda in una ciotola — il precursore del matcha; infine, nella Ming, si affermò l’infusione delle foglie intere, il metodo che usiamo ancora oggi. Questa progressione ha un’eco sorprendente nella storia del vino. Per secoli l’uva venne pigiata con i piedi o torchiata con forza bruta, estraendo tutto — zuccheri, tannini, amarezze. Poi, gradualmente, la vinificazione si è raffinata: la pressatura soffice, oggi tecnica cardine per i vini bianchi e i grandi Champagne, permette di ottenere solo il succo più puro, delicato, aromatico. In entrambe le tradizioni, l’evoluzione tecnica ha seguito la stessa direzione: meno violenza, più rispetto per la materia. Come se il tempo avesse insegnato a entrambe le culture che la vera complessità si ottiene con la gentilezza. Okakura dedica pagine memorabili all’estetica degli utensili da tè. La cerimonia del tè giapponese (chanoyu) diede impulso a una fioritura straordinaria della ceramica: le ciotole raku, irregolari e volutamente imperfette, le teiere kyusu in terracotta di Yixing, i chawan dalle smaltature imprevedibili. Ogni pezzo è un’opera d’arte concepita per la mano e per l’anima, non per l’occhio soltanto. Il vino ha generato un universo parallelo di oggetti. La bottiglia di vetro, nata in forma cilindrica nel Settecento, si è moltiplicata in infinite varianti: la bordolese alta e severa, la borgognona dalle spalle morbide, l’alsaziana allungata come un flauto, la champenoise pesante e resistente alla pressione. Poi i calici, e qui l’analogia si fa quasi speculare con la ciotola da tè, studiati per ogni vitigno, ogni regione, ogni stile: il calice da Borgogna ampio e rotondo che raccoglie i profumi come una conchiglia, quello da Champagne che libera le bollicine in una colonna precisa. In entrambi i mondi, generazioni di artigiani e artisti hanno dedicato la vita a perfezionare un contenitore per una bevanda. Il contenitore diventa liturgia. Okakura insiste su un punto fondamentale: la cerimonia del tè non è galateo, è filosofia incarnata. Ogni gesto, il modo di tenere il mestolo, la direzione in cui si gira la ciotola, il silenzio tra un’azione e l’altra, esprime i principi zen di armonia, rispetto, purezza e tranquillità. Il tōcha, il maestro del tè, non serve una bevanda: offre un momento di presenza totale. Il servizio del vino nei grandi ristoranti e nelle cantine storiche ha sviluppato una propria liturgia altrettanto codificata. Il sommelier che presenta la bottiglia, il taglio della capsula, il gesto del stappo, la prima mescita nel calice del degustatore, l’attesa, tutto questo non è semplice tecnica, è teatro e rispetto. Entrambe le tradizioni hanno capito che il modo in cui si offre una bevanda trasforma l’atto del bere in qualcosa di superiore. Leggere Okakura oggi, con questa chiave di lettura, rivela qualcosa di commovente: culture lontanissime, partendo da due foglie diverse, hanno sviluppato risposte simili alle stesse domande profonde. Come onoriamo il tempo? Come trasformiamo il quotidiano in sacro? Come la materia grezza — una foglia, un grappolo — diventa bellezza e significato? Sarà per questo che in Cantina abbiamo diverse tipologie di tè, il bollitore per arrivare alla corretta temperatura per ogni infusione e le tazze, ognuna diversa? Il tè e il vino non sono semplicemente bevande. Sono, come scriveva Okakura del tè, “una religione dell’arte di vivere”. E forse, in fondo, lo sono entrambi. Tutte le notizie ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. 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Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà

Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, che utilizzavano antenati rudimentali delle botti: grossi tronchi di palma scavati e chiusi da un coperchio in legno. Non esisteva ancora la tecnologia per la produzione delle doghe, ma l’intuizione era già lì: il legno, leggero e resistente, aveva tutto ciò che la terracotta non poteva offrire: praticità, solidità, trasportabilità. Il concetto di cessione di essenze era ancora lontano. Il legno veniva scelto semplicemente in base alla disponibilità. Fu solo con il tempo che ci si accorse di qualcosa di straordinario: il vino trasportato per un certo periodo in un determinato legno acquisiva caratteristiche migliori. Più profondo, più complesso, più vivo. Oggi sappiamo cosa accade dentro una botte. Il legno permette una lenta permeazione dell’ossigeno grazie alla sua naturale porosità, e al tempo stesso cede al vino una serie di sostanze estraibili in soluzione idroalcolica: tannini, cumarine, lattoni, fenoli volatili, aldeidi. Un bouquet di molecole capace di evocare la vaniglia, le spezie dolci, la mandorla, il cocco, il chiodo di garofano, la cannella. La tostatura delle doghe amplifica ulteriormente questo processo, favorendo la formazione e il rilascio di queste sostanze aromatiche. Il legno più utilizzato è la quercia, il rovere, selezionato da specifici biotipi e aree geografiche. Del tronco si utilizza il durame, la zona più compatta e resistente. Là dove la viticoltura era particolarmente sviluppata, il falegname diventava bottaio, un artigiano specializzato, capace di costruire vasi vinari delle più disparate dimensioni con una precisione tutta manuale. Marsala, nel XVIII secolo, era uno di quei luoghi. Lo sviluppo del vino Marsala aveva generato un artigianato locale fiorente: erano decine le botteghe che affollavano la città ancora negli anni Sessanta del Novecento. Le cantine più grandi — le industrie ante litteram — producevano le proprie botti internamente. È il caso della storica cantina dei Florio, su cui oggi insiste l’Azienda Agricola Rallo. Lo sappiamo perché la storia, a volte, lascia le sue tracce nei posti più inaspettati: nella parte oggi adibita a magazzino delle materie finite, è stata ritrovata una serie di attrezzi da bottaio, un corredo non completo, ma straordinariamente eloquente. Testimoni silenziosi di un’epoca e di un sapere artigianale che appartengono ormai alla storia. Quegli attrezzi non erano standardizzati. Le loro forme dipendevano dalla conoscenza e dall’esperienza di chi li costruiva, utensili plasmati sulle proprie mani e sul proprio lavoro, irripetibili come le botti che producevano. Quella stagione artigianale si è conclusa. L’introduzione dei recipienti in acciaio e dei tank in metallo ha trasformato il paesaggio delle cantine, e con esso il mestiere del bottaio. Ma il legno non ha mai smesso di fare il suo lavoro, paziente, discreto, essenziale. Nelle cantine Rallo, quella storia continua a vivere. Non solo negli attrezzi ritrovati, ma in ogni botte in cui oggi fanno un passaggio i nostri vini, alcuni come il marsala anche per tanti tanti anni, trasformando il tempo in profumo, la materia in emozione. Perché certe alleanze, quando sono davvero profonde, non si spezzano del tutto. Tutte le notizie ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo da poco mandato in st ralloweblog AntePrima 2026 AntePrima 2026 C’è un appuntamento che, ogni anno, segna l’inizio di una nuova stagione per Rallo. Si chiama AntePrima, e anche quest’anno ha mantenuto la sua pr ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Premi e riconoscimenti Tutte le notizie Galleria fotografica Prova nuova Prova nuova facciamo sempre una prova testo Tutte le notizie Galleria fotografica Pr Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c
Questo non è il mio vino di Andrea Vesco

Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Pochi comparti agro industriali sono affollati come quello enologico, e le motivazioni sono essenzialmente due: basse barriere all’ingresso e valore sociale riconosciuto a chi fa vino.Produrre piccole quantità presso strutture terze con uve o vino non proprio è oggi piuttosto semplice, tanto in Sicilia quanto in altre regioni d’Italia.Chiunque poi volesse investire nel settore della trasformazione troverebbe facile accesso a diversi aiuti finanziari.La provvista comunitaria per aiutare i produttori primari a chiudere la filiera onde ottenere maggiore valore aggiunto, sembra essere inesauribile in barba alla legge fondante l’economia che vuole le risorse per definizione scarse.La tecnologia per produrre un liquido idroalcolico che possa essere a diritto definito vino resta poi alla portata di tutti.La spinta sociale, infine, vale a dire il riconoscimento del vicino che qualifica come migliore di sé perché dotato di fascino e ricco di mistero chiunque possa attribuirsi la paternità di una qualsiasi bottiglia, ha spinto un numero significativo di individui a cimentarsi nell’impresa e a diventare produttori, produttori di vino.Il risultato è conseguenza delle premesse, d’altronde i sillogismi spiegano le realtà, non la inventano.Da tali premesse non potevano che derivare le seguenti conclusioni: come tutti i mercati con basse barriere all’ingresso e a tecnologia diffusa ed economica, il profitto medio per singolo operatore, quando c’è, – e sono più gli operatori che non remunerano adeguatamente tutti i fattori della produzione, che quelli che lo fanno – è estremamente modesto.In sintesi, il più delle volte l’impresa non riesce, o meglio sembrerebbe sempre essere sul punto di riuscire senza che mai riesca, dimensione questa, psicologicamente peggiore del fallimento pieno e conclamato.Il fallimento è uno stato risolutivo, inaugura sempre una nuova possibilità, chiude e definisce un percorso, apre ad una prospettiva, conclude e dunque inaugura, “(…) il mio maestro mi insegnò come è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire (…)” (Prospettiva Nevskij).Se la spinta all’impresa agro industriale fosse solo orientata dal ritorno economico, tutto sommato gli effetti diffusi di questa condizione non sarebbero così deleteri, mentre invece subentrano sia l’aspetto personalistico che la complessità gestionale della produzione vitivinicola, con tutte le variabili della filiera, unite alla durissima competitività del mercato perennemente sovraffollato, aspetti questi che diventano un vero e proprio dramma collettivo caratterizzato da un perenne delirio narcisistico. In sintesi, il mercato è uno spazio enorme ed affollatissimo nel quale quasi nessuno riesce a trovare reali elementi di autentica differenziazione, veri spazi identitari.Nella nostra esistenza la madre accogliente riconosce e soddisfa, educa anche all’assenza, matrice teologica di autonomia e libertà.Nel mondo professionale il mercato no, il mercato in cui opera il produttore di vino a volte lusinga ma non riconosce.Il mercato semplifica, tende genericamente a includere in categorie omogenee, da qui i mestieri di “category manager” e “critici enogastronomici”. I primi operano nelle grandi strutture d’acquisto, sono signori che non guardano mai in viso, i secondi restituiscono, spesso a caro prezzo, l’identità perduta.Da qui l’ipertrofia dell’io e l’inevitabile deriva narcisistica, ultima possibilità di apparente sopravvivenza. I’io elevato a garante della qualità del vino, del suo valore organolettico e commerciale rinuncia per sempre alla possibilità di contatto con il mondo, e diventato sigillo di qualità, da quel momento in poi, parlerà solo con se stesso, rifiutando ogni dialogo.Il mio vino, le mie vigne, la mia ascendenza, il mio podere, mio padre, mia madre, i miei cani, le mie pratiche, le mie abitudini, le mie tecniche…Diretta conseguenza di tutto questo sono le foto di famiglia, di primi piani in vigna con il vestito buono, quello in tinta con la stagione o con l’etichetta di nuova promozione, gli avi esposti a garanti di competenze che lungi dall’essere la sommatoria di studi pregressi ed esperienze consolidate negli errori superati e pagati, diventano parti di un fantomatico e presunto asse ereditario.Tutta la retorica dell’io trova ampio spazio, ogni viticultore assorbito dal sistema diventa novello padreterno sulla volta della cappella Sistina, indirizzando con il proprio indice l’onnipotenza divina, conferisce al proprio mondo il valore universale del creato.Ma se invece di limitare la costruzione del nostro mondo interiore alla sole radici giudaico cristiane avessimo la possibilità di spaziare anche nel patrimonio greco, ci tornerebbe subito familiare il mito dell’androgino di Platone, riecheggerebbero a monito di qualsiasi presunzione attuale le parole di Aristofane, e l’ermafrodito lungi dal rappresentare l’incarnazione del mostruoso bizzarro avrebbe il giusto valore del compiuto.Il gioco, il divertimento dei bambini, la loro felicità, si interrompe nel momento in cui il primo del gruppo inizia a dire le parole io o mio, il mio interrompe, rompe l’armonia.Il mondo del vino vive nella noia perché ritiene che alla base di ogni generazione di senso e di valore ci sia l’io e che tutto ciò che vale trae origine dalla forza idealizzata di una potenza creatrice, l’io, il mio, le mie idee…Noioso e narciso sa solo parlare a sé stesso, riconosce unicamente il proprio volto nelle immagini irreali e patinate dei tabloid, il mondo fuori di sé non esiste se non nella misura in cui lo adula, lo eleva, nutre il suo patologico bisogno di riconoscimento che, un ambiente affollato e svalutante come quello in cui opera, tende inevitabilmente ad essere frustrato.Ed allora la fine è segnata?Il baratro inevitabile?Il silenzio l’unica risposta possibile ad un mondo che non pone domande perché incapace di ascoltare qualsiasi risposta?Forse no, l’arte e la letteratura, il bello ed il vero per definizione ci tendono una mano, ci indicano una direzione possibile, quella dell’assurdo.Davanti al didascalismo delle immagini di regime, davanti agli abiti inamidati in vigna, ai divani sui prati o in bottaia con nonni e bambini esposti a garanti del nostro sangue e del nostro sperma, di nuovo dell’io e del mio, Magritte e la sua pipa, Foucault ed il pensiero del fuori aprono una breccia.“Questo non è il mio vino” potrebbe essere il motto liberatorio ed alternativo per una viticultura autentica.Coltivare il dialogo con tutte le entità emozionali che abitano le terre che conduciamo come quelle circostanti, amare, alla pari ulivi e roverelle, potrebbe essere un gesto rivoluzionario.Ogni luogo ha un
Alba Rosea wine

Alba Rosea Nel panorama enologico il vino rosato non ha sempre la reputazione che merita, resta relativamente sconosciuto, e si hanno ancora pregiudizi o scarsa conoscenza a riguardo, eppure tali vini hanno caratteristiche tali da risultare davvero interessanti: sono fruttati, dotati di struttura leggera, destinati ad essere bevuti freschi e possono accompagnare l’intero pasto.Risulta tuttavia impossibile inquadrare in una definizione tecnologica i vini rosati. Questi vengono definiti dal loro colore, intermedio tra quello dei vini rossi e quello dei vini bianchi.Le loro tonalità percorrono, secondo la scheda A.i.s., la gamma di sfumature tra l’aranciato e il rosso chiaro e sono stati identificati nei termini di orientamento cromatico in: fiore di pesco, ramato, salmone, corallo, peonia.Il colore per questi vini è oggi il marcatore più importante: il consumatore attribuisce al rosato un carattere rassicurante, anzi rasserenante.Il rosato si avvicina al rosso per il tipo di vitigno utilizzato e per la presenza di una piccola quantità di antociani e di tannini, ma presenta altresì delle analogie con i vini bianchi per la freschezza, la costituzione e la tecnica di vinificazione.Esistono diversi metodi di realizzazione dei vini rosati, la scelta dell’una o dell’altra tecnica dipende dalla maturità dell’uva, dal tipo di vitigno scelto e dal profilo organolettico desiderato.In tutti i casi il vino rosato richiede attenzione durante tutto il processo di vinificazione al fine di ottenere un bel colore e aromi delicati ed espressivi allo stesso tempo.Il vino rosato, non è quindi un vino unico, ma un metodo per produrre infinite varianti.Questo significa che “Non è facile essere un rosato”. Abbiamo tentato l’ennesima sfida.Nasce Alba Rosea, il primo vino rosato di casa Rallo.Un vino fresco e gradevole, ottenuto da uve perricone, imbottigliato giovane, nella primavera successiva alla vendemmia.Rallo Azienda Agricola propone il perricone, l’antico vitigno siciliano in una versione più giovanile e versatile.Di colore accattivante, dal profumo delicato e dal gusto sapido e asciutto.Il bel colore rosa corallo anticipa note primaverili di frutti di bosco, marasca e fiori.Al palato è elegante, sapido e fresco. Spicca per il gusto morbido per il profumo fruttato e floreale.Si presta molto bene come aperitivo, in abbinamento ad antipasti magri, verdure, carni bianche. Ideale anche con la pizza. Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c ralloweblog AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. N Pressralloweblog Report vendemmia 2024 Report vendemmia 2024 La raccolta dell’uva per la vendemmia 2024 in casa Rallo, bianchisti tra Alcamo e Marsala, è iniziata il 16 agosto, con una decina di giorni di anticipo ri ralloweblog Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Pochi comparti agro industriali sono affollati come quello enologico, e le motivazioni sono essenzialmente due: basse barriere all’ingre ralloweblog Quando l’anima sa leggere Quando l’anima sa leggere Un antico paese siciliano fa da sfondo alla lenta quotidianità dei suoi abitanti. Spira il vento ricco di sale dalla poco lontana costa e rimescola
Byob, due parole su un giorno appena passato

Byob, due parole su un giorno appena passato Ogni vino racconta una storia; quella delle sue origini, dei luoghi in cui è nato, delle terre che lo hanno generato e degli uomini che lo hanno prodotto. Sono storie ricche di umanità e di tradizioni ed è bello lasciarsi sedurre da questi racconti, lasciarsi accompagnare in un viaggio immaginario. Solo un vino però ti colpisce in un particolare modo fino a diventare il tuo vino “del cuore” e sono forse, queste, le storie più affascinanti da ascoltare, specie se a raccontarle sono i migliori sommelier della tua terra. #Byob (bring your own bottle) è stata così : una fantastica giornata ricca di storie. Per la prima volta non siamo stati solo narratori ma abbiamo vestito, con estremo interesse, i panni degli ascoltatori. Dieci ragazzi, dieci sommelier, figure altamente competenti in materia, hanno aderito alla nostra iniziativa, un progetto inedito, nato con l’ intento di condividere opinioni, gusti, pensieri. La casa, quella tra le vigne a Pattipiccolo, il camino acceso, convivialità, e bottiglie coperte, una per ogni partecipante: si è data attenzione tanto agli aspetti tecnici quanto e soprattutto a quelli emozionali. Al momento della scoperta della bottiglia, infatti, partiva il racconto di chi l’aveva portata. C’era chi era molto sicuro di sè, chi temeva di risultare noioso e tagliava corto, chi ti dava realmente la sensazione di condurti in un luogo affascinante della terra dove lui stesso aveva visto produrre quel determinato vino. Succede così, perché chi racconta una storia, sia pure non sua, finisce per averla in parte vissuta mentre chi ascolta è colpito dalle novità, sta solo ad ascoltare ed è pronto così ad apprezzare. C’erano bottiglie siciliane, italiane, francesi. C’era passione tangibile nell’aria. Sono state ri-vissute così queste storie, individuali e collettive nello stesso momento. Una tavolata che si è riproposta anche in serata tra le pizze di bioesserì, nel centro di Palermo. Il vino non è mai casuale né banale, ma portatore di valori del gusto, della cultura alimentare, di civiltà. Grazie davvero a tutti coloro che hanno aderito: è stato davvero un piacere ascoltare le vostre storie, alla prossima! Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c ralloweblog AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. N Pressralloweblog Report vendemmia 2024 Report vendemmia 2024 La raccolta dell’uva per la vendemmia 2024 in casa Rallo, bianchisti tra Alcamo e Marsala, è iniziata il 16 agosto, con una decina di giorni di anticipo ri ralloweblog Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Pochi comparti agro industriali sono affollati come quello enologico, e le motivazioni sono essenzialmente due: basse barriere all’ingre ralloweblog Quando l’anima sa leggere Quando l’anima sa leggere Un antico paese siciliano fa da sfondo alla lenta quotidianità dei suoi abitanti. Spira il vento ricco di sale dalla poco lontana costa e rimescola
Rallo Azienda Agricola, #bianchistiditerritorio

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Un paesaggio e qualche storia

Un paesaggio e qualche storia Vediamo il paesaggio con gli occhi e lo percepiamo con gli altri sensi. Questo pensiero oggi può essere espresso anche in merito ad una degustazione. La strada interprovinciale Alcamo – Camporeale è stata chiusa al transito dal 28 gennaio scorso a causa di un cedimento del manto stradale ed è stata spostata la mobilità automobilistica, per quel breve tratto franato, su “via Allegrezza”, quasi un avvertimento di quanto può succederti se vieni a trovarci tra le vigne. Oggi a Patti Piccolo, ad Alcamo, abbiamo avuto in visita 10 giornalisti del primo Enotour dell’edizione 2019 del Sicilia en Primeur. Un pulmino da 10 posti che ha deciso di percorrere un percorso alternativo a quello alternativo suggerito. Ciò nonostante e allegria a parte, gli ospiti sono arrivati in perfetto orario. Dieci persone, due italiane, otto del resto del mondo. Di fronte ad un paesaggio proviamo emozioni, ricordi, stupore per la bellezza dei luoghi, curiosità. Tra le vigne di Alcamo il paesaggio è come un libro sulle cui pagine sono scritti, con linguaggi diversi, numerosi messaggi. Racconta infatti di natura, della storia dell’uomo e del modo di abitare il territorio, della capacità umana di prendersi cura dei valori comuni. Racconta ancora della storia attuale, della nostra famiglia, del nostro rapporto con la terra, con le vigne generatrici del nostro vino. Ma tutto questo il paesaggio forse lo suggerisce. Occorre avere occhi, orecchie e palato per gustare interamente la storia. Ed è questa la vera degustazione. Capire quello che avviene oltre la vigna. Il vino infatti lo si fa con le mani, con la testa, con il cuore. E’ vero che un buon critico deve saper distinguere tra gusti personali e giudizio il più possibile imparziale. Credo questa sia la differenza tra degustazione tecnica e degustazione edonistica. Tuttavia è altrettanto vero che un travaso tra i due momenti dello spirito (in senso figurato e anche letterale) è inevitabile. Con gli anni i propri gusti personali cambiano e tale cambiamento finisce per incidere, filtrando sottilmente, anche sulla visione professionale. Per comprendere appieno un paesaggio è necessario ricorrere a un’analisi che vada oltre l’esperienza immediata, dobbiamo dunque considerare che stiamo utilizzando un concetto che ha molte valenze diverse. E’ così anche il vino, un prodotto in cui l’uomo è al contempo attore e spettatore, in quanto risultato delle azioni, naturali e umane, che si sono succedute nel tempo. Come nell’antichità si scriveva su una pergamena che periodicamente veniva cancellata e riutilizzata per nuovi testi, così gli abitanti di un territorio scrivono e riscrivono continuamente il proprio contesto di vita, costruendo nuovi paesaggi. Oggi ad Alcamo scriviamo e raccontiamo di Catarratto e le nostre storie si chiamano Beleda e AV01, due storie scritte dalla stessa penna ma che si prestano semplicemente ad orecchie diverse. Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c ralloweblog AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. N Pressralloweblog Report vendemmia 2024 Report vendemmia 2024 La raccolta dell’uva per la vendemmia 2024 in casa Rallo, bianchisti tra Alcamo e Marsala, è iniziata il 16 agosto, con una decina di giorni di anticipo ri ralloweblog Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Pochi comparti agro industriali sono affollati come quello enologico, e le motivazioni sono essenzialmente due: basse barriere all’ingre ralloweblog Quando l’anima sa leggere Quando l’anima sa leggere Un antico paese siciliano fa da sfondo alla lenta quotidianità dei suoi abitanti. Spira il vento ricco di sale dalla poco lontana costa e rimescola
Il Suono Bianco

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AV01 a Salina

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