Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qualcuno che ha venti, trent’anni?
Non è una questione di gusto. I giovani bevono, scelgono, cercano esperienze autentiche con una consapevolezza che le generazioni precedenti non sempre avevano a quella età. Sanno riconoscere la qualità, apprezzano la storia dietro un prodotto, sono disposti a spendere bene quando capiscono perché.
Il problema, semmai, è di linguaggio.
Il vino ha costruito nel tempo un sistema di comunicazione ricco, autorevole, preciso, e in alcuni casi inaccessibile. Un vocabolario che parla a chi già sa, che celebra il passato con una riverenza che a volte esclude invece di invitare.
E i giovani, quando si sentono esclusi, non protestano, semplicemente guardano altrove.
Non si tratta di tradire niente. Le radici di un grande vino, il territorio, il vitigno, la storia di chi lo fa, sono esattamente ciò che lo rende interessante anche per chi è nato con internet in tasca. Ma quelle radici vanno raccontate in modo diverso.
Con meno solennità e più curiosità. Con meno distanza e più conversazione.
Noi ci pensiamo spesso, quando lavoriamo sui nostri vini e sul modo in cui li presentiamo.
E a volte il ragionamento porta anche a scelte concrete, come quella che ci ha portato a dare vita alla nostra nuova Malvasia low alcol. Non un compromesso, non una concessione al mercato: una risposta sincera a un modo diverso di vivere il vino, più leggero, più libero, senza rinunciare all’identità del vitigno e del territorio.
Non per inseguire una tendenza, ma per una ragione più semplice: se il vino che produciamo non trova le parole — e le forme — per parlare a chi ha il futuro davanti, stiamo mancando di rispetto non al passato, ma al futuro stesso.
Il vino non ha bisogno di essere difeso.
Ha bisogno di essere raccontato, ancora, e meglio.
Tutte le notizie
L’oro estivo
Il mese di Agosto in cucina non chiede elaborazioni: chiede un pomodoro maturo tagliato in due, un’insalata di finocchi e arance, un pane che profuma ancora di forno. Ed è p
Meno vino, più valore
Il presidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, lo ha detto senza mezzi termini in un’intervista al Sole 24 Ore: il vino italiano deve tagliare la produz
Verso la Vendemmia 2026
Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integ
Cartella Stampa 2026
cartella stampa 2026 Tutte le notizie ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né d
Forestieri in casa propria
C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci
L’assaggio, Roald Dahl
L’Assaggio di Roald Dahl è un piccolo capolavoro della letteratura enologica, anche se lui, genio beffardo e allergico a ogni forma di etichetta, probabilmente avrebbe detestato
Tre territori, un solo filo
Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e
La forza delle radici in un mercato che cambia
C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons
I vini bianchi dell’estate
C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri