Alessandra Brandi e Camellia tea house
Nonsolovino ospita Alessandra Brandi. Del tè, la sua più grande passione, ne ha fatto ragione di vita professionale. Camellia Tea house, in via San Lorenzo a Palermo, potremmo definirlo, infatti, il coronamento di un sogno. Non una semplice bottega. E’ il luogo dove ogni giorno Alessandra fa cultura del tè portando i clienti alla scoperta di un mondo variegato. In questo post si racconta e ci regala un vademecum sui tè e le coccole per riempire le nostre giornate di primavera inoltrata.
Sono sempre stata un’appassionata di tè. Nella mia cameretta, da piccola, organizzavo con set di tazze e teiere fantasiosi tea party con le mie bambole. Tutto nasce da un un libro regalatomi da mio padre. Raccontava la storia di una bambina che abitava in una baita in montagna e che ogni giorno, dopo lunghe scivolate sulla neve con lo slittino, si dilettava a prepare il tè. Mi affascinavano i rituali di questo gesto. L’accenzione del bollitore, il tè che riempiva la tazza, il tempo dedicato a gustarlo, a volte sola a volte con qualche amica. Mi affascinava sopratutto il fatto che non usasse la classica bustina da tè a cui ero abituata io ma foglie sfuse nell’acqua. Mi straniva che lei prendesse il tè giornalmente non perché stava male ma perché le piaceva e le dava benessere. Tutto ciò rimase per tanto tempo impresso nella mia mente. Crescendo iniziai a documentarmi e scoprii che esistevano il tè verde, tè bianco, tè giallo, tè nero, tè puer, tè oolong, prodotti tutti da un unica pianta, la Camellia Sinensis. Inizialmente questa pianta veniva coltivata in Cina, poi si diffuse in Asia, in India e nel resto del mondo. Di Camellia Sinensis esistono tantissime varianti. La differenza tra i vari tipi di tè consiste nella lavorazione delle foglie. Le foglie del tè verde, ad esempio, non vengono ossidate, ecco perché mantengono il loro colore. Invece le foglie del tè nero vengono ossidate e per questo diventano scure. E ancora, il tè bianco viene ricavato dalle prime foglie e una volta raccolte, rigorosamente a mano, vengono lavorate ed essiccate al sole. Le prime foglie e la lavorazione manuale fanno del tè bianco la varietà più pregiata (e costosa). Non a caso viene definito “il tè dell’imperatore”. Mentre il tè oolong o wulong o chiamato anche tè blu, è un tipo di tè semiossidato prodotto in Cina e a Taiwan. Le foglie vengono raccolte e immediatamente fatte appassire al sole, agitate nelle ceste cosicché i bordi si frantumino. Per finire esiste un’altra tipologia, il té puer, detto anche post- fermentato. Queste foglie subiscono un processo di lavorazione che contempla tante fasi, la più importante di queste è la maturazione delle foglie in cantine umide. Non a caso il suo aroma ricorda la terra umida. Questo tè è considerato per le sue proprietà “un’l’elisir di lunga vita”, in Cina addirittura viene considerato come una medicina. Inoltre il puer migliora con l’invecchiamento, come i vini pregiati. Purtroppo facciamo una vita molto frenetica e dedichiamo poco tempo a questa meravigliosa bevanda dalle infinite proprietà, ma credo che dedicare ogni giorno cinque minuti per la preparazione di un buon tè in foglia, potranno solo regalarci benessere al nostro corpo e alla nostra anima. Ed è proprio grazie a questa bevanda che tanti di noi abbiamo trascorso questa triste quarantena con una tazza calda di tè tra le nostre mani cercando di viaggiare con la mente scacciando i pensieri negativi e allo stesso tempo scaldando i nostri cuori e curando la nostra anima.
Ma adesso veniamo ai consigli e a come gustare al meglio una, o più, buone tazze si tè in queste giornate di primavera.
Sorseggiare una tazza di tè può solo far bene, che sia colazione, pranzo o break pomeridiano e questo a prescindere dalle stagioni. Tale bevanda infatti, non è da relegare solo a rilassanti pause invernali, il suo consumo risulta gradevole anche durante le stagioni calde. Il tè verde è consigliato in questo periodo. Risulta al gusto più erbaceo del tè nero ed è considerato dai cinesi più rinfrescante e, infatti, viene bevuto prevalentemente in primavera e in estate. In autunno invece viene preferito il tè nero per la sua capacità riscaldante. Tale consuetudine tuttavia non è seguita in modo sistematico ed è meglio scegliere il proprio tè in funzione dei propri desideri, bisogni e gusti. Io per esempio tra tutti prediligo il tè verde e lo bevo sempre, mattino, pomeriggio, estate o inverno.
Al mattino: Consiglio il tè nero, l’english breakfast o l’assam perché sicuramente sono i più corposi e anche quelli più facili da abbinare ai biscotti occidentali consumati durante la colazione. Una curiosità: al Dalai Lama piace l’assam. Quando è venuto a Palermo, il suo entoruage ha comprato l’assam da me, ero l’unica in città ad avere il tè che cercavano!
Pranzo: Mi viene in mente immediatamente il Lapsang Souchong, una varietà di tè nero cinese. Questo tè, dopo essere stato fatto ossidare, viene essiccato e affumicato con legno di pino o cedro. La sua caratteristica è la notevole nota affumicata che lo rende anche adatto all’utilizzo in cucina,. Un consiglio: usatelo per sfumare il risotto.
Dopo pranzo il tè consigliato è il Pu’er. Aiuta a digerire, brucia i grassi, contrasta il colesterolo cattivo.
E per le cene d’estate (arriveranno presto) consiglio due infusi: uno agli agrumi e uno ai frutti di bosco. Da infondere anche nel vino, preferibilmente bianco, insieme a ginger, sprite o bitter. Rinfrescanti, rilassanti, profumati. Provare per credere!
Tutte le notizie
La terra parla.
Un grappolo d’uva sana contiene già tutto ciò che serve per fare un grande vino. Non servono correzioni, additivi o alchimie. Serve rispetto. Il biologico è, prima di tutt
Identità Mediterranea
C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. La si usa molto, talvolta a sproposito, come etichetta da appiccicare a qualsiasi bottiglia
Una terra, tre racconti
C’è un vitigno che racconta la Sicilia meglio di qualsiasi altro: il Catarratto. Radici profonde nella tradizione, una capacità rara di rispecchiare il territorio in modo f
Coltivare il futuro
C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenib
Una favola antica
C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo
Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre.
Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual
Lo zen e la cerimonia del tè
“The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre
Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà
Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch
Nuovo quattro ante Rallo
Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo da poco mandato in st