Verso la Vendemmia 2026

Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integrante del mestiere di chi lavora la terra. In Sicilia questa non è una novità: è una lezione che i nostri vigneti hanno imparato da tempo. A Pattipiccolo, come in tutto l’entroterra di Alcamo, i vitigni autoctoni dimostrano ancora una volta la loro natura resiliente. Sono uve che nascono da questa terra e che a questa terra sanno rispondere: radici profonde, capacità di adattamento, un equilibrio costruito nei secoli tra pianta e clima mediterraneo. Anche nelle annate più calde, sanno custodire la loro identità. In vigna, l’attenzione si fa più mirata: si osservano le piante, si legge lo stato idrico del terreno, si valutano i segnali che ogni foglia e ogni grappolo comunicano. È un lavoro fatto di sensibilità e di esperienza, dove la tecnologia moderna si affianca al sapere di chi il vigneto lo cammina da una vita intera. Non è una battaglia contro il clima, ma un dialogo continuo: capire quando intervenire e quando lasciare che sia la pianta stessa a trovare il proprio equilibrio. Le foglie tengono i grappoli come si tiene qualcosa di prezioso tra le mani. Siamo ormai a pochi giorni prima prima della vendemmia e chiunque abbia vissuto in mezzo ai filari sa che ha un sapore tutto suo: di attesa e di responsabilità. In questi giorni il tempo si misura in modo diverso. Non con l’orologio, ma con il rifrattometro, con la luce del mattino sulle bucce, con il profumo che sale dai vigneti nelle prime ore del giorno, quando l’aria è ancora fresca e l’uva non si è ancora svegliata del tutto. Il lavoro di preparazione è lungo e metodico. Si preparano le forbici, si organizzano le cassette con cura, si chiama il camion refrigerante. Prepararsi alla vendemmia significa anche prepararsi a ciò che verrà dopo: il lavoro in cantina, la scelta dei lieviti, il momento in cui si decide che quel vino ha detto tutto quello che aveva da dire e può finalmente riposare. Ma prima viene l’attesa. E l’attesa non è mai vuota. È piena di tutto il lavoro dell’anno, delle potature di febbraio, delle piogge di primavera, delle scelte fatte nei momenti in cui nessuno guardava. La vendemmia è soltanto il momento in cui tutto questo diventa visibile, tangibile, reale. Noi siamo pronti. La vigna, lo era già da mesi. Ci aspettiamo una vendemmia 2026 che, come ogni annata siciliana, saprà raccontare la propria storia, e che, ancora una volta, restituirà nel bicchiere il carattere autentico della nostra terra. Nelle prossime settimane vi racconteremo la vendemmia in corso, territorio per territorio. Vi aspettiamo anche in cantina, se volete vedere da vicino come nasce un vino. Tutte le notizie ralloweblog Verso la Vendemmia 2026 Agosto porta con sé un caldo intenso, che quest’anno si fa sentire in tutta Europa e ricorda, ancora una volta, quanto la gestione dell’acqua sia diventata parte integ Pressralloweblog Cartella Stampa 2026 cartella stampa 2026 Tutte le notizie ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né d ralloweblog Forestieri in casa propria C’è una forma di smarrimento che non conosce boschi né nebbia, che non ha bisogno di bivi né di notti senza stelle. È lo smarrimento di chi abita un luogo senza abitarci Uncategorized L’assaggio, Roald Dahl L’Assaggio di Roald Dahl è un piccolo capolavoro della letteratura enologica, anche se lui, genio beffardo e allergico a ogni forma di etichetta, probabilmente avrebbe detestato ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri ralloweblog La terra parla. Un grappolo d’uva sana contiene già tutto ciò che serve per fare un grande vino. Non servono correzioni, additivi o alchimie. Serve rispetto. Il biologico è, prima di tutt ralloweblog Identità Mediterranea C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. La si usa molto, talvolta a sproposito, come etichetta da appiccicare a qualsiasi bottiglia
Tre territori, un solo filo

Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e più vero, che passa dal territorio. Dal suolo sotto i piedi, dall’aria che si respira, dalla luce che cambia a seconda di dove ti trovi. Noi facciamo vino in tre luoghi diversi, e ognuno di questi luoghi ha una voce propria. Tre paesaggi, tre climi, tre sensazioni che non si traducono in parole senza perdere qualcosa ma ci proviamo lo stesso. Patti Piccolo, ad Alcamo, è una contrada che si raggiunge salutando il paese, lasciandosi alle spalle la costa e il rumore del mare. Le colline dell’entroterra trapanese si aprono qui in panorami larghi e silenziosi, segnati dai filari, per lo più Catarratto, e da qualche casetta, ripostiglio degli attrezzi agricoli, piccole tracce dell’uomo nel paesaggio, discrete come chi lavora la terra senza bisogno di annunciarsi. Il clima è quello dell’interno siciliano: estati calde ma ventilate, notti che si rinfrescano quanto basta, escursioni termiche che fanno la differenza tra un vino piatto e un vino vivo. La terra è sabbiosa in collina, sargillosa man mano che si scende, tenace, generosa solo con chi la lavora con pazienza. Pattipiccolo a luglio significa sentire il calore che sale dal suolo e il vento che lo bilancia. Significa guardare i grappoli che maturano lentamente, con quella progressione silenziosa che somiglia alla crescita delle cose destinate a durare. L’esperienza sensoriale è quella di qualcosa di sospeso tra l’estate piena e l’attesa. Nel bicchiere, quella tensione diventa freschezza agrumata, sapidità, una bevibilità quasi ingenua che nasconde una struttura precisa. Spostandosi verso la costa occidentale, il paesaggio cambia radicalmente. La collina lascia il posto alla pianura, l’orizzonte si allarga fino al mare, e l’aria diventa salata non in modo metaforico, ma proprio fisicamente: il vento che arriva dallo Stagnone porta con sé il sale delle saline, lo deposita sui filari, entra nel Grillo che cresce qui da generazioni. Le Piane Liquide sono questo: un territorio dove la vigna e il mare si guardano da vicino, dove la luce riflessa dall’acqua è diversa da qualsiasi altra luce, bianca e piatta e abbagliante nel modo tipico della Sicilia occidentale. L’estate è lunga, calda, asciutta. Il vento è costante, quasi ossessivo, un maestrale che non chiede permesso e che, nel tempo, ha plasmato sia il paesaggio che le piante. Il Grillo che nasce qui porta tutto questo con sé: la mineralità del sale, la luminosità del mare, quella sapidità che non si ottiene in cantina ma solo vivendo anni dopo anni in questo posto specifico. Bere un Bianco Maggiore o La Maggiore con gli occhi chiusi è, in qualche modo, stare affacciati sullo Stagnone. Poi c’è Pantelleria. E Pantelleria è un’altra cosa. Un’isola vulcanica a 70 chilometri dall’Africa, dove il vento soffia con tale intensità da aver costretto le viti a crescere basse, quasi sdraiate sul suolo lavico, in una forma di allevamento, l’alberello pantesco, riconosciuta dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. La terra è nera, vulcanica, porosa. Il suolo assorbe il calore di giorno e lo rilascia di notte, creando un microclima unico. Lo Zibibbo, il Moscato di Alessandria, cresce qui come non cresce da nessun’altra parte, concentrato, aromatico, capace di esprimere profumi di albicocca secca, fichi, miele, erbe mediterranee che sembrano arrivare da un altro tempo. Stare in vigna a Pantelleria significa capire immediatamente perché certi vini sono possibili solo lì. Non è romanticismo: è agronomia, geologia, storia. È un posto che ti entra dentro prima ancora che tu apra la bottiglia. Il filo che tiene tutto insieme. Tre territori così diversi potrebbero sembrare una contraddizione per una cantina sola. In realtà sono la sua ricchezza più grande e la sua responsabilità più alta. Perché lavorare in tre luoghi così distinti significa non potersi permettere una sola risposta valida per tutti. Significa ascoltare ogni vigna per quello che è, senza forzarla a diventare qualcosa d’altro. Il filo che tiene insieme Alcamo, Marsala e Pantelleria non è uno stile, non è una tecnica. È un’attitudine: la convinzione che il vino migliore sia quello che sa dove è nato e che lo dimostri nel bicchiere, senza bisogno di spiegazioni. Tutte le notizie ralloweblog Tre territori, un solo filo Un modo di conoscere il vino è quello che passa dalla sua scheda tecnica, dal vitigno, gradazione, temperatura di servizio, abbinamenti. Ma c’è un altro modo, più lento e ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri ralloweblog La terra parla. Un grappolo d’uva sana contiene già tutto ciò che serve per fare un grande vino. Non servono correzioni, additivi o alchimie. Serve rispetto. Il biologico è, prima di tutt ralloweblog Identità Mediterranea C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. La si usa molto, talvolta a sproposito, come etichetta da appiccicare a qualsiasi bottiglia ralloweblog Una terra, tre racconti C’è un vitigno che racconta la Sicilia meglio di qualsiasi altro: il Catarratto. Radici profonde nella tradizione, una capacità rara di rispecchiare il territorio in modo f ralloweblog Coltivare il futuro C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenib ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è
La forza delle radici in un mercato che cambia

C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i consumi si riducono, i volumi rallentano, le tensioni geopolitiche influenzano gli scambi internazionali e i mercati diventano sempre più complessi e competitivi. Eppure, osservando con attenzione ciò che accade, emerge un quadro diverso da quello che una lettura superficiale potrebbe suggerire. Più che una crisi, sembra una trasformazione. Secondo l’analisi dei trend del vino 2025-2026 elaborata da Vinarius, il mercato sta attraversando una fase in cui diminuiscono i consumi in volume ma cresce il valore complessivo delle vendite. Il consumatore è cambiato: è più informato, più selettivo, meno incline all’acquisto abituale e più orientato a scegliere con consapevolezza. Cerca qualità, autenticità, sostenibilità e un legame reale con il territorio di origine. L’Annual Report 2026 di Valoritalia fotografa come nel 2025 i vini bianchi fermi sono cresciuti del 6,3%, i rosati del 5,7% e gli spumanti dell’1,7%, mentre i vini rossi hanno registrato una flessione superiore al 13%. Il mercato sta ridisegnando le proprie preferenze e lo fa seguendo la ricerca di freschezza, leggerezza, equilibrio e bevibilità. Vini capaci di accompagnare nuovi stili di consumo, più attenti alla qualità dell’esperienza che alla quantità, senza rinunciare alla complessità e al carattere. Le difficoltà esistono e sarebbe inutile negarlo. L’aumento dei costi di produzione, l’incertezza economica e la pressione competitiva richiedono capacità di adattamento e visione strategica. Tuttavia, il Rapporto Mediobanca sul settore vinicolo evidenzia come il 58% dei principali produttori italiani preveda una crescita delle vendite nel 2026, mentre il 70% continua a considerare il comparto attrattivo e ricco di prospettive. Le direttrici di sviluppo sembrano ormai ben definite: diversificazione dell’offerta, apertura a nuovi mercati, innovazione sostenibile, comunicazione più efficace, crescita dell’enoturismo e costruzione di una relazione sempre più vera con il cliente. Sul fronte internazionale, secondo Vinarius, sono soprattutto i mercati extraeuropei a sostenere la domanda di vini premium italiani. Il mondo continua a cercare il vino italiano di qualità, riconoscendone il valore culturale oltre che produttivo. La sfida, oggi, non è soltanto esportare, ma saper raggiungere quei consumatori con il prodotto giusto, nel momento giusto, attraverso una narrazione credibile e coerente. In uno scenario in continua evoluzione, c’è però un elemento che non cambia: il valore del territorio. Come evidenzia l’analisi di Vinbacco sul mercato italiano, la competizione si gioca sempre più sulla capacità di esprimere identità, garantire continuità qualitativa e presidiare con efficacia i canali di vendita. In una sola parola: autenticità. Perché il territorio non è soltanto un’origine geografica, ma un patrimonio di cultura, tradizioni, persone e competenze che si riflette nel vino ancora prima che nelle parole. È una convinzione che accompagna la nostra storia da oltre 160 anni. Una visione che ha attraversato generazioni, cambiamenti di mercato e trasformazioni del gusto, senza mai perdere il legame con la propria origine. Oggi, in un contesto che premia sempre più la qualità, la distintività e la capacità di raccontare una storia vera, questa eredità rappresenta una risorsa ancora più preziosa. Rallo continua a guardare al futuro partendo dalle proprie radici: Alcamo, Marsala, Pantelleria. Territori diversi ma profondamente complementari, che racchiudono l’anima più autentica della Sicilia vitivinicola. Luoghi che da sempre ispirano il nostro lavoro e danno voce ai nostri vini. Perché crediamo che il futuro del vino non appartenga a chi rincorre le tendenze, ma a chi sa interpretare il cambiamento restando fedele alla propria identità. Ed è proprio da questa identità che continuiamo a costruire il nostro domani. Tutte le notizie ralloweblog La forza delle radici in un mercato che cambia C’è un momento, nella vita di un settore, in cui i numeri smettono di rassicurare e iniziano a porre domande. Il vino italiano sta vivendo questa fase da alcuni anni: i cons ralloweblog I vini bianchi dell’estate C’è un momento preciso in cui l’estate smette di essere una promessa e diventa una certezza. È quando la luce cambia, si fa più lenta, più dorata e l’unica ri ralloweblog La terra parla. Un grappolo d’uva sana contiene già tutto ciò che serve per fare un grande vino. Non servono correzioni, additivi o alchimie. Serve rispetto. Il biologico è, prima di tutt ralloweblog Identità Mediterranea C’è una parola che ritorna spesso quando si parla di vino siciliano: identità. 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La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre
Una terra, tre racconti

C’è un vitigno che racconta la Sicilia meglio di qualsiasi altro: il Catarratto. Radici profonde nella tradizione, una capacità rara di rispecchiare il territorio in modo fedele e sempre sorprendente. Da questo convincimento nasce la nostra trilogia: tre vini, una sola uva, un racconto in cui ogni bottiglia è un capitolo diverso. Perché il Catarratto è il vitigno in cui Rallo crede profondamente, su cui sperimenta, investe e continua a interrogarsi. AV01, catarratto naturale. Niente solfiti aggiunti, nessuna mediazione. Questo è il Catarratto nella sua forma più autentica, capace di trasmettere con franchezza assoluta il carattere del suolo e del sole siciliano. Un vino per chi ama ascoltare, prima ancora di bere. Crudo, vitale, imperfettamente vero, come tutto ciò che non ha bisogno di maschere. In ogni bottiglia, la natura non viene corretta. Viene semplicemente accompagnata. Nato dalla vendemmia 2025, Lucido è il nostro nuovo ingresso in famiglia. Fresco, immediato, pensato per essere aperto e goduto senza attendere. In ogni sorso ritrovi i profumi tipici della cultivar: il fiore bianco, la mineralità appena salina, quella tensione agrumata che è firma del vitigno. Un vino di prontezza e sincerità, perfetto per chi vuole il Catarratto nella sua espressione più vivace, adesso. Solo le migliori uve, selezionate con cura certosina danno vita al Beleda, nato da una scelta, quella di non accontentarsi, e che porta in bottiglia la complessità di chi sa aspettare. Un vino elegante, strutturato, destinato a chi ha la pazienza di aprirlo anni dopo averlo acquistato, e la curiosità di scoprire cosa diventa il Catarratto quando il tempo lavora al suo fianco. Beleda non è una risposta. È una promessa. Tre bottiglie, un solo territorio. La trilogia del Catarratto Rallo è un invito a esplorare le sfaccettature di un vitigno straordinario — dalla franchezza naturale di AV01 alla gioia immediata di Lucido, fino all’eleganza paziente di Beleda. Un progetto in divenire, perché il Catarratto non ha ancora finito di sorprenderci. Tutte le notizie ralloweblog Una terra, tre racconti C’è un vitigno che racconta la Sicilia meglio di quasi ogni altro: il Catarratto. Radici profonde nella tradizione, una capacità rara di rispecchiare il territorio in modo ralloweblog Coltivare il futuro C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenib ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo da poco mandato in st ralloweblog AntePrima 2026 AntePrima 2026 C’è un appuntamento che, ogni anno, segna l’inizio di una nuova stagione per Rallo. Si chiama AntePrima, e anche quest’anno ha mantenuto la sua pr ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra
Una favola antica

C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la forza che hanno, che il figlio porti davvero una benedizione nel mondo. E Benedetto Vesco, senza saperlo, fece esattamente questo. Il suo pezzo di terra era piccolo. Venti ettari di argilla e sabbia nel cuore della Sicilia occidentale, dove il vento arrivava carico di odori antichi e il silenzio aveva la consistenza di qualcosa di vivo. Molti di quegli ettari erano piantati a sommacco, quella pianta dalle foglie rosse usata per conciare le pelli. Per generazioni aveva nutrito famiglie intere. Ma il sommacco non sa aspettare: quando il mercato cambia, lui cambia con il mercato, e non chiede permesso a nessuno. Benedetto capì questo prima degli altri. Non perché fosse più intelligente, era semplicemente uno di quegli uomini che sanno ascoltare la terra come si ascolta un vecchio amico che non parla spesso ma, quando parla, dice sempre la cosa giusta. Un mattino d’autunno Benedetto decise. Sradicò il sommacco. Non con rabbia ma con la stessa delicatezza con cui si chiude un libro che si è amato molto e si sa che non si riaprirà più. Al suo posto piantò viti. E ulivi. La gente del paese lo guardava con quella faccia che fanno le persone quando qualcuno fa una cosa sensata che però nessuno aveva pensato di fare prima. — Benedetto, e il sommacco? — gli chiedevano. — Il sommacco ha fatto il suo tempo — rispondeva lui, senza smettere di zappare. — La vite e l’ulivo hanno tutto il tempo del mondo. Passarono gli anni. Le viti crescevano come crescono le cose pazienti: lentamente, con radici sempre più profonde, con frutti sempre più onesti. E ogni volta che nasceva un figlio in casa Vesco, Benedetto piantava un nuovo ulivo. Era il suo modo di dire: tu sei di questa terra, e questa terra è tua. Quando nacque il suo ultimo figlio, un bambino dagli occhi scuri come il caffè che chiamarono Andrea, Benedetto piantò l’ulivo più bello di tutti. Lo scelse con cura, come si sceglie un dono per qualcuno che si ama senza riserve. Lo piantò in un posto riparato dal maestrale, dove la luce del pomeriggio cadeva lunga e generosa sulla terra. — Quest’ulivo — disse alla moglie quella sera — crescerà insieme al bambino. Quando Andrea sarà vecchio, l’ulivo sarà ancora lì. E quando Andrea non ci sarà più, l’ulivo continuerà a fare le sue olive, come se niente fosse cambiato. La moglie rise, perché sapeva che Benedetto parlava con la terra come altri parlano con Dio e forse non c’era poi molta differenza. Il nome Andrea rimase nella famiglia come rimangono le cose vere: senza che nessuno lo decidesse davvero, passando di generazione in generazione come un appuntamento che si rinnova da solo. E così, molti decenni dopo, quando un uomo di nome Andrea Vesco acquistò un baglio antico sul lungomare di Marsala e scrisse sopra un nome famoso, il nome di Diego Rallo, non stava facendo solo un affare. Stava annodando due fili che il tempo aveva tenuto separati: quello di un uomo che aveva insegnato al vino a traversare il mare, e quello di un uomo che aveva insegnato alla terra a non sprecare niente di ciò che sapeva dare. Oggi, se vai ad Alcamo e cammini tra i filari di Rallo, puoi ancora riconoscere gli ulivi di Benedetto. Non per come sono fatti, tutti gli ulivi antichi si somigliano un poco, ma per come stanno nel paesaggio: come chi sa di essere al posto giusto e non ha nessun bisogno di dimostrarlo. E l’attuale Andrea Vesco, quando cammina tra quei filari, prima che arrivi il caldo e il rumore del giorno, a volte si ferma davanti a un ulivo particolarmente grande e tace un momento. Non lo sa con certezza, ma qualcosa in lui ricorda. Perché certe cose, la cura per la terra, il coraggio di cambiare, la pazienza di aspettare il frutto non si imparano dai libri. Si ereditano. Come un nome. Come un ulivo. Come la capacità di ascoltare quello che la terra, quando è trattata con rispetto, non smette mai di dire. Tutte le notizie ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. 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100 anni di Pattipiccolo

100 anni di Pattipiccolo La storia di un vino, di una cantina o, più precisamente, di un buon calice consumato a tavola, non è quasi mai un evento riconducibile a fatti univoci o lineari. È, invece, un intreccio, una combinazione di momenti nati in tempi lontani, nei quali si fondono persone, carattere, famiglie, valori, sapori, memoria e scommesse economiche. La vigna legge i pensieri di chi la lavora entrando in simbiosi con uomini e terra, e creando quella che molti riescono a descrivere solo come una “magia”. Andrea e Sarah Vesco celebrano oggi la Tenuta di Pattipiccolo, uno dei pilastri di Azienda Agricola Rallo, un polmone verde dove viti, ulivi e bosco convivono felicemente. La famiglia la possiede da 100 anni, esattamente dall’8 maggio del 1920. Fu Don Benedetto Vesco ad acquistarla e a trasformarla verso la produzione di vini bianchi di qualità ottenuti da uve Catarratto – come le etichette Beleda e AV01 – uve Insolia, o dalla più rara e pregiata uva Zibibbo, e olio extravergine. Fu un acquisto precedente al tuffo nell’avventura della cantina “Rallo”, avvenuto nel 1997 e, di fatto, ha cambiato la storia della cantina e della famiglia. La tenuta si trova presso il comune di Alcamo, a confine con Monreale, ed è estesa circa 100 ettari: 68 ettari di vigna, circondati da 10 di bosco, 7 di uliveto e 12 di grano e seminativo. Patti Piccolo è un ecosistema intimamente mediterraneo che, ancora oggi, conserva un particolare equilibrio grazie all’approccio sostenibile, in biologico, nel coltivare la terra. Ma in questi suoli, fertili e sabbiosi, si coltiva la vite da oltre 300 anni. Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c ralloweblog AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. N Pressralloweblog Report vendemmia 2024 Report vendemmia 2024 La raccolta dell’uva per la vendemmia 2024 in casa Rallo, bianchisti tra Alcamo e Marsala, è iniziata il 16 agosto, con una decina di giorni di anticipo ri ralloweblog Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Pochi comparti agro industriali sono affollati come quello enologico, e le motivazioni sono essenzialmente due: basse barriere all’ingre ralloweblog Quando l’anima sa leggere Quando l’anima sa leggere Un antico paese siciliano fa da sfondo alla lenta quotidianità dei suoi abitanti. Spira il vento ricco di sale dalla poco lontana costa e rimescola
Il racconto di Pattipiccolo

Il racconto di Pattipiccolo Il giorno 8 maggio dell’anno 1920 in Giuliana (PA) quale fosse lo stato d’animo, le speranze e le paure, così come le aspettative economiche, le prospettive imprenditoriali di Don Benedetto Vesco al momento della stipula, per 84.000 lire pagate in biglietti di banca, dell’atto di acquisto di una porzione di quella che fu, per più di 4 secoli masseria denominata Pattipiccolo ma già nota come Mistretta, oggi non è dato saperlo.I documenti disponibili danno accesso a molte informazioni, sono ricche di dettagli ma da questi desumere i sentimenti di un uomo è impossibile; nonostante ciò, sarebbe plausibile pensare oggi, a 100 anni di distanza, che quell’uomo mai avrebbe potuto sperare ne tanto meno immaginare una continuità generazionale così prolungata. Allora, come oggi, quei fondi agricoli producevano uva e grano; olive no, non ancora.L’uliveto, sulla montagnola, sarebbe stato piantato qualche anno dopo, nel 1922 in occasione della nascita di uno dei suoi figli, il settimo, Andrea, mio nonno.L’ulivo sostituì il sommacco, estremamente ricercato fino ad allora per la concia delle pelli e sulla cui economia si era anche basata la ricchezza agraria della seconda metà dell’ottocento siciliano, ma già superato dai progressi della chimica. Tra gli ulivi, secolari, e tenacemente ancorati al suolo, ancora oggi qualche pianta di sommacco rimane, vivente vestigia di un passato oramai remoto. Oggi la triade mediterranea caratterizza il paesaggio e scandisce, nei singoli cicli biologici, i tempi delle nostre attività, identifica la proposta commerciale e ci qualifica come produttori agricoli di territorio specializzati in vino, in particolare bianco.Nel 1920 il vino veniva prodotto con tecniche che oggi possono a diritto definirsi arcaiche, commercializzato sfuso e misurato in botti da 416 litri, ma ieri come oggi era bianco e proveniente da uve Catarratto o Insolia, più raramente Zibibbo.La bottiglia, quale contenitore “standard” dalle nostre parti identifica la modernità e segna il passaggio del consumo dalla regolarità domestica all’occasionalità conviviale e celebrativa.Tutto è cambiato da allora, sono cambiati gli attori, è cambiata la società, l’umanità ha vissuto e pagato il prezzo di due guerre mondiali, di più di un genocidio, si sono radicalmente modificati gli equilibri tra città e campagna, si sono affinate le tecniche enologiche, sono mutate le aspettative e rinnovati i consumi ma Alcamo con il suo contado è rimasto il centro più vocato e rinomato per la produzione di vini bianchi di tutta la Sicilia così come Pattipiccolo è rimasto il fulcro di una produzione unica nel suo genere per ragioni pedoclimatiche e micro-zonali che consentono oggi di produrre e proporre vini come il Beleda o l’AV01 che fanno di Rallo uno dei più autorevoli rappresentati enologici di tutta l’isola. Rallo che già nel 1860 nelle cantine a Marsala produceva autentiche delizie, oggi è forte di un’ulteriore base ampelografica, diversa da quella marsalese me non per questo meno prestigiosa e soprattutto utile ad ampliare l’offerta già basata sull’uva Grillo nelle diverse possibili varianti fortificate e non. Nel tempo le singole storie di intrecciano, nel 1920, il giorno 8 del mese di Maggio, il mio bisnonno mai avrebbe potuto immaginare che la porzione di terra acquistata si sarebbe tramandata per generazioni, si sarebbe caricata di valori simbolici più forti di quelli economici, avrebbe un giorno fatto da base produttiva stabile per uno dei più prestigiosi marchi dell’enologia siciliana di allora e di oggi, che le uve coltivate su quelle parcelle di terreno avrebbero dato origine a vini conosciuti ed apprezzati in gran parte del mondo, destinati a finire in bottiglie in vetro con un tappo in sughero per essere conservati e trasportati prima di essere consumati sulle tavole per celebrare eventi o semplici singoli momenti.Nessuno sa oggi cosa accadrà nei prossimi cento anni ma una cosa è certa che oggi la grande tradizione enologica rappresentata dall’identità Rallo può contare, tra gli altri, su uno dei territori più vocati e di grande suggestione paesaggistica. Pattipiccolo è ideale per la coltivazione di uve bianche utili a produrre vini destinati a lunghi affinamenti in bottiglia e l’eredità fondiaria da me raccolta attraverso 4 generazioni, con il supporto diretto e partecipe di ogni singolo membro della famiglia, può vantare il sostegno di un tesoro esperienziale, RALLO, conosciuto ed identificabile attraverso le 5 lettere che ne riproducono il suono e che a sua volta fino al 1997 ha, anche quello, rappresentato oltre se stesso anche il cognome e la storia di una famiglia, di uomini e donne, che dal 1860, nel susseguirsi delle generazioni e nello ripetersi dei nomi: Diego, Antonio e Giacomo, hanno vissuto per lo sviluppo ed il consolidamento delle proprie produzioni della propria storia; ognuno di loro, con stati d’animo, speranze, paure, aspettative ed interessi che oggi è impossibile conoscere appieno e rappresentare, solo immaginare. Le storie si intrecciano, la storia cammina sulle gambe di ognuno di noi ma indifferente ai nostri stati d’animo, effimeri e passeggeri. Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. 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Byob, due parole su un giorno appena passato

Byob, due parole su un giorno appena passato Ogni vino racconta una storia; quella delle sue origini, dei luoghi in cui è nato, delle terre che lo hanno generato e degli uomini che lo hanno prodotto. Sono storie ricche di umanità e di tradizioni ed è bello lasciarsi sedurre da questi racconti, lasciarsi accompagnare in un viaggio immaginario. Solo un vino però ti colpisce in un particolare modo fino a diventare il tuo vino “del cuore” e sono forse, queste, le storie più affascinanti da ascoltare, specie se a raccontarle sono i migliori sommelier della tua terra. #Byob (bring your own bottle) è stata così : una fantastica giornata ricca di storie. Per la prima volta non siamo stati solo narratori ma abbiamo vestito, con estremo interesse, i panni degli ascoltatori. Dieci ragazzi, dieci sommelier, figure altamente competenti in materia, hanno aderito alla nostra iniziativa, un progetto inedito, nato con l’ intento di condividere opinioni, gusti, pensieri. La casa, quella tra le vigne a Pattipiccolo, il camino acceso, convivialità, e bottiglie coperte, una per ogni partecipante: si è data attenzione tanto agli aspetti tecnici quanto e soprattutto a quelli emozionali. Al momento della scoperta della bottiglia, infatti, partiva il racconto di chi l’aveva portata. C’era chi era molto sicuro di sè, chi temeva di risultare noioso e tagliava corto, chi ti dava realmente la sensazione di condurti in un luogo affascinante della terra dove lui stesso aveva visto produrre quel determinato vino. Succede così, perché chi racconta una storia, sia pure non sua, finisce per averla in parte vissuta mentre chi ascolta è colpito dalle novità, sta solo ad ascoltare ed è pronto così ad apprezzare. C’erano bottiglie siciliane, italiane, francesi. C’era passione tangibile nell’aria. Sono state ri-vissute così queste storie, individuali e collettive nello stesso momento. Una tavolata che si è riproposta anche in serata tra le pizze di bioesserì, nel centro di Palermo. Il vino non è mai casuale né banale, ma portatore di valori del gusto, della cultura alimentare, di civiltà. Grazie davvero a tutti coloro che hanno aderito: è stato davvero un piacere ascoltare le vostre storie, alla prossima! Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c ralloweblog AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. N Pressralloweblog Report vendemmia 2024 Report vendemmia 2024 La raccolta dell’uva per la vendemmia 2024 in casa Rallo, bianchisti tra Alcamo e Marsala, è iniziata il 16 agosto, con una decina di giorni di anticipo ri ralloweblog Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Pochi comparti agro industriali sono affollati come quello enologico, e le motivazioni sono essenzialmente due: basse barriere all’ingre ralloweblog Quando l’anima sa leggere Quando l’anima sa leggere Un antico paese siciliano fa da sfondo alla lenta quotidianità dei suoi abitanti. Spira il vento ricco di sale dalla poco lontana costa e rimescola
“Per essere realmente semplici bisogna essere realmente profondi” J. IVE

“Per essere realmente semplici bisogna essere realmente profondi” J. IVE I video emozionano. Immagini, parole, musica: la combinazione perfetta per parlare al cuore delle persone. E noi di Rallo abbiamo scelto questo mezzo per mostrarVi il nostro mondo. Ci siamo basati sulla nostra storia, una storia iniziata ad Alcamo, tra campi di grano, orzo e qualche vigna per condurvi con mano dove è cominciato tutto, su queste terre antiche dove oggi il paesaggio del vigneto domina incontrastato e determina straordinarie geometrie di filari che si susseguono incessantemente di collina in collina. I filari dei vigneti si alternano agli oliveti e danno vita ad un’animata geometria che racconta il lavoro di generazioni di uomini: una terra vocata prevalentemente alla coltivazione di uve bianche. E’ questa la nostra realtà. Il video continua: terre, paesaggi, sentimenti: gioia, paura, speranza e molto altro ancora. Il video stabilisce una speciale connessione con chi lo guarda. Il video parla. Ha scelto il linguaggio e il tono di voce di Andrea. L’Azienda si racconta, comunica, inizia per la prima volta ad avere una determinata personalità, diventa umana. Le distanze si accorciano, nascono nuove conversazioni. Il dolce andamento collinare dei terreni mostra una campagna ricca di coltivi ed offre vedute di rara bellezza. Così il vino, nella sua innegabile complessità, deve arrivare al cuore del pubblico senza mediazioni, in maniera semplice e diretta, dovrebbe regalare un’emozione, soddisfare l’essenziale bisogno di effimero. L’ autenticità e l’identità che stiamo ricercando possono essere forniti solo dal luogo di origine. Ecco allora il video. Raccontare qualcosa di unico, accompagnarvi per la prima volta a casa nostra in maniera semplice e profonda. Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c ralloweblog AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. N Pressralloweblog Report vendemmia 2024 Report vendemmia 2024 La raccolta dell’uva per la vendemmia 2024 in casa Rallo, bianchisti tra Alcamo e Marsala, è iniziata il 16 agosto, con una decina di giorni di anticipo ri ralloweblog Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Pochi comparti agro industriali sono affollati come quello enologico, e le motivazioni sono essenzialmente due: basse barriere all’ingre ralloweblog Quando l’anima sa leggere Quando l’anima sa leggere Un antico paese siciliano fa da sfondo alla lenta quotidianità dei suoi abitanti. Spira il vento ricco di sale dalla poco lontana costa e rimescola
Rallo Azienda Agricola, #bianchistiditerritorio

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