Una terra, tre racconti

C’è un vitigno che racconta la Sicilia meglio di qualsiasi altro: il Catarratto. Radici profonde nella tradizione, una capacità rara di rispecchiare il territorio in modo fedele e sempre sorprendente. Da questo convincimento nasce la nostra trilogia: tre vini, una sola uva, un racconto in cui ogni bottiglia è un capitolo diverso. Perché il Catarratto è il vitigno in cui Rallo crede profondamente, su cui sperimenta, investe e continua a interrogarsi. AV01, catarratto naturale. Niente solfiti aggiunti, nessuna mediazione. Questo è il Catarratto nella sua forma più autentica, capace di trasmettere con franchezza assoluta il carattere del suolo e del sole siciliano. Un vino per chi ama ascoltare, prima ancora di bere. Crudo, vitale, imperfettamente vero, come tutto ciò che non ha bisogno di maschere. In ogni bottiglia, la natura non viene corretta. Viene semplicemente accompagnata. Nato dalla vendemmia 2025, Lucido è il nostro nuovo ingresso in famiglia. Fresco, immediato, pensato per essere aperto e goduto senza attendere. In ogni sorso ritrovi i profumi tipici della cultivar: il fiore bianco, la mineralità appena salina, quella tensione agrumata che è firma del vitigno. Un vino di prontezza e sincerità, perfetto per chi vuole il Catarratto nella sua espressione più vivace, adesso. Solo le migliori uve, selezionate con cura certosina danno vita al Beleda, nato da una scelta, quella di non accontentarsi, e che porta in bottiglia la complessità di chi sa aspettare. Un vino elegante, strutturato, destinato a chi ha la pazienza di aprirlo anni dopo averlo acquistato, e la curiosità di scoprire cosa diventa il Catarratto quando il tempo lavora al suo fianco. Beleda non è una risposta. È una promessa. Tre bottiglie, un solo territorio. La trilogia del Catarratto Rallo è un invito a esplorare le sfaccettature di un vitigno straordinario — dalla franchezza naturale di AV01 alla gioia immediata di Lucido, fino all’eleganza paziente di Beleda. Un progetto in divenire, perché il Catarratto non ha ancora finito di sorprenderci. Tutte le notizie ralloweblog Una terra, tre racconti C’è un vitigno che racconta la Sicilia meglio di quasi ogni altro: il Catarratto. Radici profonde nella tradizione, una capacità rara di rispecchiare il territorio in modo ralloweblog Coltivare il futuro C’è una parola che al Vinitaly 2026 è risuonata più di tutte le altre nei convegni, nelle conversazioni tra produttori, negli incontri con i buyer internazionali: sostenib ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. La domanda più onesta è un’altra: il vino sta ancora parlando a qual ralloweblog Lo zen e la cerimonia del tè “The Book of Tea” o in italiano Lo zen e la cerimonia del tè di Kakuzo Okakura è un saggio breve ma straordinariamente denso, pubblicato nel 1906 e ancora oggi sorpre ralloweblog Il legno e il vino, una storia lunga quanto la civiltà Tutto inizia molto prima di quanto si possa immaginare. Le prime testimonianze dell’uso del legno per conservare e trasportare il vino ci arrivano dagli assiro-babilonesi, ch Pressralloweblog Nuovo quattro ante Rallo Nuovo quattro ante Rallo Rivisto, rinnovato, essenziale. Dopo mesi di lavoro sui contenuti, sulla struttura narrativa e sull’identità visiva, abbiamo da poco mandato in st ralloweblog AntePrima 2026 AntePrima 2026 C’è un appuntamento che, ogni anno, segna l’inizio di una nuova stagione per Rallo. Si chiama AntePrima, e anche quest’anno ha mantenuto la sua pr ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra
Una favola antica

C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la forza che hanno, che il figlio porti davvero una benedizione nel mondo. E Benedetto Vesco, senza saperlo, fece esattamente questo. Il suo pezzo di terra era piccolo. Venti ettari di argilla e sabbia nel cuore della Sicilia occidentale, dove il vento arrivava carico di odori antichi e il silenzio aveva la consistenza di qualcosa di vivo. Molti di quegli ettari erano piantati a sommacco, quella pianta dalle foglie rosse usata per conciare le pelli. Per generazioni aveva nutrito famiglie intere. Ma il sommacco non sa aspettare: quando il mercato cambia, lui cambia con il mercato, e non chiede permesso a nessuno. Benedetto capì questo prima degli altri. Non perché fosse più intelligente, era semplicemente uno di quegli uomini che sanno ascoltare la terra come si ascolta un vecchio amico che non parla spesso ma, quando parla, dice sempre la cosa giusta. Un mattino d’autunno Benedetto decise. Sradicò il sommacco. Non con rabbia ma con la stessa delicatezza con cui si chiude un libro che si è amato molto e si sa che non si riaprirà più. Al suo posto piantò viti. E ulivi. La gente del paese lo guardava con quella faccia che fanno le persone quando qualcuno fa una cosa sensata che però nessuno aveva pensato di fare prima. — Benedetto, e il sommacco? — gli chiedevano. — Il sommacco ha fatto il suo tempo — rispondeva lui, senza smettere di zappare. — La vite e l’ulivo hanno tutto il tempo del mondo. Passarono gli anni. Le viti crescevano come crescono le cose pazienti: lentamente, con radici sempre più profonde, con frutti sempre più onesti. E ogni volta che nasceva un figlio in casa Vesco, Benedetto piantava un nuovo ulivo. Era il suo modo di dire: tu sei di questa terra, e questa terra è tua. Quando nacque il suo ultimo figlio, un bambino dagli occhi scuri come il caffè che chiamarono Andrea, Benedetto piantò l’ulivo più bello di tutti. Lo scelse con cura, come si sceglie un dono per qualcuno che si ama senza riserve. Lo piantò in un posto riparato dal maestrale, dove la luce del pomeriggio cadeva lunga e generosa sulla terra. — Quest’ulivo — disse alla moglie quella sera — crescerà insieme al bambino. Quando Andrea sarà vecchio, l’ulivo sarà ancora lì. E quando Andrea non ci sarà più, l’ulivo continuerà a fare le sue olive, come se niente fosse cambiato. La moglie rise, perché sapeva che Benedetto parlava con la terra come altri parlano con Dio e forse non c’era poi molta differenza. Il nome Andrea rimase nella famiglia come rimangono le cose vere: senza che nessuno lo decidesse davvero, passando di generazione in generazione come un appuntamento che si rinnova da solo. E così, molti decenni dopo, quando un uomo di nome Andrea Vesco acquistò un baglio antico sul lungomare di Marsala e scrisse sopra un nome famoso, il nome di Diego Rallo, non stava facendo solo un affare. Stava annodando due fili che il tempo aveva tenuto separati: quello di un uomo che aveva insegnato al vino a traversare il mare, e quello di un uomo che aveva insegnato alla terra a non sprecare niente di ciò che sapeva dare. Oggi, se vai ad Alcamo e cammini tra i filari di Rallo, puoi ancora riconoscere gli ulivi di Benedetto. Non per come sono fatti, tutti gli ulivi antichi si somigliano un poco, ma per come stanno nel paesaggio: come chi sa di essere al posto giusto e non ha nessun bisogno di dimostrarlo. E l’attuale Andrea Vesco, quando cammina tra quei filari, prima che arrivi il caldo e il rumore del giorno, a volte si ferma davanti a un ulivo particolarmente grande e tace un momento. Non lo sa con certezza, ma qualcosa in lui ricorda. Perché certe cose, la cura per la terra, il coraggio di cambiare, la pazienza di aspettare il frutto non si imparano dai libri. Si ereditano. Come un nome. Come un ulivo. Come la capacità di ascoltare quello che la terra, quando è trattata con rispetto, non smette mai di dire. Tutte le notizie ralloweblog Una favola antica C’era una volta, nell’agro di Alcamo, un uomo di nome Benedetto. Non era un nome qualunque: era uno di quei nomi che i genitori scelgono quando sperano, con tutta la fo ralloweblog Il vino invecchia bene. Il modo di raccontarlo, non sempre. Si sente spesso dire che i giovani bevono meno vino. Può essere vero, ma forse non è questo il punto. 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100 anni di Pattipiccolo

100 anni di Pattipiccolo La storia di un vino, di una cantina o, più precisamente, di un buon calice consumato a tavola, non è quasi mai un evento riconducibile a fatti univoci o lineari. È, invece, un intreccio, una combinazione di momenti nati in tempi lontani, nei quali si fondono persone, carattere, famiglie, valori, sapori, memoria e scommesse economiche. La vigna legge i pensieri di chi la lavora entrando in simbiosi con uomini e terra, e creando quella che molti riescono a descrivere solo come una “magia”. Andrea e Sarah Vesco celebrano oggi la Tenuta di Pattipiccolo, uno dei pilastri di Azienda Agricola Rallo, un polmone verde dove viti, ulivi e bosco convivono felicemente. La famiglia la possiede da 100 anni, esattamente dall’8 maggio del 1920. Fu Don Benedetto Vesco ad acquistarla e a trasformarla verso la produzione di vini bianchi di qualità ottenuti da uve Catarratto – come le etichette Beleda e AV01 – uve Insolia, o dalla più rara e pregiata uva Zibibbo, e olio extravergine. Fu un acquisto precedente al tuffo nell’avventura della cantina “Rallo”, avvenuto nel 1997 e, di fatto, ha cambiato la storia della cantina e della famiglia. La tenuta si trova presso il comune di Alcamo, a confine con Monreale, ed è estesa circa 100 ettari: 68 ettari di vigna, circondati da 10 di bosco, 7 di uliveto e 12 di grano e seminativo. Patti Piccolo è un ecosistema intimamente mediterraneo che, ancora oggi, conserva un particolare equilibrio grazie all’approccio sostenibile, in biologico, nel coltivare la terra. Ma in questi suoli, fertili e sabbiosi, si coltiva la vite da oltre 300 anni. Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c ralloweblog AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. N Pressralloweblog Report vendemmia 2024 Report vendemmia 2024 La raccolta dell’uva per la vendemmia 2024 in casa Rallo, bianchisti tra Alcamo e Marsala, è iniziata il 16 agosto, con una decina di giorni di anticipo ri ralloweblog Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Pochi comparti agro industriali sono affollati come quello enologico, e le motivazioni sono essenzialmente due: basse barriere all’ingre ralloweblog Quando l’anima sa leggere Quando l’anima sa leggere Un antico paese siciliano fa da sfondo alla lenta quotidianità dei suoi abitanti. Spira il vento ricco di sale dalla poco lontana costa e rimescola
Il racconto di Pattipiccolo

Il racconto di Pattipiccolo Il giorno 8 maggio dell’anno 1920 in Giuliana (PA) quale fosse lo stato d’animo, le speranze e le paure, così come le aspettative economiche, le prospettive imprenditoriali di Don Benedetto Vesco al momento della stipula, per 84.000 lire pagate in biglietti di banca, dell’atto di acquisto di una porzione di quella che fu, per più di 4 secoli masseria denominata Pattipiccolo ma già nota come Mistretta, oggi non è dato saperlo.I documenti disponibili danno accesso a molte informazioni, sono ricche di dettagli ma da questi desumere i sentimenti di un uomo è impossibile; nonostante ciò, sarebbe plausibile pensare oggi, a 100 anni di distanza, che quell’uomo mai avrebbe potuto sperare ne tanto meno immaginare una continuità generazionale così prolungata. Allora, come oggi, quei fondi agricoli producevano uva e grano; olive no, non ancora.L’uliveto, sulla montagnola, sarebbe stato piantato qualche anno dopo, nel 1922 in occasione della nascita di uno dei suoi figli, il settimo, Andrea, mio nonno.L’ulivo sostituì il sommacco, estremamente ricercato fino ad allora per la concia delle pelli e sulla cui economia si era anche basata la ricchezza agraria della seconda metà dell’ottocento siciliano, ma già superato dai progressi della chimica. Tra gli ulivi, secolari, e tenacemente ancorati al suolo, ancora oggi qualche pianta di sommacco rimane, vivente vestigia di un passato oramai remoto. Oggi la triade mediterranea caratterizza il paesaggio e scandisce, nei singoli cicli biologici, i tempi delle nostre attività, identifica la proposta commerciale e ci qualifica come produttori agricoli di territorio specializzati in vino, in particolare bianco.Nel 1920 il vino veniva prodotto con tecniche che oggi possono a diritto definirsi arcaiche, commercializzato sfuso e misurato in botti da 416 litri, ma ieri come oggi era bianco e proveniente da uve Catarratto o Insolia, più raramente Zibibbo.La bottiglia, quale contenitore “standard” dalle nostre parti identifica la modernità e segna il passaggio del consumo dalla regolarità domestica all’occasionalità conviviale e celebrativa.Tutto è cambiato da allora, sono cambiati gli attori, è cambiata la società, l’umanità ha vissuto e pagato il prezzo di due guerre mondiali, di più di un genocidio, si sono radicalmente modificati gli equilibri tra città e campagna, si sono affinate le tecniche enologiche, sono mutate le aspettative e rinnovati i consumi ma Alcamo con il suo contado è rimasto il centro più vocato e rinomato per la produzione di vini bianchi di tutta la Sicilia così come Pattipiccolo è rimasto il fulcro di una produzione unica nel suo genere per ragioni pedoclimatiche e micro-zonali che consentono oggi di produrre e proporre vini come il Beleda o l’AV01 che fanno di Rallo uno dei più autorevoli rappresentati enologici di tutta l’isola. Rallo che già nel 1860 nelle cantine a Marsala produceva autentiche delizie, oggi è forte di un’ulteriore base ampelografica, diversa da quella marsalese me non per questo meno prestigiosa e soprattutto utile ad ampliare l’offerta già basata sull’uva Grillo nelle diverse possibili varianti fortificate e non. Nel tempo le singole storie di intrecciano, nel 1920, il giorno 8 del mese di Maggio, il mio bisnonno mai avrebbe potuto immaginare che la porzione di terra acquistata si sarebbe tramandata per generazioni, si sarebbe caricata di valori simbolici più forti di quelli economici, avrebbe un giorno fatto da base produttiva stabile per uno dei più prestigiosi marchi dell’enologia siciliana di allora e di oggi, che le uve coltivate su quelle parcelle di terreno avrebbero dato origine a vini conosciuti ed apprezzati in gran parte del mondo, destinati a finire in bottiglie in vetro con un tappo in sughero per essere conservati e trasportati prima di essere consumati sulle tavole per celebrare eventi o semplici singoli momenti.Nessuno sa oggi cosa accadrà nei prossimi cento anni ma una cosa è certa che oggi la grande tradizione enologica rappresentata dall’identità Rallo può contare, tra gli altri, su uno dei territori più vocati e di grande suggestione paesaggistica. Pattipiccolo è ideale per la coltivazione di uve bianche utili a produrre vini destinati a lunghi affinamenti in bottiglia e l’eredità fondiaria da me raccolta attraverso 4 generazioni, con il supporto diretto e partecipe di ogni singolo membro della famiglia, può vantare il sostegno di un tesoro esperienziale, RALLO, conosciuto ed identificabile attraverso le 5 lettere che ne riproducono il suono e che a sua volta fino al 1997 ha, anche quello, rappresentato oltre se stesso anche il cognome e la storia di una famiglia, di uomini e donne, che dal 1860, nel susseguirsi delle generazioni e nello ripetersi dei nomi: Diego, Antonio e Giacomo, hanno vissuto per lo sviluppo ed il consolidamento delle proprie produzioni della propria storia; ognuno di loro, con stati d’animo, speranze, paure, aspettative ed interessi che oggi è impossibile conoscere appieno e rappresentare, solo immaginare. Le storie si intrecciano, la storia cammina sulle gambe di ognuno di noi ma indifferente ai nostri stati d’animo, effimeri e passeggeri. Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. 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Byob, due parole su un giorno appena passato

Byob, due parole su un giorno appena passato Ogni vino racconta una storia; quella delle sue origini, dei luoghi in cui è nato, delle terre che lo hanno generato e degli uomini che lo hanno prodotto. Sono storie ricche di umanità e di tradizioni ed è bello lasciarsi sedurre da questi racconti, lasciarsi accompagnare in un viaggio immaginario. Solo un vino però ti colpisce in un particolare modo fino a diventare il tuo vino “del cuore” e sono forse, queste, le storie più affascinanti da ascoltare, specie se a raccontarle sono i migliori sommelier della tua terra. #Byob (bring your own bottle) è stata così : una fantastica giornata ricca di storie. Per la prima volta non siamo stati solo narratori ma abbiamo vestito, con estremo interesse, i panni degli ascoltatori. Dieci ragazzi, dieci sommelier, figure altamente competenti in materia, hanno aderito alla nostra iniziativa, un progetto inedito, nato con l’ intento di condividere opinioni, gusti, pensieri. La casa, quella tra le vigne a Pattipiccolo, il camino acceso, convivialità, e bottiglie coperte, una per ogni partecipante: si è data attenzione tanto agli aspetti tecnici quanto e soprattutto a quelli emozionali. Al momento della scoperta della bottiglia, infatti, partiva il racconto di chi l’aveva portata. C’era chi era molto sicuro di sè, chi temeva di risultare noioso e tagliava corto, chi ti dava realmente la sensazione di condurti in un luogo affascinante della terra dove lui stesso aveva visto produrre quel determinato vino. Succede così, perché chi racconta una storia, sia pure non sua, finisce per averla in parte vissuta mentre chi ascolta è colpito dalle novità, sta solo ad ascoltare ed è pronto così ad apprezzare. C’erano bottiglie siciliane, italiane, francesi. C’era passione tangibile nell’aria. Sono state ri-vissute così queste storie, individuali e collettive nello stesso momento. Una tavolata che si è riproposta anche in serata tra le pizze di bioesserì, nel centro di Palermo. Il vino non è mai casuale né banale, ma portatore di valori del gusto, della cultura alimentare, di civiltà. Grazie davvero a tutti coloro che hanno aderito: è stato davvero un piacere ascoltare le vostre storie, alla prossima! Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c ralloweblog AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. N Pressralloweblog Report vendemmia 2024 Report vendemmia 2024 La raccolta dell’uva per la vendemmia 2024 in casa Rallo, bianchisti tra Alcamo e Marsala, è iniziata il 16 agosto, con una decina di giorni di anticipo ri ralloweblog Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Pochi comparti agro industriali sono affollati come quello enologico, e le motivazioni sono essenzialmente due: basse barriere all’ingre ralloweblog Quando l’anima sa leggere Quando l’anima sa leggere Un antico paese siciliano fa da sfondo alla lenta quotidianità dei suoi abitanti. Spira il vento ricco di sale dalla poco lontana costa e rimescola
“Per essere realmente semplici bisogna essere realmente profondi” J. IVE

“Per essere realmente semplici bisogna essere realmente profondi” J. IVE I video emozionano. Immagini, parole, musica: la combinazione perfetta per parlare al cuore delle persone. E noi di Rallo abbiamo scelto questo mezzo per mostrarVi il nostro mondo. Ci siamo basati sulla nostra storia, una storia iniziata ad Alcamo, tra campi di grano, orzo e qualche vigna per condurvi con mano dove è cominciato tutto, su queste terre antiche dove oggi il paesaggio del vigneto domina incontrastato e determina straordinarie geometrie di filari che si susseguono incessantemente di collina in collina. I filari dei vigneti si alternano agli oliveti e danno vita ad un’animata geometria che racconta il lavoro di generazioni di uomini: una terra vocata prevalentemente alla coltivazione di uve bianche. E’ questa la nostra realtà. Il video continua: terre, paesaggi, sentimenti: gioia, paura, speranza e molto altro ancora. Il video stabilisce una speciale connessione con chi lo guarda. Il video parla. Ha scelto il linguaggio e il tono di voce di Andrea. L’Azienda si racconta, comunica, inizia per la prima volta ad avere una determinata personalità, diventa umana. Le distanze si accorciano, nascono nuove conversazioni. Il dolce andamento collinare dei terreni mostra una campagna ricca di coltivi ed offre vedute di rara bellezza. Così il vino, nella sua innegabile complessità, deve arrivare al cuore del pubblico senza mediazioni, in maniera semplice e diretta, dovrebbe regalare un’emozione, soddisfare l’essenziale bisogno di effimero. L’ autenticità e l’identità che stiamo ricercando possono essere forniti solo dal luogo di origine. Ecco allora il video. Raccontare qualcosa di unico, accompagnarvi per la prima volta a casa nostra in maniera semplice e profonda. Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c ralloweblog AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. N Pressralloweblog Report vendemmia 2024 Report vendemmia 2024 La raccolta dell’uva per la vendemmia 2024 in casa Rallo, bianchisti tra Alcamo e Marsala, è iniziata il 16 agosto, con una decina di giorni di anticipo ri ralloweblog Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Pochi comparti agro industriali sono affollati come quello enologico, e le motivazioni sono essenzialmente due: basse barriere all’ingre ralloweblog Quando l’anima sa leggere Quando l’anima sa leggere Un antico paese siciliano fa da sfondo alla lenta quotidianità dei suoi abitanti. Spira il vento ricco di sale dalla poco lontana costa e rimescola
Rallo Azienda Agricola, #bianchistiditerritorio

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What a wonderful world

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Paste Vergini

Paste Vergini Le minne di vergine sono dei dolci siciliani abbastanza conosciuti; la forma tondeggiante che richiama la mammella femminile è di origine assai antica, legata probabilmente ad ancestrali riti propiziatori della fertilità. Sono dolci oggi riproposti in varie parti dell’isola. A Catania tali delizie sono conosciute come “minne di Sant’Agata”, fanno riferimento alle mammelle che furono strappate alla santa durante i martiri a cui venne sottoposta, per obbligarla ad abiurare la sua fede. Vengono sapientemente descritte tra l’altro e con tanto di ricetta, ne “Il conto de le minne” di Giuseppina Torregrossa, in cui viene semplice immaginarle nella loro glassa bianca con sù, in cima, una ciliegina candita a mo’ di capezzolo. Si ritiene che le minne di vergine ebbero origine a Sambuca di Sicilia, un paese in provincia di Agrigento, nel 1725, grazie ad un’invenzione di Suor Virginia Casale di Roccamena del Collegio di Maria, in occasione del matrimonio del marchese don Pietro Beccadelli con Donna Marianna Gravina, dolcetti nati quindi senza alcuna malizia, l’intento della suora era infatti, quello di riproporre, attraverso un dolce, le sinuose colline dell’agro locale. E collinare è anche l’agro alcamese dove questi dolcini risultano tradizionale tipicità e per lo più vengono chiamati “paste vergini”. L’unico elemento, pertanto, che accomuna tali prelibatezze è l’origine conventuale: si tratta, infatti, di dolci pensati e realizzati, almeno inizialmente, dall’abilità delle monache, come daltronde l’intera tradizione pasticciera isolana prima della seconda metà dell’ottocento. Ci racconta Pitrè che solo a Palermo, nel 1798, c’erano ben 38 conventi, 39 monasteri e 152 chiese ed erano sicuramente operativi almeno una ventina di laboratori di pasticceria conventuale. Alla preghiera ben presto si affiancò l’operosità e nei monasteri femminili si sviluppò l’arte della pasticceria siciliana, quella che per noi rappresenta la tradizione dolciaria. Dolci di ogni tipo, dolci che scandivano il calendario liturgico e l’organizzazione sociale del tempo: ogni convento aveva un piatto identificativo e un ricettario segreto, che veniva gelosamente trasmesso da anziana a novizia, solo oralmente: le suore non scrivevano mai le ricette, ricordavano tutto a memoria, calibrando le dosi a occhio e lasciandosi guidare dall’intuito e dal sentimento. Proprio come le nostre nonne! Ogni suora aveva un suo modo di rielaborare la ricetta tradizionale, che col passare dei tempi e delle mode, subiva inevitabilmente delle modifiche. Ecco perché lo stesso dolce, e nel nostro caso la minna di vergine, può avere ingredienti e proposizioni differenti. La minna alcamese, tra quelle siciliane, è la più semplice. Gli ingredienti sono tra i più economici e più facilmente reperibili. Si tratta di una pasta a base di ricotta, contenente la crema biancomangiare, arricchita da chicchi di cioccolata e profumata da cannella in polvere. È un dolce povero di ingredienti, ma è ricco di ricordi. “E’ quello originario della tradizione” afferma il Signor Mulè. “Nella sua semplicità offre quanto una mamma può offrire: latte. Non può non essere la minna primigenia.” Il signor Mulè è il titolare del bar pasticceria 900, uno dei più antichi sul corso di Alcamo, dove è possibile trovare un’ottima proposizione della pasta vergine. Aperto nel 1937 dal Sig Calia, il bar dopo essere stato del signor Drago, è oggi di proprietà del Sig Mulè che vi lavora da ormai quasi sessant’anni. Ha iniziato, infatti, a fine elementari, nel 1959, come garzone porta caffè: lo dice mostrandoci orgoglioso una foto dell’epoca che lo ritrae, in bianco e nero, con una divisa d’altri tempi dietro lo stesso bancone. Il tempo pare non trascorrere quando si fa ciò che piace e il tempo pare averlo inghiottito all’interno della pasticceria che lui stesso ha consentito di ingrandirsi negli anni, occupando sempre più stanze all’interno di Palazzo Pastore. Abbiamo chiesto e ottenuto di visitare il laboratorio, gestito da 10 persone. Ad accoglierci Vincenzo e Antonio che con grande cortesia e gentilezza ci hanno mostrato ogni passaggio per la realizzazione della Minna di Vergine Alcamese. Tutto inizia dalla ricotta, impastata con farina, uova, aroma di limone e vanillina. Tutto inizia dalla ricotta. Lo stesso dolce inizia dalla ricotta: in Sicilia non si butta via niente e quello delle minne di vergine è un dolce nato per recuperare la ricotta prossima ad andare a male. Ovviamente oggi non è questo il caso e ovviamente, purtroppo, le dosi continuano ad essere “ad occhio”.Tutto dipende dalla ricotta, se è più o meno acquosa. Non esistono forme ma tanta pazienza a manualità. Una manualità che consente di produrre minne di due formati, quella grande da 150 g circa e quella piccola da 80. Il resto lo fa il forno, ben caldo, non meno di 330 gradi. Ecco il motivo per cui è davvero difficile replicare il dolce in casa. Una cucina umile e spartana ma in grado di fare viaggiare la mente indietro nel tempo, rivivendo le cose belle che non si dimenticano mai. Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. 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La raccolta delle olive 2019

La raccolta delle olive 2019 Da poco terminata la vendemmia, a Pattipiccolo, ad Alcamo, nei terreni dell’azienda agricola Rallo, si è ancora in fermento: lasciati i filari di vite, sotto il piacevole sole isolano, lo scorso giovedì, si è dato il via alla raccolta delle olive. L’olivo in Sicilia ha una lunghissima storia iniziata al tempo della Magna Grecia consolidata in epoca romana e in alcune zone ulteriormente approfondita durante il periodo della dominazione araba. Alberi contorti, bitorzoluti, dai tronchi non di rado cavi, seguono la regia di madre natura dove l’impegno costante dell’uomo e le moderne tecniche colturali indirizzano ed equilibrano la produzione in modo razionale. Mani tese in alto, che scuotono, battono, sembrano rivolgere il loro plauso ai frutti di una natura che, anno dopo anno, le cerca, le accoglie, le premia. Nel cuore di Pattipiccolo si estendono oltre sei ettari coltivati a cerasuola, una delle regine fra le cultivar della DOP Valli Trapanesi. E’ una storia reale, fatta di persone e fatti concreti, resa possibile dal nostro ineguagliabile territorio: un lavoro unico nel suo genere, consolidato da prassi e da consuetudini che si perdono nella notte dei tempi. Ed è proprio questa aspettativa, questo senso di attesa che ogni anno dà vita ad una corsa all’oro, corposo, non filtrato dai profumi intensi, terreni. La cerasuola è una varietà delicata e gioca sulle nuance mediterranee di timo, origano, rosmarino e una nota di pomodoro rosso maturo. In bocca intenso e fresco, dall’aroma fruttato, erbaceo che richiama il carciofo o la foglia di pomodoro. Anno dopo anno, tanti uomini si ritrovano su questa terra, interamente coltivata in regime di agricoltura biologica, per produrre, tra gli altri, un olio che parla il linguaggio della vita. Albero sempreverde, da sempre retaggio del paesaggio siciliano, l’olivo, in collina protegge il suolo sia con le sue radici, trattenendolo e impedendo le frane, sia con la chioma, proteggendolo dalle piogge battenti e inoltre assicura il mantenimento di una preziosa biodiversità. Quando per qualsiasi ragione un albero di olive muore, dalla base del suo tronco, riparte sempre un pollone. Un olio quindi che parla la lingua del ciclo della natura e della vita, dell’operosità e della dedizione umana. Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo Rallo Tutte le notizie Pressralloweblog Opuscolo Prodotti Rallo MENÙ IT ・EN Rallo, dal 1860, tre forme, tre territori Opuscolo ralloweblog Wine Paris 2026 Wine Paris 2026 La più importante fiera vinicola internazionale si è appena conclusa, e anche quest’anno Rallo Azienda Agricola ha partecipato con la delegazione siciliana, sup ralloweblog Gli occhiali rosa. Diari una genovese in Sicilia (1960- 1977) Gli occhiali rosa. Diario di una genovese in Sicilia (1960 -1977) C’è uno sguardo che attraversa il tempo e arriva fino a noi quasi intatto, con tutta la sua ironia e la sua gra Pressralloweblog Report Vendemmia 2025 Report Vendemmia 2025 La vendemmia 2025 in casa Rallo è iniziata nella prima decade di agosto, registrando un leggero ritardo rispetto all’anno precedente. Le temperature mi ralloweblog Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 Rallo Discover, Mosella 22-25 novembre 2024 C’era una volta un fiume sinuoso, che scorreva nel letto di una valle dai ripidissimi pendii in cima ai quali sorgevano meravigliosi c ralloweblog AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco AV01, vini rari gambero rosso 2025 Le parole di Andrea Vesco Presso certi « selvaggi» (società senza Stato), il capo deve provare il suo dominio sulle parole: nessun silenzio. N Pressralloweblog Report vendemmia 2024 Report vendemmia 2024 La raccolta dell’uva per la vendemmia 2024 in casa Rallo, bianchisti tra Alcamo e Marsala, è iniziata il 16 agosto, con una decina di giorni di anticipo ri ralloweblog Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Questo non è il mio vino di Andrea Vesco Pochi comparti agro industriali sono affollati come quello enologico, e le motivazioni sono essenzialmente due: basse barriere all’ingre ralloweblog Quando l’anima sa leggere Quando l’anima sa leggere Un antico paese siciliano fa da sfondo alla lenta quotidianità dei suoi abitanti. Spira il vento ricco di sale dalla poco lontana costa e rimescola