Cosa bolle in pentola, Street food, G. Monteleone, magazine n.8
Non abbiamo dubbi, il 2018 è destinato ad essere l’Annus Mirabilis di Palermo. Capitale della cultura e sede della biennale itinerante di arte contemporanea Manifesta, quest’anno più che mai questa città di mare, multietnica e sempre più cosmopolita, è destinata ad accogliere frotte di visitatori affascinati dalla sua storia, dalla sua cultura millenaria e, naturalmente, dal cibo.
Palermo è infatti il regno dello street food, da gustare per i vicoli del centro storico o, per un tocco di folklore in più, immersi tra i colori e gli odori degli antichi mercati del Capo, della Vucciria e di Ballaró. Qui potrete assistere al via vai di venditori ambulanti che, a bordo dei mitici “lapini” (naturalmente dotati di pentolone d’olio bollente), decantano ad alta voce le virtù delle loro leccornie: dal fragrante “pani c’hi paneddi” al saporito “pani ca’ meusa”, dalla croccante “stigghiola” al soffice “sfinciuni” sono davvero tantissime le specialità ad aver reso famoso nel mondo il cibo di strada Made in Sicily, sfamando, dalla più tenera età, generazioni di palermitani.
Gli ingredienti delle preparazioni più celebri sono pochi e poveri (farina di ceci, frattaglie, interiora) e le ricette semplici (forse solo apparentemente) meglio quindi affidarsi alle sapienti mani del “panellaro” o del “meusauro” singolari figure antropologiche, quasi leggendarie! Solo loro gli unici a conoscere il segreto dell’impasto, della cottura e della doratura perfetta.
Tra gli indirizzi più amati c’è il chiosco dell’indimenticato Francu, detto u’ Vastiddaru, il “meusaro” per antonomasia. Era il lontano 1992 quando un Franco ragazzo, dopo anni di gavetta presso la storica Focacceria San Francesco, decide di mettersi in proprio: affitta un magazzino in Corso Vittorio Emanuele, a pochi passi da piazza Marina, e apre quello che sarebbe poi diventato uno dei luoghi di culto del cibo di strada. Da mattino a notte fonda qui si sfornano sfincioni, si friggono panelle e crocchè, si sfamano turisti curiosi ed habitué. Oggi l’attività l’attività di Franco è gestita dai figli che continuano a proporre i grandi classici della tradizione palermitana. Il pezzo forte è senza dubbio “u pani ca’ meusa” un panino tondo (la cosiddetta vastedda) ricoperto di semi di sesamo e generosamente farcito con un mix di polmone, milza e trachea lessati prima e soffritti poi nella “sugna”, il grasso di maiale. Una prelibatezza da gustare nella sua versione “schietta” ovvero condita semplicemente con succo di limone e listarelle di caciocavallo, o ancora “maritata” impreziosita con ricotta fresca di pecora. Pronti per il food tour?
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